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Quesito

Buongiorno Padre Angelo, 
un evangelico mi ha detto che nella loro chiesa sottolineano la differenza tra Ades e Inferno, partendo dal passo relativo a Lazzaro. Ha affermato che, a loro dire, al momento nessuno si trova all’Inferno ma coloro i quali sono ritenuti meritevoli della punizione divina abitano l’Ades (una sorta di Inferno temporaneo). E solo con l’arrivo di Gesù sulla terra e col giudizio dei vivi e dei morti, andranno all’Inferno. 
La differenza terminologica tra Ade, Sheol e Inferi è in effetti presente nella Bibbia, nonostante il Cattolicesimo non abbia mai approfondito su questa questione. 
Cosa può dirmi al riguardo? Esiste davvero una differenza tra Ade e Inferno? Il “vero” Inferno si popolerà solo in seguito con l’arrivo del Cristo? 
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. si può notare subito come certe interpretazioni siano del tutto arbitrarie e si voglia far dire alla Sacra Scrittura quello che pensiamo noi (in maniera sbagliata).
Certo la parola interno non riguarda semplicemente l’abitazione dei dannati.
Inferno, inferi, Ade, Sheol, come osserva la Bibbia di Gerusalemme sono termini che si equivalgono.
“Inferi o Ade designano, come in Ap 1,18, la dimora dei morti da dove non si può più ritornare” (Bibbia di Gerusalemme, nota a Sap 2,1).

2. In secondo luogo nell’Antico Testamento la dottrina sull’oltretomba e soprattutto il concetto di retribuzione ha una evoluzione nell’antico testamento.
Inizialmente gli ebrei pensavano che di là sopravvivessero soltanto le nostre ombre, tutte uguali. Non è ancora presente il concetto di retribuzione.
Per questo in un salmo si legge: “Nessuno tra i morti ti  ricorda. Chi negli inferi canta le tue lodi? (Sal 6,6).

3. “Sheol”, parola di origine sconosciuta, alla lettera designa le profondità della terra, dove i morti discendono e dove i buoni e i cattivi confusi insieme hanno una tetra sopravvivenza, dove Dio non viene lodato.
Tuttavia la potenza del Dio vivo si esercita anche in questo soggiorno desolato.
La dottrina delle ricompense e delle pene dell’oltretomba è quella della risurrezione, preparata dalla speranza dei salmisti, appare chiaramente solo alla fine dell’Antico Testamento, in connessione con la fede nell’immortalità” (Bibbia di Gerusalemme, nota a Nm 16,33).

4. Che gli ebrei pensassero questo, non significa che fosse vero.
Certo, non si poteva entrare in paradiso perché non era ancora stato riaperto dalla risurrezione di Cristo, ma gli empi non pentiti andavano all’inferno.
Così come i giusti che vivevano nella comunione con Dio andavano direttamente nel limbo, detto anche seno di Abramo, luogo di felicità naturale in attesa della redenzione.
Nessun testo della Sacra Scrittura offre un appiglio per dire che solo al momento della venuta di Cristo i peccatori impenitenti sarebbero andati all’inferno. Vi andavano anche prima.

5. Quando il Signore parla del ricco epulone e dice che soffriva terribilmente in quella fiamma (cfr Lc 16,24) non stupisce i suoi uditori e parimenti non stupisce quando parla dell’irreversibilità di quella pena: “Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi” (Lc 16,26).
Gli inferi di cui parla qui il Signore sono quella realtà che noi chiamiamo inferno. “Stando negli inferi fra i tormenti” (Lc 16,23): non si tratta di un luogo amorfo dove giusti ed empi fanno la stessa fine, ma di ciò che noi chiamiamo inferno.
Solo al suo ritorno nella gloria, e cioè la fine del mondo, saranno all’inferno anche con il corpo.

6. Come vedi nella Chiesa Cattolica questa realtà è stata studiata in maniera ben chiara senza indurre nella confusione e negli errori degli evangelici, i quali a motivo del loro fondamentalismo si precludono da se stessi la strada di ogni approfondimento, dicendo spropositi su spropositi, sicurissimi di essere nel vero.

Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo