Se uno è veramente pentito e deciso a non peccare più è lecito confessarsi anche a distanza di poco tempo perché non si vuole convivere una sola ora di più col peccato commesso?

////Se uno è veramente pentito e deciso a non peccare più è lecito confessarsi anche a distanza di poco tempo perché non si vuole convivere una sola ora di più col peccato commesso?

Se uno è veramente pentito e deciso a non peccare più è lecito confessarsi anche a distanza di poco tempo perché non si vuole convivere una sola ora di più col peccato commesso?

Quesito

Caro padre Angelo Bellon
sono un ragazzo di 22 anni. Sono fidanzato con una ragazza da un po’ di tempo e da entrambi c’è la decisione di vivere il fidanzamento nella verginità fino al matrimonio. Siamo entrambi molto decisi a non concepirci uniti se non in Cristo (ovviamente non è un proposito, è la semplice condizione di vera ed unica unità).
Tuttavia, in certe occasioni di imprudenza è capitato più di una volta che ci lasciassimo andare in comportamenti tutt’altro che puri e, pur non avendo rapporti sessuali completi, comunque siamo caduti nel peccato mortale dell’impurità.
Da due settimane, dopo ogni volta che succedeva questo me ne pentivo subito amaramente e, con profondo pentimento e col sincero proposito di non rifarlo più, andavo a confessare immediatamente il peccato per non convivere con esso. Tuttavia, dando troppa fede alle mie forze, è capitato di ritornare in situazioni in cui era facile cadere nel peccato, e infatti così è stato per altre due volte.
Mi sono allora confessato da poco sempre con profondo e sincero pentimento (perché sono ben cosciente che svilisce terribilmente l’amore che ho per lei, mentre io la vorrei salva), ma il sacerdote, quando ho detto che non mi confessavo da due giorni, ha reagito molto male e ha detto che era una confessione scrupolosa e che avrei dovuto prendermi la responsabilità del peccato commesso. In ogni caso, mi ha assolto comunque dicendo che la confessione era valida dal punto di vista sacramentale ma lui non c’era con il cuore in questo gesto.
La mia domanda quindi è: se uno è veramente pentito e deciso a non peccare più (come sono io, perché ho deciso di evitare totalmente le situazioni che possono indurre in tentazione), è lecito confessarsi anche a distanza di poco tempo perché non si vuole convivere una sola ora di più col peccato commesso? E la confessione in questione è valida?
Attendo una risposta e sono estremamente grato per la roccia che rappresenta il suo servizio per i fedeli.
Un caro saluto!


Risposta del sacerdote

Carissimo,
solo terribilmente confuso nel risponderti solo oggi, dal momento che attendevi una risposta in termini anche abbastanza brevi.
Solo oggi però mi trovo a rispondere alla tua dell’inizio agosto scorso 2017.
Te ne domando scusa.

1. Di per sé si può tornare anche nello stesso giorno a confessarsi se si è sinceramente pentiti del peccato commesso.
Forse però il sacerdote ha pensato che in te non vi fosse sufficiente volontà nell’evitare le occasioni prossime del peccato o che comunque rimanere privo della grazia per qualche giorno fosse salutare per te.
Probabilmente voleva dirti questo con le parole: ci si deve assumere le proprie responsabilità.

2. È vero che nel frattempo si può ricuperare lo stato di grazia attraverso un atto di dolore perfetto.
Ma ognuno può vedere bene la differenza tra un atto di dolore perfetto e la confessione sacramentale.
Solo con questa ci si sente a posto, tanto più che l’atto di dolore non è veramente perfetto se non include almeno implicitamente il proposito della confessione.

3. D’altra parte è facile notare che nella confessione sacramentale tutto l’uomo – anima e corpo – viene coinvolto nell’atto di penitenza.
I sentimenti anche di vergogna (Sant’Agostino li chiamava erubescentia) ci umiliano davanti a Dio e anche davanti alla Chiesa.
Quando invece si domanda perdono a Dio, sia pure sincerante, ma da soli, si avverte che c’è minore coinvolgimento e che si sta facendo troppo poco.
È già qualcosa di molto importante, ma è ancora insufficiente.
Questo senza dire delle parole di assoluzione e anche della penitenza imposta dalla carità del sacerdote confessore.

4. Ma la realtà più grande che si attua nella confessione è il rapporto personale con Cristo attraverso la persona del sacerdote che agisce simultaneamente in persona Christi et in  persona Ecclesiae.
Nell’atto solitario di dolore perfetto ci si sente ancora troppo soli.
Solo nel sacramento si avverte la comunione reale con Cristo e con la Chiesa e il loro abbraccio di riconciliazione.
Giustamente San Giovanni Paolo II diceva che colui che ha istituto questo Sacramento sa quali sono i veri bisogni del cuore dell’uomo.

5. Forse sul momento avresti desiderato un sacerdote che non ti dicesse niente, che fosse – come a dire – “più misericordioso”.
Ma sarebbe stata vera misericordia?
Sono convinto che alla fine hai ringraziato Dio di aver trovato un sacerdote che ti abbia detto parole che lì per lì ti hanno un po’ ferito piuttosto che uno che non si prendesse sinceramente cura della tua anima.

Ti assicuro la mia preghiera perché tu sia fedele nell’impegno di vivere il tempo di fidanzamento come tempo prezioso per la tua santificazione e di ulteriore avvicinamento a Dio.
Ti benedico.
Padre Angelo