Quesito

Reverendo Padre Angelo
desidererei chiederle un chiarimento sugli Atti Meritori: a volte ho sentito definire come tali le Preghiere, le Indulgenze lucrate, altre volte gli atti di Carità oppure altri atti.
Ammonito dall’amorosissima severità del Signore che in una rivelazione a Santa Caterina sentenzia: "perché solo in vita si merita e si pecca, secondo che piace al libero arbitrio della vostra volontà", desidererei quindi chiederLe una descrizione più organica ed esaustiva possibile per avere un quadro più chiaro possibile di questi Atti che Dio ci da la Grazia di poter compiere.
Grazie per il suo prezioso Apostolato sulla rete…


Risposta del sacerdote

Carissimo/a,
1. il merito è un diritto ad un premio per un’azione che si è compiuta.
Qui noi parliamo di merito soprannaturale, e cioè in ordine alla vita eterna.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che “il termine merito indica, in generale, la retribuzione dovuta da una comunità o da una società per l’azione di uno dei suoi membri riconosciuta come buona o cattiva, meritevole di ricompensa o di punizione. Il merito è relativo alla virtù della giustizia in conformità al principio dell’eguaglianza che ne è la norma” (CCC 2006).

2. Per meritare nell’ordine soprannaturale è necessario compiere atti proporzionati, e cioè di valore soprannaturale.
L’uomo con le sue sole risorse umane potrà meritare davanti agli uomini, ma non può meritare davanti a Dio beni di ordine soprannaturale per la sproporzione che vi è tra azioni compiute nell’ambito della natura e il premio che è di ordine soprannaturale.
Se l’uomo rimane solo nell’ambito della natura è incapace di accogliere beni di un altro ordine, che le è superiore.
Per poterli ricevere deve esservi in qualche modo proporzionato.
Necessita pertanto di essere sopraelevato. Questa sopraelevazione viene attuata innestandosi in Cristo per mezzo della grazia.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che “nei confronti di Dio, in senso strettamente giuridico, non c’è merito da parte dell’uomo. Tra lui e noi la disuguaglianza è smisurata, poiché noi abbiamo ricevuto tutto da lui, nostro Creatore” (CCC 2007).

3. Ma  “Dio ha liberamente disposto di associare l’uomo all’opera della sua grazia” (CCC 2008).
Mediante Gesù Cristo Dio ci viene incontro, ci innesta in se stesso come tralcio alla vite (Gv 15,1), ci lega a sé mediante la grazia santificante e ci rende capaci di compiere atti di valore soprannaturale.

4. Per questo Gesù ci esorta a stare uniti a Lui mediante la grazia: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (Gv 15,4-6).
Innestate in Cristo le nostre azioni, comandate da un amore nuovo e soprannaturale, acquisiscono un valore immenso che va non solo a beneficio nostro, ma del mondo intero.
Per questo Dio vuole premiare il bene che facciamo a noi stessi e contemporaneamente vuole premiare il bene che facciamo a tutta la Chiesa e a tutta l’umanità perché le azioni compiute in grazia hanno un merito universale (va a beneficio di tutti) ed eterno (dura per sempre).

4. La S. Scrittura testimonia chiaramente che ogni opera buona merita: “Chi darà da bere a uno di questi piccoli anche un solo bicchiere d’acqua fresca perché è mio discepolo, in verità vi dico che non perderà la sua ricompensa” (Mt 10,42).
Lo insegna anche il Concilio di Trento (DS 1582).
Perché è mio discepolo”: questa clausola indica la motivazione nuova delle nostre azioni perché vengono compiute per il Signore a vantaggio del prossimo.

5. Allora comprendiamo anche che il motivo del merito non sta tanto nell’opera compiuta, ma nella nostra radicazione in Cristo e nel motivo nuovo per cui la compiamo.
San Paolo dice: “E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe” (1 Cor 13,3) (sottinteso on ordine per il merito).

6. Lo afferma in maniera chiara anche il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La carità di Cristo è in noi la sorgente di tutti i nostri meriti davanti a Dio.
La grazia, unendoci a Cristo con un amore attivo, assicura il carattere soprannaturale dei nostri atti e, di conseguenza, il loro merito davanti a Dio e davanti agli uomini” (CCC 2011).
Senza la grazia neanche le nostre preghiere meritano nell’ordine soprannaturale, né si prendono le indulgenze.
È solo la presenza della grazia che opera attraverso la carità che rende tutte le nostre azioni meritorie davanti a Dio.

7. Il fondamento di tutto è la volontà di Dio di renderci suoi figli per grazia. “E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8,17).

8. Allora poter meritare è una grazia immensa, dataci da Dio.
“I santi hanno sempre avuto una viva consapevolezza che i loro meriti erano pura grazia” (CCC 2008).

9. Il Catechismo della Chiesa Cattolica precisa ancora: “Poiché nell’ordine della grazia l’iniziativa appartiene a Dio, nessuno può meritare la grazia prima, quella che sta all’origine della conversione e della giustificazione.
Sotto la mozione dello Spirito Santo e della carità, possiamo in seguito meritare per noi stessi e per gli altri le grazie utili per la nostra santificazione, per l’aumento della grazia e della carità, come pure per il conseguimento della vita eterna.
Gli stessi beni temporali, quali la salute e l’amicizia, possono essere meritati seguendo la sapienza di Dio. Tutte queste grazie e questi beni sono oggetto della preghiera cristiana. Essa provvede al nostro bisogno della grazia per le azioni meritorie” (CCC 2010).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo