Buongiorno Padre, le scrivo per avere chiarimenti sulla Divina Provvidenza. Come deve interpretare l’azione di questo attributo divino una persona che ha successo nella vita? E una persona che invece vive disgrazie continue? Il primo si deve sentire abbracciato dalla Provvidenza e il secondo no? In altre parole: quando chiediamo grazie materiali al Signore e lui ci asseconda cosa dobbiamo pensare? E quando non ci asseconda ed anzi ogni cosa sembra andare male?
Inoltre cosa vuol dire in termini pratici avere fiducia nella Divina Provvidenza?
Un cristiano può credere nel concetto di Fato come destino predestinato ed incancellabile o nel concetto di fortuna e sfortuna?
Ed infine: chiedere grazie materiali al Signore per sé e per la propria famiglia è un’attività poco nobile? Mi sembra di ricordare che Padre Pio non pregasse mai per sé stesso.
Grazie
Luigi


Risposta del sacerdote

Caro Luigi,
1. per provvidenza divina s’intende il piano pieno d’amore col quale Dio governa tutte le cose.
Va ricordato che Dio governa in ordine ad un obiettivo soprannaturale: la santità, la vita eterna.
Il Signore sa come ognuno abbia bisogno di essere governato.
Per questo non è corretto fare i confronti con gli altri, perché ci sfuggono le necessità di singoli soggetti in ordine al fine di cui ti ho detto.

2. Devo anche aggiungere che il male non è voluto da Dio.
Sono gli uomini che lo causano e talvolta ne fanno pagare le conseguenze anche ai posteri.
Il male entra nelle disposizioni della divina Provvidenza solo in quanto è permesso da Dio.
Ma il Signore è così buono che sa piegare anche il male introdotto direttamente o indirettamente dal comportamento umano a servizio delle persone.
Benedetta Bianchi Porro, che è andata incontro a malattie che la rendevano sempre più invalida, paralizzata e insensibile, non ha cessato di esaltare il maniera mirabile “la fedeltà di Dio” in tutte le sue prove.
Ci vuole un occhio diverso per vedere le cose sotto questa angolatura. E questo occhio si chiama fede.

3. Quando chiediamo grazie e vediamo che Dio non ci esaudisce dobbiamo anzitutto esaminare noi stessi e chiederci se le abbiamo chieste bene, se sono utili per la santificazione oppure no.
Ma anche se le domandiamo in ordine alla santificazione e con le disposizioni dovute dobbiamo rimetterci il giudizio del Signore che sa meglio di noi che cosa ci conviene per il nostro futuro temporale ed eterno.
Non dobbiamo dimenticare che il Signore nel “Padre nostro” ci insegna a dire “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”.

4. Dobbiamo dunque adorare sempre i disegni di Dio, anche se apparentemente sembrano non favorire il nostro bene.
Il p. Reginaldo Garrigou-Lagrange, in un bel saggio intitolato “La provvidenza e la confidenza in Dio” scrive:
“I principi che sostengono la bontà e la necessità dell’abbandono sono i seguenti:
1. Nulla può avvenire che non sia stato previsto, voluto o almeno permesso da Dio da tutta l’eternità;
2. Dio non può volere o permettere cosa che non sia conforme alle manifestazioni della sua bontà e delle sue infinite perfezioni e alla gloria del Verbo incarnato, Gesù Cristo, suo Figlio unigenito;
3. sappiamo che “ogni cosa concorre al bene di coloro che amano Dio, di coloro che secondo il suo disegno sono chiamati” (Rm 8,28) e perseverano nel suo amore;
4. l’abbandono alla volontà di Dio non esime nessuno dall’obbligo di osservare scrupolosamente la volontà di Dio significata nei comandamenti, nei consigli e negli avvertimenti, ma esige che si aggiunga a tutto questo un abbandono totale alla divina volontà di beneplacito, per quanto possa apparire misteriosa, evitando ogni inquietudine e ogni affanno” (R. GARRIGOU-LAGRANGE, La provvidenza e la confidenza in Dio, 4,1).

5. Circa il fato o fortuna ti riporto una limpida pagina di San Tommaso d’Aquino:
È evidente che nel mondo alcuni eventi dipendono dalla fortuna e dal caso.
Capita però, qualche volta, che un evento, in rapporto alle cause inferiori è fortuito o casuale, in rapporto invece a una causa superiore, si scopre che è voluto direttamente. Si pensi, p. es., a due servi mandati dal padrone, in una stessa località, l’uno all’insaputa dell’altro; l’incontro dei due servi, per loro è casuale, perché avviene senza che essi lo vogliano; per il padrone invece che lo ha preordinato non è casuale, ma voluto direttamente.
(…).?
Bisogna perciò affermare che gli eventi casuali, sia quelli del mondo fisico, sia quelli del mondo umano, dipendono da una causa preordinante, che è la provvidenza divina. (…).
Perciò niente impedisce che gli eventi che accadono quaggiù per accidens, quali sono le cose fortuite e casuali, dipendano da una causa intellettiva predeterminante; e specialmente dall’intelletto divino. (…)
Concludendo, noi possiamo ammettere il fato, perché quanto accade quaggiù è soggetto alla provvidenza divina, e accade come un evento preordinato e quasi predetto da essa: sebbene i santi Dottori abbiano ricusato di servirsi di questo vocabolo, a cagione di coloro che attribuivano il fato all’influsso e alla posizione degli astri.
Per cui S. Agostino ammoniva: “Chi attribuisce gli eventi umani al fato, perché con tale vocabolo intende significare la stessa volontà e potenza di Dio, pensi pure così, ma corregga il suo linguaggio“. Ed è questa la ragione per cui nega il fato S. Gregorio” (Somma teologica, I, 116,1).

6. Infine chiedere grazie materiali per se stessi o per la propria famiglia è doveroso.
Il Signore stesso ci ha insegnato a domandarle nel Padre nostro con le parole “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
In questo pane quotidiano è racchiuso tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo