Quesito

Caro Padre Angelo,
so che i rapporti sessuali orali sono proibiti dalla Chiesa, ma cosa è lecito nel rapporto con la propria moglie?
È possibile avere rapporti sessuali e nel momento dell’amplesso venire fuori?
Se non si può, mi può insegnare perchè è vietato?
E mi può indicare i contraccettivi naturali da utilizzare nella vita matrimoniale?
Le chiedo questo perchè durante l’incontro dei fidanzati si è detto che è lecito dopo il matrimonio eiaculare fuori mentre si fa l’amore con la propria moglie.
La ricorderò nelle mie preghiere e confido nelle sue per me e per la mia famiglia.


Risposta del sacerdote

Carissimo, 1. siamo chiamati alla santità attraverso le vie che il Signore ci ha indicato.
Alcune di queste vie Dio ce le ha insegnate esplicitatamene attraverso la Rivelazione, che si esprime principalmente nella Sacra Scrittura.
Altre ce le ha messe nel cuore o nella coscienza attraverso la legge naturale.
A questa legge naturale ha fatto riferimento anche san Paolo quando ha scritto: “Quando i pagani, che non hanno la Legge (cioè la Divina Rivelazione, n.d.t.), per natura agiscono secondo la Legge, essi, pur non avendo Legge, sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono” (Rm 2,14-15).

2. Ora Dio stesso ha scritto il significato della sessualità nella nostra stessa natura, anzi nelle nostre capacità generative.
Esse sono state concepite da Dio in questo modo: che quando due persone si donano in totalità si uniscono in modo tale da rendere eternamente vivo il loro amore attraverso il concepimento di una vita nuova, quella del figlio.
È la loro stessa struttura che ce lo dice.
Per cui si comprende bene perché i coniugi si uniscono istintivamente in un particolare modo, che è quello corrispondente al significato intrinseco della sessualità.
Unirsi in altro modo significa usare della sessualità in una maniera che non è corrispondente al suo intrinseco significato. In poche parole, si altera (o anche si perverte) il disegno divino sulla sessualità.

3. Allora che cosa è lecito nell’intimità coniugale?
O meglio: quali sono le vie di Dio nell’intimità coniugale?
La Chiesa le ricorda in vari documenti del suo Magistero.
Pio XI in un’importante enciclica, la Casti connubii, ha scritto: “Non vi può essere ragione alcuna, sia pure gravissima, che valga a rendere conforme a natura e onesto ciò che è intrinsecamente contro natura.
E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questa conseguenza, operano contro natura e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta
E “qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per l’umana malizia l’atto sia destituito dalla sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura e coloro che osino commettere tali azioni si rendono rei di colpa grave”.

4. Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha riespresso questo insegnamento in due grandi principi.
Il primo lo espone nel n. 11 di questa enciclica. Qui egli dice che in forza della legge naturale “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita”.
Il secondo si trova nel n. 14: “è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli”.

5. La Chiesa dice anche che “la connessione inscindibile tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo” l’“ha voluta Dio” e che “l’uomo non può rompere di sua iniziativa
“Infatti, per sua intima natura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi scritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna” (HV 12).
E dice anche che solo “salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (HV 12).

6. Allora che cosa è lecito?
Dice ancora il Magistero della Chiesa: “Questi atti… non cessano di essere legittimi se, per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione. Infatti, come l’esperienza attesta, non ad ogni incontro coniugale segue una nuova vita. Dio ha sapientemente disposto leggi e ritmi naturali di fecondità che già di per sé distanziano il susseguirsi delle nascite” (HV 11).
Perciò “se per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti o dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi o da circostanze esteriori, la Chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere i principi morali che abbiamo ora ricordato” (HV 16).

7. Proprio qualche giorno fa ho ricevuto una mail da parte di una nostra visitatrice: “Gentile Padre Angelo, scrivo per portare ai lettori del vostro sito la mia testimonianza.
Sono sposata da vent’anni e madre di due figli. In passato mio marito ed io abbiamo praticato la contraccezione; circa quattro anni fa – dopo una quaresima di conversione – gli ho proposto la via dei metodi naturali ed egli, benché non praticante, ha accondisceso.
Da questa via il matrimonio riceve molta grazia, è davvero un altro modo di amarsi. Vorrei che tutti quelli che pensano sia difficile, o addirittura impossibile, si impegnassero a provare ad abbandonare la contraccezione per un anno. Credo che ben pochi tornerebbero indietro, forse nessuno. Io no di certo. È un dono grande”.

8. Questi metodi naturali non sono contraccettivi e cioè metodi che impediscono il concepimento.
Né possono essere chiamati contraccettivi naturali, perché non impediscono niente.
Sfruttano i ritmi della natura e cioè le indicazioni date dal Creatore.

9. Mi sembra molto strano che durante il corso prematrimoniale vi abbiano detto che è lecito interrompere l’atto coniugale per impedire il concepimento.
Questo atto è stato condannato da Dio stesso nella Sacra Scrittura a proposito di Onan, il quale non volendo concepire, disperdeva per terra.
Il testo sacro scrive: “Ciò che egli faceva non fu gradito (dispiacque) al Signore, il quale fece morire anche lui” (Gn 38,8-10).
È stato osservato che si legge: “Ciò che egli faceva”. Fu dunque punito con la morte non per tanto per l’intenzione che aveva, ma per ciò che faceva.
La Bibbia di Gerusalemme qui annota: “Dio condanna nello stesso tempo l’egoismo di Onan e la sua colpa contro la legge naturale e divina del matrimonio”.

Ti ringrazio delle preghiere, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo