Quesito
Buongiorno Padre Angelo,
le scrivo nuovamente per essere illuminato e guidato nel percorso di fede mio e di mia moglie.
Ho letto e condivido in pieno quanto da lei scritto in risposta qui
Abbiamo scoperto da una settimana di essere in attesa del quarto figlio/a.
Mia moglie ha il “timore” dopo questa gravidanza di averne eventualmente altre (io ho 35 anni e mia moglie 32 e come le dicevo siamo in attesa del quarto figlio, tra la seconda e la terza abbiamo avuto due aborti spontanei).
Dando per certo che noi vogliamo essere aperti alla vita, vivere in grazia di Dio e vivere il matrimonio in pienezza, con riferimento alla Teologia del Corpo di San Giovanni Paolo II, da quando ne sono venuto a conoscenza, ho condiviso che il rapporto sessuale nel matrimonio non debba mai avvenire con l’utilizzo di contraccettivi, ma eventualmente solo rispettando il ciclo naturale della donna (preferibilmente) o in alternativa di comune accordo di ricorrere periodi di castità più o meno lunghi.
Detto ciò, da più di un sacerdote, ci è stato detto che per certo con tre/quattro figli non siamo chiusi alla vita e che quindi non c’è un problema nel ricorrere all’uso del preservativo per non avere più figli potendo così continuare ad avere rapporti.
Questa cosa mi spiazza perché credo che non sia corretto, e che l’uso del contraccettivo rischi di trasformare l’unione mia e di mia moglie in altro più che donazione reciproca. Quindi sto qui a chiederle dove sta la verità, e cosa fare quando un sacerdote mi da queste risposte. Perché se un sacerdote va dicendo così (e ciò è in contrasto con il Magistero, con la fede con Dio stesso, ma su questo mi dirà meglio lei sicuramente) potrebbe sviare e portare a giustificare tante situazioni che invece sono peccato e peccato grave a “fare danno” agli altri ed a se stesso dato che un giorno saremo giudicati davanti a Dio.
Certo di una sua chiara spiegazione la ringrazio in anticipo e chiedo di pregare per me, per la mia famiglia e per la nuova vita che porta in grembo mia moglie.
La pace,
Gianpaolo
Risposta del sacerdote
Caro Gianpaolo
1. mi compiaccio per la tua volontà di camminare alleato della divina Sapienza e di voler essere fedele al progetto santificante di Dio sull’amore umano e sull’intimità coniugale.
2. Dispiace invece che alcuni sacerdoti ti abbiano consigliato malamente.
Tanto più perché essendo ministri di Dio e a guida delle anime sono chiamati per primi a camminare alleati della divina Sapienza e a darne testimonianza.
3. Il santo Papa Paolo VI su questo argomento si è espresso nell’enciclica Humanae vitae con grande chiarezza, calibrando ogni singola parola.
Era consapevole che esponeva la dottrina della Chiesa in materia e che pertanto doveva presentarsi in maniera precisa e immediatamente comprensibile.
Ecco le parole centrali sull’argomento: “Qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (HV 11).
In latino: quilibet matrimonii usus ad vitam humanam procreandam per se destinatus permaneat.
L’aggettivo quilibet significa ogni, qualsiasi.
4. Poi prevedendo la facile obiezione secondo cui l’apertura la vita si sarebbe desunta dall’insieme della vita coniugale, ha detto: “Né, a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si può invocare, come valida ragione,… il fatto che tali atti costituirebbero un tutto con gli atti fecondi che furono posti o poi seguiranno, e quindi ne condividerebbero l’unica e identica bontà morale…
È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto (ideoque intrinsece inhonestum), possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda” (HV 14).
5. Il motivo è che la persona impegna tutta se stessa in ogni suo atto.
Questo vale nell’ambito dell’intimità coniugale come tutti gli ambiti della vita.
Che cosa si direbbe di una persona che di tanto in tanto si appropria del bene altrui portando la motivazione che nell’insieme della propria vita rispetta il bene degli altri? Oppure che avendo pagato il biglietto del treno per tanti anni adesso può esimersi dal pagarlo in futuro?
Si potrebbe proseguire con esempi ben più gravi.
Nessun giudice di questo mondo in tribunale scuserebbe un atto grave o un crimine portando la motivazione che è successo solo qualche volta o che adesso si è dispensati perché si è stati onesti per tutta la vita precedente.
6. È giusto e, si può aggiungere, doveroso che i coniugi si manifestino vicendevolmente il proprio affetto.
Ma quando lo esprimono attraverso il rapporto sessuale, non lo compiono con un gesto qualunque, ma suscitando quelle capacità che nell’uomo e nella donna sono intimamente strutturate e finalizzate alla procreazione.
Per questo Paolo VI aggiunse: “Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo.
Infatti, per la sua intima struttura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna. Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (HV 12).
7. Nel frattempo colui che a quei tempi era il cardinale Wojtyla aveva scritto: “Se si esclude dai rapporti coniugali radicalmente e totalmente l’elemento potenziale di paternità e di maternità, si trasforma perciò stesso la relazione reciproca delle persone.
L’unione nell’amore slitta verso un godimento comune, o, per meglio dire, verso quello dei due partner” (k. wojtyla, Amore e responsabilità, p. 216).
E “violando le leggi della natura, si viola anche la persona, facendone un oggetto di godimento, anziché farne un oggetto di amore.
La disposizione alla procreazione, nei rapporti coniugali, protegge l’amore, è la condizione indispensabile di una vera unione delle persone” (Ib., p. 218).
8. Hai intuito bene che nella contraccezione si coinvolge qualcosa che va aldilà dell’atto stesso. Ne va di mezzo il proprio rapporto con Dio che in questo caso viene messo da parte, come se Dio non fosse l’autore e il fine ultimo della vita intima degli sposi.
A proposito della contraccezione il santo Papa Giovanni Paolo II ha osservato che “gli sposi si attribuiscono un potere che appartiene solo a Dio: il potere di decidere in ultima istanza la venuta all’esistenza di una persona umana.
Si attribuiscono la qualifica di essere non i co-operatori del potere creativo di Dio, ma i depositari ultimi della sorgente della vita umana. In questa prospettiva la contraccezione è da giudicare oggettivamente così profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere giustificata.
Pensare o dire il contrario, equivale a ritenere che nella vita umana si possano dare situazioni nelle quali sia lecito non riconoscere Dio come Dio” (17.9.1983).
In quella circostanza aveva aggiunto che si tratta di ateismo pratico, che rimane tale anche se i soggetti sono credenti.
9. Rimane aperta la strada della cosiddetta “continenza periodica” che esprime in pienezza il significato dell’intimità coniugale.
Percorrendo questa via si cammina alleati della divina Sapienza che aiuta i coniugi ad amarsi in maniera sempre più profonda con amore puro e santo.
È questa la testimonianza dei coniugi cristiani.
Assicuro molto volentieri la mia preghiera per te e per la tua bella famiglia.
La assicuro in modo particolare per il bambino in arrivo, che è una ulteriore grazia e benedizione per voi, per la Chiesa e per tutti.
Vi benedico e vi auguro ogni bene.
Padre Angelo
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