Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
mi chiamo M. e la mia fidanzata ha una malattia ereditaria genetica, Esostosi Multipla la quale può comportare la crescita aggiuntiva di ossa.
Tale forma si trasmette al 100% ai figli e può sia non manifestarsi sia arrivare a forme gravi le quali non permettono all’individuo di camminare, sia manifestarsi in forma molto lieve con la crescita di qualche osso principalmente negli arti inferiori o superiori.
In riferimento a un eventuale figlio abbiamo una differente visione; io non me la sento di cercare un figlio sapendo che al 100% verrebbe trasmessa questa malattia che potrebbe arrivare a forme anche molto gravi;
non mi sentirei principalmente a posto con la coscienza con tale scelta, inoltre, come conseguenza questa malattia verrebbe debellata e non trasmessa
il desiderio di formare una famiglia è però presente in me come in lei e quindi sarei dell’idea di adottare un bambino.
Le forme dell’amore sono infatti diverse.
Il sacramento del matrimonio è, però, finalizzato anche alla procreazione e non posso certamente interferire nella volontà di Dio e quindi mi sento un po’ in difficoltà.
Secondo Lei la mia visione di questa situazione è contro la volontà di Dio?
In caso di matrimonio saremmo quindi obbligati a cercare un figlio oppure è possibile anche pensare a una vita coniugale senza l’idea di cercare un figlio ma con quella di adottarlo?
Utilizzando i metodi naturali si lascerebbe la possibilità a Dio di fare comunque la sua volontà.
La mia ragazza invece è più possibilista e aperta all’idea di cercare un figlio visto che la vita è un dono inestimabile e non possiamo impedire a Dio di fare la sua volontà e afferma che questa mia “idea” comporta un amore non al 100% e che quindi non è compatibile con l’idea di matrimonio e non avrebbe senso continuare il nostro rapporto.
Inoltre concepisce questa mia intenzione come una non accettazione completa della sua persona.
Lei pensa che la unica e migliore soluzione al nostro problema sia quello di interrompere il nostro rapporto?
Entrambi vogliamo vivere secondo la volontà di Dio e non contro.
La ringrazio per l’attenzione e in attesa di una sua risposta,
Cordiali saluti
M.


Risposta del sacerdote

Caro M.,
1. il matrimonio è ordinato alla perfezione vicendevole degli sposi e alla generazione ed educazione della prole.
I due obiettivi sono intimamente congiunti perché la donazione totale di sé include anche la donazione delle proprie capacità di diventare padre e madre.
Il tuo pensiero sarebbe quello di sposarti usando i metodi naturali per evitare la procreazione di un bambino che nascerebbe con degli handicap. In questo modo la donazione sarebbe totale e lasceresti fare a Dio.
Mi pare che la soluzione sia buona e legittima.

2. Pio XII il 29.10 1951, nel famoso discorso alle ostetriche (che vale un’enciclica) disse: “I coniugi possono far uso del loro diritto matrimoniale anche nei giorni di sterilità naturale… Con ciò essi non impediscono né pregiudicano in alcun modo la consumazione dell’atto naturale e le sue ulteriori naturali conseguenze…
 Abbracciare lo stato matrimoniale, usare continuamente la facoltà ad esso propria e in esso solo lecita e, d’altra parte, sottrarsi sempre e deliberatamente, senza un grave motivo, al suo primario dovere, sarebbe un peccato contro il senso stesso della vita coniugale.
Da quella prestazione positiva obbligatoria possono esimere, anche per lungo tempo, anzi per l’intera durata del matrimonio, seri motivi, come quelli che si hanno non di rado nella cosiddetta indicazione medica, eugenica, economica e sociale. Da ciò consegue che l’osservanza dei tempi infecondi può essere lecita sotto l’aspetto morale e nelle condizioni menzionate è realmente tale.
Se però non vi sono, secondo un giudizio ragionevole ed equo, simili gravi ragioni personali o derivanti da circostanze esteriori, la volontà di evitare abitualmente la fecondità della loro unione, pur continuando a soddisfare pienamente la loro sensualità, non può derivare che da un falso apprezzamento della vita e da motivi estranei alle rette norme etiche”.
Tale insegnamento è stato ribadito dall’Humanae vitae. In essa si sottolinea la differenza essenziale tra ‘continenza periodica’ e la contraccezione.
Ecco il testo: “Questi atti… non cessano di essere legittimi se, per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione” (HV 11).
E più avanti: “Se dunque per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti o dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi o da circostanze esteriori, la Chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere i principi morali che abbiamo ora ricordato” (HV 16).

3. Mi dici che questa malattia è genetica e può comportare la crescita aggiuntiva di ossa.
Non basta la sola possibilità. Perché se guardiamo ai foglietti illustrativi delle medicine, osservando le loro eventuali conseguenze, non le prenderemmo mai.
Bisognerebbe informarsi in maniera più dettagliata.
Se il rischio è grave e certo, allora hai ragione tu.

4. La tua ragazza dice che, se non l’accetti com’è, non la ami al cento per cento.
Mi pare che questo non sia corretto. Tu la ami, al cento per cento.
Ma è tuo dovere tutelare per quanto ti è possibile, e cioè al cento per cento,  la salute del tuo bambino.
Non è in discussione dunque l’amore per lei, ma l’amore per il bambino.
La soluzione di un bambino adottivo è senz’altro buona.
Inoltre puoi dire alla tua ragazza che saresti ben contento di avere un figlio da lei se un giorno venisse data la fondata speranza che la malattia non venga trasmessa.

5. Mi chiedi anche se l’unica e migliore soluzione sia quella di troncare definitivamente il rapporto.
Mi pare di poter dire che la soluzione che mi hai proposto, anche se non fosse la migliore, è senz’altro buona. Ed è necessario tenere presente che spesso il meglio è nemico del bene.
Ma se la tua ragazza ponesse come condizione di aver un figlio, allora tutto è da ripensare. Hai anche tu hai la tua coscienza da difendere: il dovere di tutelare il nascituro da gravi handicap.
È vero che la vita è un bene inestimabile. Ma la Chiesa giustamente parla di paternità e maternità responsabili.

Ti ho presentato, caro M., il mio pensiero.
Ti saluto, accompagno te e la tua fidanzata con la mia preghiera.
Sono contento che entrambi vogliate vivere secondo la volontà di Dio e non contro. Questo fa piacere a Dio e sono certo che vi aiuterà e vi ricompenserà.
Ti benedico.
Padre Angelo