Quesito

Ho letto delle sue risposte circa gli eventi abortivi.
Sono un medico convenzionato e talvolta mi vengono richieste prescrizioni della" pillola del giorno dopo", in tali circostanze cerco di far capire al paziente la gravità morale della situazione, prospettando anche la possibilità di un serio ripensamento sulla decisione abortiva oltre agli eventuali effetti collaterali legati al farmaco, ma poi eseguo la prescrizione ritenendo che esiste una libera volontà decisionale del paziente che non posso contrastare.
Tuttavia i miei personali convincimenti cattolici vengono messi a dura prova pensando che comunque mi rendo complice dell’evento e allora è giusto il mio atteggiamento precedentemente descritto o dovrei sic et simpliciter rifiutare la prescrizione e in base a quali motivazioni?
Grazie della sua attenzione


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. bisognerebbe fare obiezione di coscienza poggiando sul fatto che si corre il rischio di attuare un aborto qualora fosse già avvenuto il concepimento.
Nel caso che andando a caccia vi sia il pericolo di uccidere una persona al posto dell’animale ci si deve astenere dal tirare il colpo.

2. Il Comitato Nazionale di Bioetica registra questa asserzione: “Anche se sussistessero incertezze circa il fatto che in certa fase precoce l’embrione non sia ancora persona, basta il dubbio che possa esserlo a imporre (secondo il principio etico del tuziorismo) che ci si astenga dal nuocergli, in ogni condizione e circostanza, data appunto l’assolutezza del dovere di tutela” (CNB 22.6.1996, Identità e statuto dell’embrione umano, 7,2).
È vero: il semplice dubbio di poter sopprimere o danneggiare la persona umana, anche in un embrione nelle prime fasi di sviluppo, impone di astenersi dal farlo. In dubio pars tutior eligenda est (nel dubbio si deve scegliere la parte più sicura).

3. Il documento della Congregazione per la dottrina della fede sull’aborto procurato afferma: “Ora, da un punto di vista morale, questo è certo: anche se ci fosse un dubbio concernente il fatto che il frutto del concepimento sia già una persona umana, è oggettivamente un grave peccato osare di assumere il rischio di un omicidio” (n. 13).

4. In questo senso si è espresso anche il Comunicato finale della Pontificia Accademia per la Vita al seguito di tre giornate di studio (27.2 – 1.3.2006) su “L’embrione umano nella fase del preimpianto”:
Per poter formulare un giudizio più oggettivo sulla realtà dell’embrione umano e dedurne, quindi, delle indicazioni etiche, bisogna piuttosto prendere in considerazione dei criteri “intrinseci” all’embrione stesso, a cominciare proprio dai dati che la conoscenza scientifica mette a nostra disposizione.
A partire da essi, si può asserire che l’embrione umano nella fase del preimpianto è:
a) un essere della specie umana;
b) un essere individuale;
c) un essere che possiede in sé la finalità di svilupparsi in quanto persona umana ed insieme la capacità intrinseca di operare tale sviluppo.
Da tutto ciò si può concludere che l’embrione umano nella fase del preimpianto sia già realmente una “persona’’? È ovvio che, trattandosi di un’interpretazione filosofica, la risposta a tale interrogativo non sia di “fede definita” e rimanga aperta, in ogni caso, ad ulteriori considerazioni.
Tuttavia, proprio a partire dai dati biologici disponibili, riteniamo non esservi alcuna ragione significativa che porti a negare l’essere persona dell’embrione, già in questa fase. (…). A supporto di tale posizione, va osservato come la teoria dell’animazione immediata, applicata ad ogni essere umano che viene all’esistenza, si mostri pienamente coerente con la sua realtà biologica (oltre che in “sostanziale’’ continuità col pensiero della Tradizione). (…).
Dal punto di vista morale, poi, aldilà di ogni considerazione sulla personalità dell’embrione umano, il semplice fatto di essere in presenza di un essere umano (e sarebbe sufficiente persino il dubbio di trovarsi alla sua presenza) esige nei suoi confronti il pieno rispetto della sua integrità e dignità: ogni comportamento che in qualche modo possa costituire una minaccia o un’offesa per i suoi diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto alla vita, è da considerarsi come gravemente immorale” (Cfr. Osservatore Romano 23.3.2006).

5. Aggiungo un’annotazione su quanto mio scrivi: “poi eseguo la prescrizione ritenendo che esiste una libera volontà decisionale del paziente che non posso contrastare”.
Ebbene, il medico è un professionista e in quanto tale è chiamato ad agire in scienza e coscienza. Non è l’esecutore dei desideri o dell’arbitrio dei suoi pazienti o clienti.
Pertanto, nel fare esami diagnostici, proporre percorsi terapeutici e compilare prescrizioni e ricette deve agire con la prudenza del professionista e non andare mai contro di essa.
Sicché non si può dire che esiste una libera volontà decisionale del paziente che il medico non può contrastare, soprattutto quando si tratta di aborto o di probabilità di aborto.
Come professionista vi sono casi in cui non può assecondare la volontà del paziente, specie quando questi non è paziente.
I prodotti contraccettivi e/o abortivi non sono di per sé terapeutici. Per questo a rigore non si può parlare di paziente, ma di cliente.
Le motivazioni del rifiuto sono dunque chiare.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo