Quesito

Carissimo padre,
ho letto già sul vostro sito lettere relative alla gravità della masturbazione ed essendo anche un ragazzo che frequenta la chiesa e cerca di vivere cristianamente so che è un peccato abbastanza grave.
Il mio problema è la difficoltà nel dominarmi, ormai purtroppo è un’abitudine che si è radicata da troppo tempo e nonostante i miei sforzi non riesco a smettere.
Ora il catechismo della chiesa cattolica al riguardo mi sembra che sia più "indulgente" in questi casi affermando che il sacerdote dovrebbe tener conto della immaturità della persona e della sua abitudine radicata, ecco padre mi può spiegare meglio questo concetto? Questo implica una minore gravità?
Io non mi sono mai vergognato di confessare il mio peccato, ma da un pò di tempo mi sento a disagio nel confessare sempre e a volte solo lo stesso peccato al mio parroco. Insomma anche in una situazione di debolezza psicologica la masturbazione porta alla perdita totale della Grazia di Dio?
Non è che non voglia confessarmi, anzi, però spesso soprattutto quando ricado a distanza di breve tempo credo di confessarmi più per mettere a tacere il mio senso di colpa che per chiedere perdono al Signore, ecco perchè le chiedo queste cose.
Mi affido alle sue preghiere affinché io possa vincere la mia battaglia contro questa specie di "dipendenza" che mi porto da troppi anni. Grazie anticipatamente per una sua risposta.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la Chiesa nel suo magistero offre due criteri per valutare il disordine della masturbazione.
Il primo criterio è oggettivo, e consiste nel valutare il peccato in se stesso.
Il secondo criterio è di ordine pastorale e consiste nel valutare la gravità soggettiva del peccato.
Per compiere infatti un peccato grave sono necessari tre requisiti: materia grave, piena avvertenza della mente e deliberato consenso della volontà.
Il criterio oggettivo riguarda la materia e si domanda se essa sia grave. E qui la risposta è chiara. Si tratta di un atto intrinsecamente e gravemente disordinato.
Il criterio di ordine pastorale invece valuta il peccato in quanto è compiuto da quella specifica persona. Ora, sebbene la materia sia grave, non è detto che vi sia sempre nei singoli soggetti la piena avvertenza della mente e il deliberato consenso della volontà.
Vi possono influire diversi elementi e  il magistero stesso li registra quando scrive: “La psicologia moderna offre, in materia di masturbazione, parecchi dati validi e utili per formulare un giudizio più equo sulla responsabilità morale e per orientare l’azione pastorale. Essa aiuta a vedere come
– l’immaturità dell’adolescenza, che può talvolta prolungarsi oltre questa età,
– lo squilibrio psichico o
l’abitudine contratta possano influire sul comportamento, attenuando il carattere deliberato dell’atto, e far sì che soggettivamente non ci sia sempre colpa grave” (Persona humana, 9).
E soggiunge: “Tuttavia, in generale, l’assenza di grave responsabilità non deve essere presunta; ciò significherebbe misconoscere la capacità morale delle persone”.

2. Ora tocca al confessore insieme al penitente vedere in concreto che cosa influisce e può determinare una minore responsabilità soggettiva.
Tu chiedi in specifico che cosa significhi immaturità dell’adolescenza o abitudine contratta.
Penso che per immaturità dell’adolescenza s’intenda l’esplorazione della propria corporeità, tipica di un ragazzo che giunto a quell’età osserva le trasformazioni che avvengono sul proprio corpo.
Tuttavia il documento Sessualità umana: verità e significato dice che“gli adolescenti vanno aiutati a superare tali manifestazioni di disordine che sono espressione spesso dei conflitti interni e dell’età e non raramente di una visione egoistica della sessualità” (n. 103).

3. Per abitudine contratta non s’intende semplicemente il fatto che si ricade spesso, come avviene nel tuo caso, perché allora uno potrebbe dire: io sono giustificato in questo o in quel peccato perché ormai per me è diventato un’abitudine. O peggio ancora: è meglio acquisire l’abitudine così per me non vi sarà più peccato.
Ti faccio un paragone che può essere illuminante. Chi nell’ambito civile potrebbe dire: è meglio per me acquisire l’abitudine di ingiuriare le persone, di rubare, di rompere le vetrine tanto poi diranno che io ho l’abitudine di fare questo?
Quando si parla di abitudine contratta ci riferisce piuttosto al caso di chi, assuefatto al peccato, decide di cambiare vita e di convertirsi e che talvolta si sorprende, come per un meccanismo quasi del tutto libero da coinvolgimento erotico, a compiere  determinate manipolazioni.

4. Inoltre va tenuto presente anche questo: che il peccato danneggia sempre chi lo compie, anche se uno non è consapevole di compiere un peccato.
Anche qui un esempio può illuminare: chi pensa di bere un bicchierino di liquore mentre di fatto beve del veleno, muore lo stesso. Non vi sarà responsabilità personale in quella morte, ma il danno c’è ugualmente.
Giovanni Paolo II dice che il peccato si abbatte sempre sopra colui che lo compie con una oscura e potente forza di distruzione.
Allora la masturbazione, anche nel caso in cui soggettivamente fosse sgravata da responsabilità più pesanti, non aiuta mai a crescere, ma chiude una persona in se stessa.

