Quesito

Caro padre Angelo,
le volevo porre alcune domande concise e brevi. Riguardano l’impegno con la recita del rosario dopo l’iscrizione alla confraternita.
1) le litanie sono obbligatorie o basta solo la meditazione dei misteri?
2) quando in una settimana non riesco a recitare il rosario intero vengo meno alla promessa e non prendo parte ai meriti. Ebbene riprenderò parte quando in una settimana successiva reciterò di nuovo il rosario intero?
3) in stato di peccato mortale il rosario recitato (intero o solo 5 misteri) vale oppure no?
La ringrazio anticipatamente per le risposte.

 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. le litanie non fanno parte del Rosario e non sono obbligatorie.
Le litanie sono una bella preghiera, ma si possono dire anche separatamente dal Rosario e comunque non ne fanno parte.
Perché si tratti di Rosario è sufficiente dunque la recita  del Pater, dell’Ave e del Gloria con la contemplazione dei singoli misteri.

2. Quando in una settimana non riesci a dire il Rosario intero non ti avvantaggi dei benefici della confraternita, perché è come se ti fossi allontanato, ma continui a farne parte.
Tuttavia il venir meno a questa condizione per avvantaggiarti dei benefici della confraternita del Rosario non costituisce motivo di peccato.
Né di questo ti devi confessare.
È come se uno, pur avendo un diritto, non ne voglia usufruire.

3. In stato di peccato mortale la preghiera non è meritoria per la vita eterna, ma è sempre preghiera.
Dio gradisce la preghiera di tutti, anche quella dei peccatori (a meno che nella preghiera uno sfoggi la propria superbia come fece il fariseo della nota  parabola evangelica), come gradì la preghiera del pubblicano o del buon ladrone non croce.
Questa preghiera è la prima strada per ricevere la grazia santificante.

4. Ma la preghiera fatta in peccato mortale non merita per la vita eterna, perché non è vivificata dalla vita soprannaturale della grazia. In altre parole non è innestata in Cristo.
Ripeto: il Signore la ascolta e anche la esaudisce se è utile per noi.
Ma un conto è essere esauditi da Dio e un altro conto è essere in grazia.

5. Parimenti quando si è in peccato mortale non ci si avvantaggia dei meriti degli altri.
E non perché gli altri li ritirino da noi, ma perché chi è in peccato mortale se ne separa.
Come un tralcio staccato dalla vite non può ricevere linfa vivificatrice dal tronco e dai tralci con cui prima era connesso, così analogamente avviene per la preghiera. Ci si separa in qualche modo dalla Comunione dei Santi.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo