Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
colgo l’occasione della sua disponibilità e solita cortesia per porle due domande che sono venute a galla in dialoghi con la mia fidanzata.
Spesso parlando con dei sacerdoti mi è stato fatto capire il notevole valore di avere momenti di preghiera insieme alla mia fidanzata. Lei e’ molto praticante, si impegna ad andare a messa tutti i giorni quando ne ha la possibilità, e a recitare lodi e vespri quotidianamente. La cosa su cui non riusciamo a trovarci e’ il pregare insieme. Premetto che abitiamo distanti e dunque i momenti in cui ci vediamo sono pochi, ma il problema non è questo… lei ritiene di riuscire ad avere un rapporto con Dio solo pregandolo da sola e non con me o in gruppo… io da un lato capisco il suo punto di vista però mi dispiace non poter godere della bellezza della preghiera insieme a lei…ovviamente ritengo sia bello e giusto avere anche i momenti di preghiera da soli. Cosa mi può consigliare su questo punto?
Un altro tema su cui faccio fatica a comprendere il punto di vista di lei fino in fondo e’ il tema del perdono. Per lei il vero perdono è saper poi comportarsi con la persona che ti ha fatto del male come se non fosse mai successo nulla…forse sarà anche così ma credo sia una cosa molto difficile… io amo perdonare le persone, ma ad esempio se un amico mi ha tradito poi faccio fatica a tornare a fidarmi di lui, pur avendolo comunque perdonato e non portando rancore per i suoi errori nei miei confronti, quindi il mio comportamento sarà comunque condizionato dall’esperienza negativa che non posso far finta che non ci sia mai stata. Ad esempio ci sono dei ragazzi nel suo passato che le han fatto del male, anche a livello di violazione fisica e io ritengo che queste persone se anche dovesse incontrarle per strada sarebbe il caso che lei tirasse dritto…lei invece ritiene che non ci sarebbe niente di male a fermarcisi a parlare, perché solo così ritiene di averle veramente perdonate. A prescindere che a livello di gelosia mi darebbe fastidio, può darmi un consiglio anche su questo punto?
Spero di essere stato chiaro nella mia esposizione, Le auguro un felice avvicinamento al Santo Natale.
Grazie di tutto,
A.


Risposta del sacerdote

Caro A.,
concordo del tutto con te sul primo punto, mentre sul secondo è necessario intendersi.

1. Circa il primo: bisogna fare una cosa senza trascurare l’altra (unum facere et alium non omittere, come dice il Signore nel Vangelo, sebbene ad altro proposito; cfr. Lc 11,42).
Anzitutto sono molto contento che la tua ragzza abbia un’intensa vita di preghiera e vada a Messa, per quanto può, tutti i giorni. Mi auguro che possa continuare così fino all’estremo della sua vita. È una grazia inestimabile per il tempo e per l’eternità, per se stessa e per tutta la famiglia che formerà.

2. Ma è necessario pregare anche insieme e a questo dovete giustamente iniziarvi fin d’ora.
Senti che cosa ha detto il beato Papa Giovanni Paolo II nella lettera alle famiglie Gratissimam sane: “La preghiera fa sì che il Figlio di Dio dimori in mezzo a noi: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 20)” (Gratissimam sane, 2.2. 1994, n.4).
E questo lo potete realizzare già fin d’ora e sentire che siete particolarmente uniti in  Cristo.
Continuava Giovanni Paolo II: “Questa Lettera alle Famiglie vuole essere innanzitutto una supplica rivolta a Cristo perché resti in ogni famiglia umana; un invito a Lui, attraverso la piccola famiglia dei genitori e dei figli, ad abitare nella grande famiglia delle nazioni, affinché tutti, insieme con Lui, possiamo dire in verità: « Padre nostro »! Bisogna che la preghiera diventi l’elemento dominante dell’Anno della Famiglia nella Chiesa: preghiera della famiglia, preghiera per la famiglia, preghiera con la famiglia” (Ib.).

3. Circa il secondo punto: perdonare non significa ristabilire i rapporti di amicizia.
Non si deve certo portare rancore o risentimento.
Ma dopo certe esperienze si può concludere che non va bene riprendere la strada di prima. Potrebbe essere infruttuoso o addirittura nocivo.
Che fare in concreto se s’incontra per la strada qualcuno che ci ha fatto del male?
Tirare dritto come se fosse passato uno che non si è mai visto mostrerebbe che c’è ancora del risentimento.
Certamente è obbligatorio il saluto e anche qualche parola se la circostanza lo richiede.
Può darsi che la persona che ha fatto del male sia pentita, abbia già chiesto perdono a Dio e a chi ha danneggiato. Perché allora mostrarsi risentiti?
Certo, non si avrà più la confidenza che c’era stata precedentemente. Ma bisogna mostrare con i fatti che si è perdonato.

4. Ecco che cosa San Tommaso dice in proposito: “Prestare ai nemici (quelli che ci hanno fatto del male) i favori e i segni comuni di amicizia è uno stretto dovere. Negarli sarebbe da attribuirsi al livore della vendetta, contro il comando di Lv 19,18: ‘Non chieder vendetta, e non ricordare l’ingiuria dei tuoi concittadini’” (s. tommaso, Somma teologica, II-II, 25, 9).
Per segni comuni di amicizia s’intende rivolgere il saluto e anche scambiare qualche parola.
Il medesimo san Tommaso dice che non si esige invece rigorosamente che si mostrino a quelli che ci hanno fatto del male i segni speciali di affetto, ma “è sufficiente averli nella disposizione dell’animo, in modo che vengano soccorsi quando si trovano nella necessità. Dicono i Proverbi: “Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere” (Lv 25,21)” (Ib.).

Assicuro la mia preghiera per te e per la tua ragzza perché il vostro affetto cresca sempre più fortificato dalla comune fede e animato dalla medesima carità.
Vi auguro buone cose e vi benedico.
Padre Angelo