Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo di 24 anni omosessuale. Due anni e mezzo fa ho conosciuto …, il mio attuale fidanzato.
Nel periodo in cui l’ho conosciuto ero molto distante da Gesù: non frequentavo la Santa Messa e mi sentivo abbandonato da Dio.
Mi sono riavvicinato al Signore circa un anno fa. Ho ricominciato ad andare a messa e a pregare. La mia fede in questo ultimo anno è stata un crescendo e ora mi trovo combattuto tra la fede in Cristo e l’amore IMMENSO che provo per ….
Per vivere con pienezza da cristiano devo accettare la croce e lasciarlo?
Sto soffrendo tantissimo. E anche lui sta malissimo. Tra l’altro conviviamo.
Che devo fare? La prego, mi ricordi nelle sue preghiere.
Attendo con fervore la sua risposta.
Grazie.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la Chiesa non dice che due omosessuali che provano fra loro sentimenti di amicizia debbano lasciarsi.
In nome di che cosa due omosessuali non potrebbero essere amici fra di loro?

2. La Chiesa invece è convinta che i peccati di omosessualità sono uno stravolgimento del disegno di Dio sulla sessualità umana.
Lo dice per un doppio motivo: uno di ragione e l’altro di fede.
Il motivo di ragione: perché la sessualità maschile o femminile ha un suo intrinseco significato e un suo intrinseco linguaggio.
Tutto quanto avviene nell’esercizio della sessualità (o, per meglio, dire della genitalità) è ordinato a porre le premesse per suscitare la vita.
Unirsi sessualmente al di fuori del rapporto maschio – femmina è fuori dalla logica della sessualità.
E poiché la sessualità umana è radicata nella persona ed è portatrice dei valori della persona e quindi anche di quel dono di sé per il quale ci si espropria e ci si dona all’altro per appartenergli, la Chiesa è convinta che il rapporto sessuale maschio – femmina ha vero significato solo all’interno del matrimonio.

3. Il secondo motivo è di fede e poggia su quanto Dio ha detto attraverso la divina Rivelazione.
Così ad esempio leggiamo nelle Sacre Scritture: “Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro” (Lv 20,13); “Non illudetevi: né effeminati, né sodomiti… erediteranno il Regno di Dio” (1 Cor 6,10).
S. Pietro ricorda che Dio “condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente. Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie” (2 Pt 2, 6-8).

4. Per questi motivi il Magistero della Chiesa afferma che i rapporti omosessuali “sono intrinsecamente disordinati e che in nessun modo possono ricevere una qualche approvazione” (Congregazione per la dottrina della fede, Persona humana 8).
Infatti “secondo l’ordine morale oggettivo le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile” (PH 8). Manca infatti ad essi la complementarità dei sessi e la connessa capacità di suscitare la vita.
Inoltre la Chiesa ricorda che “è solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporti in modo omosessuale agisce immoralmente” (Congregazione per la dottrina della fede, Homosexualitatis problema 7).

5. La Chiesa ti dice di lasciare la pratica omosessuale perché “è contraria alla sapienza creatrice di Dio” (HP 7), è un male, un peccato, e pertanto è contraria anche al bene della persona.
Infatti la pratica omosessuale scatena una dipendenza, una schiavitù morale e psicologica e lascia una persona priva della libertà interiore.
Chi si dà alla pratica omosessuale si sente come incatenato, prigioniero.
Non di rado le persone omosessuali parlano di bisogni compulsivi, che non vengono da madre natura, ma da pratiche disordinate.
Per questo il Magistero della Chiesa dice anche che la pratica omosessuale “rafforza un’inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento” (HP 7).

6. Queste ultime parole “per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento” fanno vedere quanto questa relazione sia diversa dalla donazione degli sposi per la quale essi si trovano all’inizio di un percorso di immolazione e di abnegazione che li impegna per tutta la vita: la generazione e l’amore dei figli li impegna così.
Tra i due rapporti c’è una differenza abissale.
Quelli omosessuali sono privi “della loro regola essenziale e indispensabile”.

7. La Chiesa è persuasa che il comandamento divino sui rapporti omosessuali non solo intende tutelare la libertà interiore delle persone coinvolte, ma anche la loro dignità. Le vuole preservare dall’essere ridotte oggetto di autocompiacimento.
Ed è convinta pure che “l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità (HP 7).
Sicché “quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico” (HP 7).

8. Per coltivare l’amicizia non è necessario convivere, ben sapendo che la convivenza è occasione prossima di andare fuori strada ed è anche motivo di scandalo all’interno della comunità cristiana.
La convivenza è una situazione che impedisce di accostarsi al sacramento della Confessione e alla santa Comunione.
A che giova allora questa convivenza omosessuale se impedisce di acquisire beni così grandi come i due sacramento menzionati che sono “un tesoro nascosto nel campo”. Chi trova questo tesoro, lo nasconde. Poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi, comprese le pratiche omosessuali e la convivenza omosessuale, per poter comprare quel campo (cfr. Mt 13,44).

9. Come vedi, vale la pena vivere in maniera evangelica.
Lasciare la convivenza ti peserà.
Ma ti accorgerai ben presto che la tua amicizia poi diventerà più bella perché più pulita, più pura.
E ne guadagnerai molto anche nel tuo rapporto con Gesù.

Ti ricordo volentieri nelle mie preghiere, come mi hai chiesto, e ti benedico.
Padre Angelo