5. Quello, poi, che tu chiami “senso di colpa” probabilmente non è solo senso di colpa, ma è senso della perdita della grazia, percezione della perdita di qualcosa di grande e di prezioso nella tua vita: la perdita della presenza personale di Dio, presenza che si avverte da cuore  a cuore.
E mi pare che questo sia così vero che vedo molti che, solo dopo essersi confessati, dicono di stare meglio.
Vedi: se si trattasse solo di senso di colpa e di necessità di scaricare su un altro quello che si è fatto, dovrebbe essere sufficiente dirlo a chiunque,  ad esempio ad un amico, allo psicologo…
La realtà invece è questa: che solo dopo essersi confessati dal ministro di Dio e aver ricevuto da lui la riconciliazione e la grazia, ci si sente a posto.
Inoltre se ci fosse solo senso di colpa, per quanto uno lo dica anche ad uno psicologo, il senso di colpa rimane.
Qui invece avviene qualcosa di diverso, di grande. E questa è l’opera della grazia.

6. Dici poi sono ormai diversi anni che ti porti dietro questo vizio. A questo proposito giova ricordare quanto dice un documento del Magistero: “la masturbazione e altre forme di autoerotismo sono sintomi di problemi più profondi, i quali provocano una tensione sessuale che il soggetto cerca di superare ricorrendo a tale comportamento. Questo fatto richiede che l’educazione pedagogica sia orientata più sulle cause che sulla repressione diretta dei fenomeno” (Orientamenti educativi sull’amore umano…, 99).
Purtroppo spesso ci si dimentica di andare più a fondo e di portare rimedio nelle cause.
Per superare definitivamente questo fenomeno è necessario dare un nuovo orientamento alla vita, e cioè impegnarsi nella realizzazione di determinati valori che tengano occupata la mente e stimolino a vivere per gli altri.

7. Ma non bisogna dimenticare neanche quest’altro avvertimento del Magistero della Chiesa: “la frequenza del fenomeno in questione è certo da mettere in rapporto con l’innata debolezza dell’uomo in conseguenza del peccato originale, ma anche con la perdita del senso di Dio, la depravazione dei costumi, generata dalla commercializzazione del vizio, la sfrenata licenza di tanti spettacoli e di pubblicazioni, come anche l’oblio del pudore, custode della castità” (PH 9).
Allora sono necessari alcuni accorgimenti,  e il primo è “la disciplina dei sensi”. Concedersi qualsiasi pensiero, qualsiasi fantasia, qualsiasi spettacolo e pensare di essere puri è una contraddizione.
Aggiungerei poi  la vigilanza e la prudenza nell’evitare le occasioni di peccato.
Tra gli aiuti spirituali va ricordato il sostegno della grazia divina e l’impegno a mettere in pratica la parola di Dio che si è ascoltata.
Insostituibile è la vita di preghiera: “La vita interiore porta alla gioia cristiana che vince, al di là di ogni moralismo e aiuto psicologico, la lotta contro il male. Dal contatto frequente e intimo con il Signore, tutti, e i giovani in particolare, attingeranno la forza e l’entusiasmo per una vita pura e realizzeranno la loro vocazione umana e cristiana in un sereno dominio di sé e in una donazione generosa agli altri” (OE 47).
Vi è poi l’apporto dei sacramenti. E innanzitutto del sacramento della Penitenza: “Il sacramento della Riconciliazione, attraverso la grazia che gli è propria e con l’aiuto della direzione spirituale, non solamente rafforza la capacità di resistere al male ma dà coraggio di risollevarsi dopo una caduta (OE 45).
Giova molto anche la partecipazione all’Eucaristia, che è “comunione con il Cristo nell’atto stesso del suo sacrificio, dove effettivamente il giovane credente trova il pane di vita come viatico per affrontare e superare gli ostacoli del suo pellegrinaggio terreno” (OE 45).
Non posso tralasciare l’affidamento a Maria, madre del bell’amore, e cioè dell’amore puro. “La vergine Maria è esempio eminente di vita cristiana. La chiesa, per secolare esperienza, è convinta che i fedeli, specialmente i giovani a lei devoti, hanno saputo realizzare questo ideale” (OE 47).
Avrai letto nel nostro sito alcune belle testimonianze di giovani che hanno superato questa battaglia dopo essere ricorsi con molto impegno all’aiuto di Maria.

Ecco la risposta alle tue domande.
Continua dunque a confessarti sempre e umilmente ogni volta che cadi.
Tralasciando, con qualche scusa, il ricorso a Gesù, che nel sacramento della Penitenza vuole incontrarsi con te per essere il tuo Redentore, non ti troverai senz’altro meglio, anzi!
Ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo