Quesito

Caro Padre Angelo
Le scrivo affinché possa illuminarmi su una questione alquanto spinosa che riguarda, a mio parere, l’intimità di ogni persona.
La domanda è la seguente: quale è lo stato psicologico e di consapevolezza che ogni anima ha nella visione beatifica?
Mi spiego meglio articolando la questione in due domande differenti:
1) La coscienza e la consapevolezza della nostra identità sarà quella avuta fino a poco prima della morte o riguarderà una parte diversa della nostra vita, ad esempio giovinezza, adolescenza, età adulta, etc?
O ancora, accettando la premessa che l’anima non ha età, la nostra vita tutta intera (compresi i più piccoli dettagli, ricordi, emozioni, etc) sarà perennemente presente a noi?
2) La seconda domanda, correlata in qualche modo alla prima, è di natura squisitamente gnoseologica: la sete di infinito e conoscenza che ogni anima ha sarà completamente soddisfatta dalla visione di Dio? E, se si, in quali modalità? Visto che per penetrare le profondità di Dio la razionalità discorsiva deve cedere il posto all’intuizione noetica; come è possibile entrare in Dio, unirsi a lui (in Amore, Essere, e Sapienza) pur rimanendo noi stessi?
In altre parole: come si fa a diventare tutto pur rimanendo se stessi? Come fa e il finito a immergersi nell’infinito pur rimanendo finito/creatura?
Grazie per la pazienza e mi scuso per la densità della questione da me posta
La ringrazio infinitamente


Risposta del sacerdote

Caro Antonio,
1. per la prima domanda rispondo con le tue stesse parole: “la nostra vita tutta intera (compresi i più piccoli dettagli, ricordi, emozioni, etc) sarà perennemente presente a noi”.
Essendo nell’eternità non avremo età.
Come diceva Boezio l’eternità è il possesso pieno e simultaneo di una vita senza fine: “interminabilis vitae tota simul et perfecta possessio” (De Consol. Philosophiae, V,6).
E San Tommaso: “questa è la differenza tra l’eternità e il tempo, che il tempo ha l’essere in una certa successione, mentre l’eternità l’ha tutto insieme. Ora nella visione beatifica non vi è successione alcuna; ma tutte le cose che in essa si vedono, si vedono insieme e con uno sguardo intuitivo solo. Perciò essa ha compimento in una certa partecipazione dell’eternità.
Quella visione poi è una vita, poiché l’azione dell’intelletto è una vita” (s. tommaso, III Contra Gent., 61, 1).

2. Per la seconda: in paradiso non perderemo la nostra realtà creaturale.
Il nostro io non si dissolverà nel tutto.
Rimarremo in dialogo e comunione personale con Dio.
Ci uniremo col Tutto, ne prenderemo possesso e tuttavia secondo la nostra personale capacità di conoscerlo, amarlo e possederlo.
Saremo perfettamente saziati al modo in cui può essere saziato il ricevente secondo la sua capacità.

3. San Tommaso ricorda che Dio è visto dai beati tutto e con tutte le loro forze (Deus videtur a beatis totus et ex toto), ma non totalmente (sed non totaliter), perché la capacità conoscitiva della creatura è finita, e varia dall’una all’altra, mentre la conoscibilità di Dio è infinita.
Solo Dio conosce in pienezza se stesso, con tutte le proprie forze e totalmente (totum, ex toto sui, e totaliter” s. ramirez, De hominis beatitudine, t. V, p. 186).

4. Per vedere Dio come Egli è avremo bisogno di un ulteriore potenziamento della nostra capacità intellettiva, la quale di sua natura è razionale.
Nella vita presente il potenziamento della nostra capacità intellettiva è dato dalla fede, che è una luce soprannaturale, che mette la nostra intelligenza nella capacità di conoscere Dio come è nella sua natura soprannaturale.
La fede viene ulteriormente perfezionata da un dono particolare dello Spirito Santo, che è il dono dell’intelletto.
Questo dono dell’intelletto ci fa “intuire in maniera limpida e chiara (limpide et clare intueri) le verità di fede” (s. tommaso, In Isaiam, cap. 11).
Come vedi, ho evidenziato la parola “intuire” perché si tratta di una partecipazione di quella conoscenza è che è propria di Dio e che viene definita “intuizione pure della verità”, senza composizioni o ragionamenti.
Nella vita futura il lume soprannaturale della fede cederà il posto al lumen gloriae, che permette di avere la visione beatifica, di possedere Dio come Egli è.
A questo ci conduce San Giovanni quando scrive: “Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1 Gv 3,2).

5. Devo aggiungere anche che quando parliamo di queste cose, come di altre di teologia dogmatica, dobbiamo essere persuasi che diciamo o conosciamo più quello che Dio non è di quello che è.
E parimenti della nostra vita futura conosciamo per ora più quello che non saremo che quello che saremo.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo