A causa dell’abitudinarietà nel mio peccare, soprattutto per quanto riguarda gli atti impuri, sono diventato insensibile

////A causa dell’abitudinarietà nel mio peccare, soprattutto per quanto riguarda gli atti impuri, sono diventato insensibile

A causa dell’abitudinarietà nel mio peccare, soprattutto per quanto riguarda gli atti impuri, sono diventato insensibile

Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei dei chiarimenti circa delle questioni che non mi hanno mai permesso di vivere serenamente il mio rapporto con i sacramenti, e e di conseguenza con Cristo.
A causa dell’abitudinarietà nel mio peccare, soprattutto per quanto riguarda gli atti impuri, sono diventato insensibile, al punto da non provare più affetto verso nessuno e da non riuscire più ad avere un pentimento dei miei peccati, anzi, adesso ci scivolo molto più facilmente.
Il punto è questo, non sento più un dolore interiore, mi sembra quasi una fede psicologica la mia, come se semplicemente sapessi che i peccati che ho commesso siano tali solo perché è scritto nei testi sacri.. ma io lo so in realtà che lo sono e che sono anche gravi, perché il fatto che io ora mi senta un morto che cammina ne è la prova concreta. Solo che mi chiedevo se effettivamente posso accostarmi al sacramento della confessione così, senza sentire un vero pentimento per aver offeso Dio, per aver messo Cristo in croce, ma semplicemente recandomi al confessionale perché non sono felice.
Preghi per me, la ringrazio in anticipo.
Che Dio la benedica


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. hai detto cose molto vere nella tua mail.
L’abitudinarietà col peccato grave fa sì che uno viva in maniera quasi permanente in peccato mortale.
Ora che cosa si può provare di celeste e di soprannaturale dentro il proprio cuore se non si gode della presenza personale di Dio?
Si prova solo il vuoto, l’aridità.
Magari ci si accosta ai sacramenti giusto per avere un lasciapassare per fare la Santa Comunione, ma poi si ricade nella vita precedente.
È come se tu dessi da mangiare ad un morto: non gusta niente, non reagisce in nessuna maniera.

2. Mentre la condizione preliminare per gustare l’unione con Dio è lo stato di grazia, la purezza dell’anima, l’assenza in maniera permanente (o quasi) del peccato grave.
Coloro vivono in maniera permanente lontano da Dio non capiscono che cosa significhi avere nel cuore la vita divina o anche averla persa. Non ne hanno mai fatto l’esperienza.
Deridono le leggi di Dio e della Chiesa perché non sanno che cosa esse vogliano far raggiungere e tutelare.
Non conoscendone l’obiettivo e non essendo mai vissuti in grazia forse da quando hanno raggiunto l’età adulta le prendono per vaneggiamento.
Ma questa è la più grave sciagura che possa capitare ad una persona. Il dramma è che non ne hanno la consapevolezza.
Sono tra coloro di cui nell’Apocalisse vien detto: “Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla.
Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo” (Ap 3,17).

3. Per te però non è così.
La vita di grazia l’hai assaggiata, l’hai gustata.
E ora che ne sei privo in maniera quasi permanente la rimpiangi.
E detesti lo stato in cui ti ha ridotto l’abitudinarietà del peccato grave.
Avverti che il peccato ti ha tolto la gioia più limpida, quella che nasce dall’unione con Dio e dal possederlo dentro il proprio cuore.

4. Che fare allora?
Devi ricordare che la conversione non è semplicemente un’impresa umana, ma è un dono straordinario del Signore.
È un dono che fa sentire l’attrazione per Dio, svigorisce il richiamo della concupiscenza e comincia a riempire la nostra mente con la presenza di Dio e il gusto delle cose sante.

5. Per questo attraverso la Sacra Scrittura Dio stesso invita a domandare la grazia della conversione.
Attraverso il profeta Geremia ci esorta a dire: “Fammi ritornare e io ritornerò” (Ger 31,18) e col Salmista: “Rialzaci, Signore, nostro Dio, fà splendere il tuo volto e noi saremo salvi” (Sal 80,4).
E anche “Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo, rinnova i nostri giorni come in antico” (Lam 5,21).

6. Chiedi anche se puoi accostarti alla confessione col cuore spento.
Sì, purché tu chieda la grazia della conversione.
Pertanto prima della confessione rinnova la richiesta della grazia del pentimento e del dono di un cuore nuovo.
Fà tue le parole del Signore che ti ho riportato.
Nello stesso tempo chiedi a Maria, che è tua Madre nell’ordine della grazia, di ottenerti il pentimento dei peccati e quell’attrazione verso Dio per cui quanto finora ti ha sedotto scompaia del tutto dalla tua vita.
Prima della confessione, va davanti al suo altare e chiedile di ottenerti questa grazia perché sei suo figlio.

Ti ricordo volentieri nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo