Quesito
Salve,
abito in una parrocchia della provincia di …. e chiedo informazioni riguardo la forma del Sacramento della confessione.
Il mio parroco usa spesso, con i bambini che devono accostarsi al sacramento della confessione, una forma particolare, che ha posto a me e ad alcune catechiste, diversi interrogativi.
Sostanzialmente il parroco raduna i bambini in una stanza, fa fare a tutti l’esame di coscienza comunitario e poi li invita a raccontare i propri peccati davanti a tutti: se si tratta di peccati veniali, possono dirli a voce alta, se invece devono raccontare qualcosa che ritengono più grave, allora li invita a dirlo sottovoce in un orecchio. Quindi impartisce la assoluzione a tutti.
È una forma consentita?
Grazie per l’ascolto, un cordiale saluto.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. i sacramenti non sono proprietà del sacerdote in modo che questi li possa celebrare come vuole.
Sono i sacramenti di Cristo e della Chiesa. Il sacerdote li ha ricevuti per amministrarli e ad ogni amministratore, come ricorda lo Spirito Santo, si richiede di essere fedele (cfr. 1 Cor 4,2).
2. Ciò che fa il tuo parroco non è semplicemente un abuso, ma è una cosa così grave che rende invalida la celebrazione. Ma procediamo per gradi.
3. Non solo è sbagliato il modo di far accusare i peccati: i veniali a voce alta e i più gravi all’orecchio del sacerdote.
Tutti i peccati, anche i veniali, vanno detti segretamente e vanno tenuti sotto il segreto da parte del sacerdote.
Qui invece il sacerdote costringe a dirli a voce alta e a farli sentire a tutti.
Già questo lo fa incorrere in una scomunica riservata la Sede Apostolica. Ciò significa che neanche il vescovo non può assolverlo, ma deve ricorrere al Papa e a chi ne fa le veci e cioè alla Penitenzieria Apostolica.
4. Inoltre i bambini e i ragazzi che si recano da lui per dire alle sue orecchie i peccati più gravi vengono in qualche modo diffamati perché agli occhi di tutti sta significare che hanno commesso qualcosa di brutto. Già questo pericolo li può trattenere dell’accusa integra dei peccati.
In più, come si dice in gergo teologico, rende “odiosa” la confessione, cioè rende più difficile da praticare. Mentre il sacerdote deve fare di tutto per agevolare la confessione anche dei peccati più gravi.
5. Infine, se l’ordinazione sacerdotale comunica direttamente il potere di consacrare l’eucaristia, che è il corpo fisico di Cristo, per la celebrazione del sacramento della confessione (che dà potere sul corpo mistico di Cristo) è necessario che il vescovo lo autorizzi ad assolvere validamente.
Se non gli viene dato questo potere di giurisdizione, la sua assoluzione è invalida.
Orbene, con l’ufficio di parroco ha ricevuto il potere di assolvere i peccati nella confessione individuale.
Ma non gli è permesso di dare l’assoluzione collettiva se non in caso di pericolo di morte. Durante l’ultima guerra mondiale molti sacerdoti a motivo dei bombardamenti davano l’assoluzione collettiva alle persone che cercavano riparo in un rifugio o nelle gallerie.
Fuori del pericolo di morte l’assoluzione collettiva, non solo è illecita, ma è invalida.
Illecita significa che il sacerdote compie un peccato mortale mentre la impartisce.
Invalida significa che rende nullo il sacramento. Sicché quello che fa compiere ai ragazzi è una finzione e un’illusione, mentre da parte sua compie un sacrilegio.
6. Un fatto così grave esige che ne venga informato chi di dovere perché al più presto rimuova l’abuso e il sacerdote se ne penta pubblicamente dichiarando il proprio errore.
7. Chiedo scusa per il gravissimo ritardo con cui ti rispondo. Solo per caso è capitata sotto i miei tuoi occhi la tua mail.
Mi auguro che nel frattempo sia stata riparato tutto.
Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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