Salve Padre Angelo,
innanzitutto la ringrazio per la sua instancabile disponibilità nel rispondere a tutte le nostre domande e richieste.
Le volevo chiedere due cose:
La prima è relativa ai sacrifici e le opere che possiamo offrire in suffragio delle anime Sante del Purgatorio. Se si è in stato di peccato mortale, valgono?
La seconda domanda che volevo farle riguarda le 15 orazioni di Santa Brigida, da recitare per un anno. Tra le diverse cose lette a riguardo non ho capito se le Promesse siano sicure; e dato che vanno recitate ogni giorno, c’è un momento particolare della giornata in cui vanno fatte?
Si possono dividere e recitarne diverse in diversi momenti del giorno?
E se un giorno dovessi saltare.. si recupera o si comincia daccapo?
Grazie padre
Maria


Risposta del sacerdote

Cara Maria,
1. le nostre opere, le nostre preghiere e i nostri sacrifici possono meritare in diverso modo.
Possono avere per chi le compie un merito di ordine soprannaturale in riferimento alla vita eterna.
Oppure possono meritare un bene di ordine temporale (salute, lavoro…).
Oppure possono meritare per gli altri i beni di tutti e due i tipi.

2. Ebbene, quanto è compiuto in peccato mortale, poiché non viene vivificato dalla grazia, non merita per la vita eterna.
Gesù ha detto espressamente: “Chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30)

.

3. Tuttavia le opere, le preghiere e i sacrifici compiuti in peccato mortale sono sempre cose buone.
E anche se chi le compie non è in grazia di Dio e sebbene non giovino per l’aumento del capitale (1 Tm 6,19) per la vita eterna, tuttavia, proprio perché sono un bene Dio lo premia sempre.
Le premia accordando benefici di ordine temporale, come ad esempio la salute o il lavoro, per se stessi o per i propri cari.

4. Inoltre, pur privi della grazia di Dio, mentre si compie il bene ci si dispone e ci si apre in qualche modo all’azione della grazia.
E per questo si può dire di lui quello che nostro Signore ha detto ad uno scriba che aveva risposto bene ad una sua domanda: “Non sei lontano del regno di Dio” (Mc 12,34).

5. Ma per venire precisamente alla tua domanda, vale a dire se le preghiere, le opere e i sacrifici di chi è in peccato mortale giovino come suffragio alle anime del purgatorio la risposta è affermativa, sì, giovano.
E il motivo è il seguente.
Quanto si chiede a Dio quando si prega per un’anima del purgatorio non è di per se stesso un bene di ordine soprannaturale, e cioè l’aumento della grazia, della fede o della carità per colui per cui si prega, ma l’abbreviazione o la remissione della pena temporale. Ebbene, per ricevere questo bene per se stessi o per altri non è necessaria la grazia.
Diversamente dovremmo dire a tutte le persone che talvolta si accalcano per la recita del Rosario in suffragio di un defunto che il loro Rosario non giovano a nulla.
Invece giova e giova molto.
Per chi lo recita, come ho detto, se è privo della grazia non gli giova per aumentare il capitale per la vita eterna perché non è congiunto a Cristo mediante la grazia.
In altre parole la sua opera, pur buona, non è vivificata dalla vita soprannaturale, dalla grazia.
Ma, pur priva della grazia, rimane un’opera buona e come tale Dio la premia sempre con beni di ordine temporale a nostro vantaggio o anche a vantaggio altrui.
E tra i doni di ordine temporale vi è anche l’abbreviazione della pena del Purgatorio.

6. Questo è il pensiero di Santa Caterina da Siena la quale diceva che “nessuna utilità nell’ordine della grazia possiamo fare né a noi, né agli altri, senza la carità” (Lettera 7) e che “senza la carità, nessun bene o atto di virtù vale per la vita eterna” (Lettera 85).
Ma poi soggiunge: “tuttavia nessun bene si deve tralasciare, perché ogni bene è rimunerato e ogni colpa punita.
Il bene, senza la carità, non vale per la vita eterna, ma vale per molte altre cose, ricevendo grazia da Dio.
Poiché Dio non vuole che quel bene passi senza rimunerazione, lo rimunera alcune volte concedendogli il tempo per convertirsi, talvolta ponendo il peccatore nel cuore dei servi di Dio esortandoli a pregare per lui…
Oppure lo rimunera in cose temporali, quando il peccatore non si dispone, per sua colpa, a ricevere le grazie spirituali” (Lettera 85).
E noi, continuando l’esemplificazione di Santa Caterina possiamo aggiungere: lo rimunera anche con la diminuzione della pena temprale che le anime del purgatorio debbono scontare.

Ti ringrazio per il quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo