Quesito

Salve P. Angelo, 
la ringrazio per il servizio che offre rispondendo alle domande di noi tutti.
Ho 16 anni, frequento la scuola superiore e la mia parrocchia.
Dunque, per non tediarla, vengo al nocciolo della questione. Io sono spesso angustiato della molta superficialità che manifestano i giovani (e non solo) di oggi in temi di fede. Con l’aiuto di alcuni ragazzi che la pensano come me, stiamo istituendo un movimento per cercare di portare un po’ di Vangelo nelle nostre scuole. 
Ora, lei sa come funzionano queste cose, all’inizio c’è sempre chi, con superficialità, insulta e schernisce il nostro operato. Ma questo non mi stupisce più di tanto: mi sono chiare le parole di Gesù: "Come hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi…" e io lo accetto, perché so che il messaggio evangelico è visto da molte persone come scomodo.
C’è solo una cosa che non riesco proprio a digerire e la apprenderete presto leggendo. In classe e anche fuori dalla scuola mi sono fatto molti amici e con alcuni di questi ho legato molto. Essendo figlio unico ho ad esempio legato molto con una mia amica che oggi è per me come una sorella, non abbiamo segreti e parliamo sempre ogni qual volta ci sono problemi, gioie, successi, insuccessi, ecc. Lo stesso con un mio amico che è diventato praticamente come un fratello. Entrambi, purtroppo, si lasciano spesso trascinare da tendenze seguite dalla maggior parte della massa, prima tra tutte la visione del sesso solo come piacere fisico, da vivere anche prima del matrimonio. La mia amica in particolare, si frequenta da tempo con un ragazzo e ho saputo da lei che il fidanzato le ha già fatto quel tipo di avance e lei non era del tutto contraria. Quando l’ho saputo mi sono sentito davvero male e non chiedetemi perché, come un malessere interno (!). Qui non si tratta di sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, perché io lo so bene. Il problema è che non riesco a digerire il fatto che amici così cari, con cui condivido molto tempo delle mie giornate, facciano delle scelte così avventate e soprattutto il fatto di essere impotente di fronte a queste scelte. Uno potrebbe dire: sei egoista perché loro devono fare la loro strada e scegliere liberamente. Questo è vero, ma io voglio solo il meglio per persone a cui tengo così tanto. Credo che sia un po’ come tra fratelli, che ci si sprona a vicenda e quando qualcuno sta andando fuori strada una tiratina d’orecchie ci vuole. Non so se mi sono spiegato bene. Spero di ricevere da lei qualche parola di conforto, suggerimenti e una benedizione, specialmente perché il prossimo 5 Luglio riceverò il sacramento della Cresima.

La ricordo nelle mie umili preghiere e la ringrazio ancora per il servizio offerto.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. mi compiaccio anzitutto per l’impegno che ti sei preso con alcuni amici: portare il Vangelo nelle vostre scuole.
Non c’è forma più bella per progredire nella vita cristiana che impegnarsi evangelicamente per il bene spirituale del nostro prossimo. È uno stimolo per arricchirvi sempre di più.
È un po’ come chi insegna: quando andava a scuola prendeva le basi, i fondamenti del sapere. Ma quando deve insegnare è chiamato ad approfondire, a vedere nessi, a rispondere ad obiezioni. In una parola: è stimolato a nutrirsi per poter nutrire gli altri.

2. Ma adesso vengo al problema che ti angustia e che costituisce il tema centrale della tua mail: il comportamento della maggioranza dei tuoi compagni e in particolare di alcune persone che ti sono care.
Questo comportamento è legato a una visione sbagliata della sessualità, vista esclusivamente come fonte di piacere da fruire.
Quando si entra in quest’ottica si snatura il rapporto con se stesso, con gli altri e anche con Dio.

3. Innanzitutto si snatura il rapporto con se stessi perché l’orizzonte della propria vita diventa la consumazione del piacere, il divertimento.
Ora tanto il piacere quanto il divertimento sono cose importanti, voluti da Dio: il primo, il piacere, come gratificazione che accompagna e corona il perseguimento di un determinato valore; il secondo come fonte di distensione, di ricupero delle energie spirituali e psichiche, di dialogo, di comunione.
Quando invece è voluto fine a se stesso, è vuoto e lascia un senso di frustrazione.
Così anche la sessualità: quando non è vissuta secondo il disegno di Dio è accompagnata e seguita da senso di vuoto, di tristezza, di perdita di qualcosa di importante.
Questo lo si coglie subito e in maniera immediata in alcune esperienze sbagliate come quelle dell’autoerotisimo e della pornografia.

4. Ma lo si avverte – magari a distanza, ma sempre – anche nelle relazioni sessuali fuori del matrimonio perché manca quell’apertura alla vita che è indispensabile perché quell’atto si conservi come atto di amore vero e puro, come atto di donazione del proprio io e della propria vita e non semplicemente di autocompiacimento e di egocentrismo.
Il rapporto sessuale fuori del matrimonio snatura il rapporto di coppia, lo fa slittare in un rapporto di piacere senza “vera” donazione e incrementa così quell’aggressività vicendevole che infine sfocia nel bisticcio e nella separazione.
Vale anche per i disordini sessuali fuori del matrimonio quanto Giovanni Paolo II ha detto sugli effetti del peccato: “finisce col rivolgersi contro l’uomo stesso, con un’oscura e potente forza di distruzione” (Reconciliatio et paenitentia 17).
E così mentre i due credono di cementare il loro amore, in realtà accrescono solo l’attrazione fisica e senza accorgersene cominciano a dare duri colpi alla loro amicizia e al loro rapporto di coppia.

5. Snatura infine il rapporto con Dio perché la sessualità, che tocca l’intimo nucleo della persona, perde il suo orientamento ultimo che è quello di parlare dell’amore di Dio, di portare all’amore di Dio, di unire in maniera sempre più grande alla capacità di amare di Dio.
Perde in altre parole l’orientamento della santificazione e diventa, per così dire, autoriferenziale, privo di senso.
Ma il vivere la sessualità in questo mondo non è senza conseguenze pesanti anzitutto nel proprio rapporto con Dio, che poco per volta se ne va dall’orizzonte di una persona.
Di fatto con un atteggiamento sbagliato, gli si voltano le spalle e senza volerlo si rimane vittime della perdita del gusto delle cose di Dio, si diventa insensibili alle realtà della grazia e incapaci di penetrarvi.
Si comincia così a sentirle lontane, proprio perché non si vivono e non si sperimentano.
Al loro posto si è introdotto qualcosa di non puro, un elemento inquinante che non permette più di vedere limpidamente nel fondo della propria coscienza, di trovarvi Dio e di unirsi a Lui.
Lo stesso giorno in cui tu mi hai scritto, quasi a conferma di quello che ti ho detto, un altro giovane in una sua mail mi dice: “La masturbazione, la ricerca continua di materiale pornografico in rete, hanno spento in me quel fuoco, quella fanciullesca voglia di Dio che in sè ingloba la tranquillità tipica di chi vive in Dio”.

6. Per questo succede che allora tanti cominciano ad allontanarsi dal Signore e trascurare i sacramenti perché questi paiono loro cose lontane che non dicono più niente.
Tralasciano la preghiera e rimangono sempre più schiavi della loro situazione.
Capisco allora come mai mi scrivi: “Quando l’ho saputo mi sono sentito davvero male e non chiedetemi perché, come un malessere interno (!)”.
Questo malessere interno è il dispiacere del padre del figliol prodigo.
È il dispiacere dei veri amici di quelli che fanno scelte sbagliate perché li si vede allontanarsi e impoverirsi sempre più.
Questo è il senso del malessere che hai provato.
Ed è anche il malessere di tanti buoni pastori (sacerdoti) che seguono i loro ragazzi e ad un certo momento li vedono incautamente percorrere strade sbagliate nelle quali verranno sbranati dal loro avversario.
Non è egoismo questo, ma è amore vero, sincero.
La strada che li si vede intraprendere non è quella della felicità, se non di quella illusoria dei primi momenti, come è stata quella del figliol prodigo.
È la strada scelta da chi non si fida di Dio, di chi si trova separato dal Padre e dalla sua casa, dai tesori della  grazia e della vita divina.

7. Per questi amici, diventati insensibili a Dio e ai richiami della grazia,  giovano le nostre preghiere e i nostri sacrifici.
Preghiere e sacrifici possono far crollare le mura munite e chiuse che li stringono nel peccato, analoghe alle mura che cingevano la biblica città di Gerico che crollarono al suono delle trombe per comando divino (cap. 6 di Giosuè).

8. Ti faccio tanti auguri per il movimento che cerchi di mettere su insieme con i tuoi amici. È un’opera bella di cui il Signore certamente si compiacerà.
Sebbene in ritardo mi unisco alle preghiere dei tanti che ti hanno accompagnato per la tua cresima.
La preghiera non è mai fuori tempo massimo.
Dio ne tiene conto, anche se viene fatta dopo, come per la redenzione degli uomini dell’Antico Testamento ha tenuto conto del sacrificio di Cristo che è venuto dopo.

Ti ringrazio per le tue preghiere e ti accompagno con le mie.
Ti benedico.
Padre Angelo