Quesito

Caro Padre Angelo,
le scrivo per porle qualche domanda sull’aborto procurato e la sua liceità, anche in merito a considerazioni di ordine giuridico. Nel corso degli anni mi è capitato di leggere e sentire molti argomenti in favore dell’aborto. La grande maggioranza mi è sempre sembrata altamente illogica ma alcuni di essi mi hanno colpito per quella che mi sembrava la loro coerenza interna. Di seguito glieli elenco:
1) Un autore laicista portava come conseguenza inevitabile della penalizzazione dell’aborto l’argomento secondo il quale vietandolo bisognerebbe anche costringere la donna che ha tentato l’aborto, ad esempio, a essere perennemente sorvegliata onde evitare l’aborto e l’uccisione di un essere umano. Le riporto uno stralcio del testo per rendere chiara l’idea.
"Come ulteriore conseguenza necessaria, se una donna incinta tentasse senza successo di abortire, lo Stato non potrebbe astenersi dall’adottare tutte le misure di prevenzione necessarie a tutelare una vita umana che sia inequivocabilmente minacciata nella sua stessa esistenza. Data la premessa, come si potrebbe non trattenere sotto costante sorveglianza quella donna, per obbligarla poi a partorire, se necessario anche con la forza? Un essere umano può forse essere lasciato in balia di chi ha seriamente e provatamente tentato di ucciderlo?"
Inoltre aggiungeva che se l’aborto fosse, come ritengono gli antiabortisti, un omicidio premeditato e volontario andrebbe punito con la pena dell’ergastolo, come previsto dall’ordinamento italiano, mentre ciò non è mai accaduto quando l’aborto era illegale e neppure i pro-life lo chiedono. A nulla varrebbe inoltre obiettare che non andrebbe prevista una pena eccessiva poiché si è persa la coscienza della gravità morale dell’aborto in quanto anche i criminali nazisti, nonostante non fossero pienamente consapevoli della gravità delle loro azioni, furono condannati anche alla pena capitale.
Ora, io non sono d’accordo con quanto sopra, però mi riesce difficile obiettare efficacemente. Potrebbe suggerirmi degli argomenti valido e completamente razionali per confutare le 2 tesi soprastanti?
2) Un altro argomento proposto sempre dal medesimo è che nessuno, se si trovasse di fronte all’alternativa di salvare dall’incendio di una casa un neonato oppure una provetta contenente centinaia di embrioni sceglierebbe la prima opzione anziché la seconda. Ed anche qua, devo confessare, sono rimasto spiazzato, perché anche il più ardente pro-life penso opterebbe per il neonato.
3) Altro argomento letto è quello secondo il quale, vietando l’aborto, si tratterebbe la donna come un mezzo e non come un fine, perché si piegherebbe la sua volontà a fini diversi (la nascita del figlio) da quelli da lei stabiliti (l’aborto), considerandola "come un’incubatrice". Ciò sarebbe ancora più vero in caso di un aborto seguito ad uno stupro, perché la donna non può essere considerata neppure lontanamente responsabile della gravidanza.
La ringrazio per la gentilezza nel rispondere alle mie domande, che credo siano anche quelle di tanti altri lettori che quotidianamente si trovano di fronte ad una "cultura" ostile alla vita.
La ricordo nelle mie preghiere
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele,
1. c’è da meravigliarsi della pochezza di motivazioni a favore dell’aborto diretto, soprattutto da parte di giuristi.
Nessuno può mettere in dubbio che il bambino che si trova nel grembo della propria madre sia un essere umano e che abbia i medesimi diritti fondamentali di tutte le altre persone.
Premesso questo, rispondo ad una ad una alle obiezioni che mi hai presentato.

2. L’argomentazione dell’autore laicista che dice che bisognerebbe perennemente sorvegliare una donna che ha tentato di abortire, è penosa, soprattutto per le donne.
Le donne che hanno intenzione di abortire vanno aiutate, non sorvegliate. Questa è stato da sempre l’atteggiamento della Chiesa e l’atteggiamento di Madre Teresa di Calcutta.
Nessuna donna è contenta di uccidere il proprio bambino.
E l’aborto, una volta compiuto, lascia nella vita della donna una ferita in qualche modo immarginabile.
Quell’autore laicista, che si è espresso volutamente con una caricatura, forse non è mai venuto in contatto con donne che dopo aver abortito gli abbiano aperto il proprio animo.
Se vuole il bene delle donne dovrebbe fare di tutto perché non compiano quel passo. Per  il loro bene, prima ancora di quello del bambino.

3. Quel medesimo autore porta poi come motivo il valore dell’ordinamento italiano.
Anzitutto va detto che l’ordinamento di uno stato non equivale a dogma di fede. Lo stato di fatto può codificare leggi inique.
La moralità di una legge non dipende dalla maggioranza del parlamento o della popolazione.
Premesso questo, va ricordato che la minore pena comminata per un aborto era dovuta alle motivazioni per cui una persona lo compiva. Anche a quei tempi l’aborto veniva fatto sempre con tanta pena, soprattutto da parte delle gestanti.
Talvolta si trattava quasi di costrizione morale.
Penso a ragazze che nella prima metà del novecento erano mandate a servire lontano da casa e che purtroppo dovevano sottostare talvolta alle voglie dei loro padroni, rimanendo incinte.
Donne come queste dovevano essere trattate come criminali?
Talvolta per quello che subivano e per quello che erano costrette a fare in seguito, erano delle vittime.
Il minimo che doveva fare un legislatore era di stare accanto alle ferite di queste donne, diminuendo la pena il più possibile o anche depenalizzando totalmente, come di fatto talvolta avveniva.
Altro che dare l’ergastolo.

4. Nell’alternativa tra il salvare un neonato dall’incendio o un bidoncino contenente embrioni concepiti in provetta e ibernati penso anch’io che tutti si butterebbero sul neonato.
Perché?
Perché il neonato certamente è vivo.
Gli altri, invece, lo sono?
Quanti muoiono in fase di congelamento! E quanti moriranno nella fase di scongelamento.
E poi, anche se salvati dall’incendio, quanti di fatto, se non tutti, saranno lasciati morire nel freezer!
Potrei dire anche: se un giorno con facilità si potesse ibernare una persona adulta e poi farla tornare in vita, nell’ipotesi  di un incendio che faccia correre pericolo di vita a un neonato o ad un adulto ibernato, chi non sentirebbe il dovere di salvare il neonato?

5. L’ultimo argomento è semplicemente sciocco, come del resto anche i precedenti, come ti sarai accorto.
Distinguiamo pure i casi della donna incinta per motivi naturali da quelli per stupro.
Nel primo caso, nessuna donna può dire: se non mi consentite di abortire vengo usata come mezzo, come incubatrice. Perché compiendo determinati atti ogni donna e ogni uomo sa che potenzialmente può diventare padre o madre. Quella condizione in qualche modo l’ha voluta, l’ha scelta.
Un discorso analogo potrebbe essere fatto da qualsiasi genitore: custodendo i figli, perde la propria autonomia. Dunque gli si dovrebbe consentire di uccidere i figli, perché si sente costretto, forzato?

6. Nel caso di stupro: anche le donne rimaste incinte non si sentono un mezzo, un’incubatrice.
Sanno che quello che portano nel grembo, anche se frutto di una grave violenza, è un bambino che ha diritto di essere amato. Lo sentono muoversi nel loro grembo. Sanno che metà del sangue che scorre in  lui è il loro stesso sangue.
La soluzione giusta è quella di aiutare le donne a portare a termine la gravidanza e, nel caso che non si sentano di tenere il bambino, di affidarlo a chi lo desidera con tutto il cuore.

Ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di puntualizzare alcune verità, a fronte di argomenti che colpiscono l’immaginazione degli ascoltatori che sul momento si trovano impreparati a rispondere, ma sentono in cuor loro che le cose non stanno come vengono loro presentate.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo