Quesito

Buongiorno padre Angelo,
leggendo il Catechismo della Chiesa Cattolica, in particolare dal punto 632 e seg., mi è venuto un dubbio che desidero esporLe per avere da lei un chiarimento.
Tra la morte in croce e la risurrezione, Gesù è disceso agli inferi “come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri” (CCC 632).
Ma, “nell’attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti” (CCC 633) non è identica. Ma, come recita il Catechismo Romano, “Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all’inferno”.
Infatti, come dichiarato nel Concilio di Roma del 745, “Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati”, ma, come dichiarato nel Concilio di Toledo IV del 625, “per liberare i giusti che lo avevano preceduto”.
Ritengo che la qualifica di “giusti” e “dannati” derivi loro dal modo in cui vissero a suo tempo su questa terra.
Ma – e qui sta il dubbio teologico – queste persone hanno vissuto la loro vita terrena senza aver potuto ricevere la Buona Novella e quindi senza aver potuto incontrare quella possibilità di redenzione e salvezza che da essa deriva. E’ fin troppo ovvio che la stessa carenza debba essere riconosciuta anche a coloro che, pur vissuti in epoca posteriore all’incarnazione del Verbo del Signore, non hanno avuto comunque la possibilità di conoscere la Buona Novella.
Forse che Gesù, discendendo agli inferi ed ivi portando l’annuncio – come ci dice l’apostolo in 1Pt 3, 19 – ha ridato a tutte le anime ivi prigioniere come una nuova occasione di conversione? Una nuova occasione, simile a quella che ognuno di noi ha in questa vita terrena, cioè ai cattivi di ridiventare giusti?
RingraziandoLa per l’attenzione, La saluto cordialmente
Vincenzo


Risposta del sacerdote

Caro Vincenzo,

1. gli antichi pagani vissuti prima di Cristo non avevano il Vangelo per guidare il loro comportamento e non avevano neanche la legge data da Dio a Mosè.
Tuttavia possedevano qualche cosa di preziosissimo che poteva illuminarli: la coscienza.
Sulla coscienza c’è un passo molto illuminate nel capitolo secondo della lettera ai Romani dove san Paolo dice: “Quando i pagani, che non hanno la Legge, per natura agiscono secondo la Legge, essi, pur non avendo Legge, sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono” (Rm 2,14-15).

2. Avevano dunque la legge naturale, che corrisponde ai dieci comandamenti.
E avevano anche, senza saperlo, gli aiuti soprannaturali della grazia meritata da Gesù Cristo perché il sacrificio del Signore ha potuto esercitare un effetto retroattivo su tutte le persone vissute prima di Lui.
Così è stato ad esempio per la grazia che ha ricevuto la Madonna fin dal primo istante della sua esistenza.
Anche la grazia che ha santificato Giovanni Battista fin dal grembo di sua madre è stata meritata da Gesù.
Lo stesso discorso va fatto per tutti i giusti dell’Antico Testamento, a partire da Adamo ed Eva nel loro pentimento dopo il peccato originale.
Noi chiamiamo giusti dell’Antico Testamento tutte le persone morte con la grazia di Dio, anche se ignoravano di possederla.

3. Poiché Dio vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr 1 Tm 2,4) e poiché la salvezza (la comunione soprannaturale con Dio) è un bene che eccede l’ordine naturale è necessario che Dio offra a tutti gli uomini i mezzi adeguati alla salvezza, e cioè la grazia.
Dio la dà a tutti gli uomini di buona volontà, secondo quel principio teologico che suona così: Facienti quod in se est, Deus non denegat gratiam (a chi si comporta secondo il proprio dovere Dio non nega la grazia).
Anzi è proprio la grazia che li previene e li aiuta a compiere secondo giustizia tutta la legge morale, perché l’uomo con le sue sole forze, e tanto più dopo il peccato originale, non sarebbe in grado di osservarla.
Ed è ugualmente necessaria per santificare le loro opere e la loro vita per renderla adatta alla comunione soprannaturale con Dio.

4. Come gli ebrei dell’Antico Testamento si salvavano in virtù della fede nel Messia venturo e anche in virtù del loro agire secondo retta coscienza così analogamente i pagani si salvavano seguendo la legge naturale e avendo quel minimo di fede che orienta la vita e fa vivere rettamente secondo quanto si legge nella lettera agli Ebrei: “Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6).

5. Per costoro possiamo applicare quanto il Concilio Vaticano II dice circa la salvezza dei non cristiani: “Quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna.
Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita” (Lumen gentium 16).
E ancora: “Dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale” (Gaudium et spes 22).
Nella medesima linea si esprime il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Ogni uomo che, pur ignorando il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, cerca la verità e compie la volontà di Dio come la conosce, può essere salvato. È lecito supporre che tali persone avrebbero desiderato esplicitamente il Battesimo, se ne avessero conosciuta la necessità” (CCC 1260).

6. Cristo dunque è sceso negli inferi per portare in Paradiso tutti i giusti, e cioè tutti coloro che erano in grazia ed erano purificati.
Tutti costoro avevano già passato il giudizio particolare e con questo avevano ricevuto per sempre e in maniera inappellabile la sentenza della loro salvezza o della loro condanna.

Ti benedico, ti ricordo al Signore e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo

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