Quesito

Gentile padre Angelo,
vorrei innanzitutto ringraziarLa per il Suo preziosissimo lavoro che svolge nei confronti di centinaia di persone.
Sono un ragazzo di 17 anni.
Purtroppo si è aperto in me un periodo di vuoto interiore e di grande malinconia, che è però fortunatamente servito a farmi avvicinare maggiormente alla Fede.
Sono caduto per la prima volta in un atto che avevo prima respinto con volontà ferrea: la masturbazione. Sono convinto che essa rappresenti un gesto eticamente e psicologicamente estremamente errato, in ottica tanto religiosa quanto laica.
Ciò nonostante sono stato indotto da motivazioni che ritengo sensate. Temo molto, infatti, di poter cadere in un disturbo depressivo, e alle prime avvisaglie di tale malattia, mi sono molto spaventato.
Ho letto che l’attività sessuale può essere una via per mitigare sbalzi di umore. Può essere allora la masturbazione un modo lecito per “difendersi”? Per la Chiesa il mio comportamento sarebbe un peccato mortale?
A me è parso di no, e non avendo in queste settimane la possibilità di confessarmi, mi sono accostato ugualmente alla santissima Eucarestia, trovandone i momenti di maggior conforto di questi tempi.
La prego di dare una valutazione alla mie azioni, perchè io non riesco proprio a trovarla, e ciò mi rende molto confuso.
Io intanto attendo una sua risposta e prego al fine di non poter divenire schiavo, ma anzi di liberarmi per sempre, da questo terribile peccato.
Cordiali saluti e un immenso grazie.


Risposta del sacerdote

Caro L.,
1. le nostre azioni non vanno giudicate solo con criteri medico-sanitari.
Un ragazzo che usa una droga leggera può portare a suo conforto tutta una serie di benefici fisici immediati.
Sappiamo che quei benefici si convertiranno in malefici.
Così è avvenuto anche per te.

2. Capisco i tuoi timori di non cadere nella depressione.
Ma l’aver ceduto nella purezza non ti aiuta a vincerla.
La testimonianza di chi ha fatto questa triste esperienza è univoca: a parte il momento euforico, molto passeggero, ci si trova poi svuotati interiormente, insoddisfatti e anche depressi.
Nella mia esperienza di confessionale non ho mai trovato una persona che sia contenta di essere caduta in questo peccato.
Per altri peccati ho dovuto discutere, persuadere… Ma in questo peccato ognuno sente immediatamente che cosa ha perso.

3. Per le domande specifiche che mi hai fatto ti rispondo così:
– ciò che è intrinsecamente male ed è contrario alla legge di Dio non va mai fatto. I precetti morali negativi (quelli che proibiscono un’azione) obbligano sempre e in ogni caso. Non vi è eccezione alcuna.
– Il tuo ragionamento errato (la paura di cadere nella depressione e il desiderio di non avere sbalzi di umore…) ti ha portato ad un giudizio di coscienza sbagliato, ma soggettivamente emesso in buona fede.
– Per questo il peccato che hai commesso, sebbene sia oggettivamente grave, soggettivamente non lo è stato.
– Di conseguenza anche la Comunione che hai fatto, poiché non pensavi di essere in peccato grave, non è stata soggettivamente un sacrilegio.
– Tuttavia il male, anche se compiuto inavvertitamente, fa male. Chi beve veleno pensando che sia rosolio, muore lo stesso, anche se il suo atto non è gravato dalla colpa di suicidio. Per questo devi cercare di correggerti in maniera energica, perché tu stesso temi che l’azione compiuta possa diventare una schiavitù.

4. Mi è dispiaciuto molto sapere che hai perso la purezza.
Perché il Signore ti aveva conservato questo dono e ti aveva dato anche tanta forza per resistere ad ogni tentazione.
Adesso temo che si sia aperta una diga, tanto più che, da quanto mi dici, non hai l’opportunità di confessarti presto.
Proprio per questo ti direi di pentirti davanti a Dio, di fare penitenza per tuo conto, di riprendere in maniera più decisa la vita dei preghiera, soprattutto il Santo Rosario.

5. La preghiera del Rosario aiuta a vincere la depressione, come aveva ricordato Giovanni Paolo II.
Ma nel Rosario devi fare tre cose. Mentre le tue labbra scorrono nel proferire il Padre nostro e l’Ave Maria, con la tua mente devi:
– ricreare la scena dell’evento menzionato e sentire che il Signore ti chiama ad esserne contemporaneo, protagonista;
– ringraziare il Signore per l’evento che ha compiuto. Ringraziare significa aprire gli occhi su un dono. Avvertirai allora che tutti gli eventi della vita di Gesù sono un dono che attualmente ti viene donato.
– supplicherai Dio di accordare grazie a te, ai tuoi, alla Chiesa… in virtù dei meriti che Cristo ha ottenuto attraverso l’evento che vai rivivendo.
Se farai così ti accorgerai in breve che la preghiera del Santo Rosario diventerà la tua preghiera preferita, come diceva Giovanni Paolo II e non ti sentirai mai solo.

6. Sentirai ancora le tentazioni contro la purezza.
Ricordati che chi supera le tentazioni, merita di essere servito dagli Angeli.
Così insegna San Tommaso, che ha ricavato questa lezione dal Vangelo di Matteo dove si parla delle tentazioni subite da Gesù. Superate le tentazioni, “gli si accostarono gli angeli e lo servivano”.
Sarei contento se tu facessi la medesima esperienza, che è di grande ebbrezza spirituale. Sentirai subito che tante cose andranno meglio, avrai gioia, soprattutto sentirai la presenza del Signore nel cuore, che è il bene più grande che uno possa possedere.

7. Ti assicuro che non c’è niente di più bello che vivere nella purezza per sentirsi bene anche sotto il profilo psicologico.
Un documento del Magistero della Chiesa Cattolica dice la purezza è “energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività” (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 19).
Fidati del Signore e della sua legge: non è nemica del tuo bene. Anzi è l’unica che conosce le tue più profonde aspirazioni e che è capace di darti soddisfazione piena.
Fidati del Signore più di qualunque altro psicologo o medico.
Gesù non valuta secondo i criteri dell’effimero e sa dove e come condurti.

Ti assicuro il mio sostegno con la preghiera e ti ringrazio di quella che fai per me.
Fin d’ora ti benedico.
Padre Angelo