Quesito

Caro Padre Angelo,
Chi Le scrive è un cattolico praticante di anni 48, celibe, residente in un piccolo Comune della ….
Per prima cosa le faccio i miei più sentiti complimenti per il servizio che Lei e i suoi collaboratori offrite a chi, come il sottoscritto, sente il bisogno di alimentare la propria fede, di approfondire la conoscenza di Dio, di conoscere meglio la Sua volontà, cio’ che a Lui è gradito e ciò che lo offende ecc..
Ed è proprio in questa ottica che le presento alcuni pensieri che sovente mi balenano nella mente e che mi lasciano abbastanza dubbioso e perplesso.
In pratica nel posto in cui lavoro, ci sono circa 30/35 dipendenti tra uomini e donne e io so per certo, che di questi, tranne il sottoscritto, nessuno frequenta la Messa domenicale, e non si reca in Chiesa nemmeno per le festività religiose più solenni come il Santo Natale e la Santa Pasqua. Nei giorni che precedono queste festività, vedo tutti scambiarsi i migliori auguri, farsi dei regali a vicenda, ma non colgo in nessuno la percezione del vero significato di queste feste, nè tanto meno il desiderio di glorificare Dio almeno durante queste festività e di conseguenza in generale di rispettare i Suoi Comandamenti a tutti i livelli (soprattutto per quanto riguarda la morale sessuale….) mi viene da dire che in generale si tratta più o meno di brave persone, disposti magari ad aiutare anche il prossimo se si presentasse l’occasione…. che in pratica però vive secondo la cosiddetta "legge naturale", pur essendo penso quasi tutti battezzati, e come si dice "adulti e vaccinati", molti hanno regolare famiglia con figli (non so però se sono sposati in Chiesa o solo civilmente), purtroppo ci sono alcuni divorziati e alcuni conviventi ed i single, come è facile immaginare, non rispettano certo gli ammonimenti di Gesù riguardo alla fornicazione…..(e questo sia per quanto riguarda gli uomini che le donne). Io non ne ho mai avuto l’occasione, ma se provassi ad esprimere i miei convincimenti in materia di morale sessuale, ai quali sono arrivato gradualmente anche grazie ai Suoi interventi sul sito….che mi hanno reso maggiormente consapevole della volontà di Dio riguardo questi aspetti (che in pratica sono quelli dettati da Gesù attraverso il Suo Vangelo, da San Paolo in alcune Sue lettere…..) sono certo che verrei dai più deriso e considerato letteralmente "anormale e malato mentale" e questo lo affermo apertamente con sicurezza e senza retorica.
Tutto questo mi rende abbastanza triste, pensieroso, è come se io provenissi da un altro pianeta e Le posso assicurare che la sensazione che provo è realmente di forte smarrimento ed anche di preoccupazione per il comportamento di tutti questi miei colleghi a tal punto che mi viene spontaneo porgerLe questa domanda: premetto che sono consapevole che il giudizio riguardo ogni essere umano, credente o meno spetta solo a Dio e solo Lui conosce il cuore di ogni uomo, però alla luce della Parola di Dio, dei Suoi Comandamenti, degli insegnamenti e tal volta ammonimenti di molti Santi e della Madonna, nell’ipotesi che queste persone dovessero rimanere "a vita" fermi nei propri comportamenti e a questo punto convincimenti riguardo la morale religiosa in generale (ma anche solo riguardo la mancata frequentazione della Santa Messa e quindi senza il desiderio di cercare e glorificare Dio), che ne sarà della loro salvezza? o meglio si salveranno?
Mi rendo conto che la domanda può apparire come "banale" e anche un pò "presuntuosa" ma Le posso assicurare che non è mia intenzione cercare di  "giudicare gli altri" e che io stesso non mi considero meno peccatore di loro e comunque non sono "certo" della mia salvezza e per questo combatto quotidianamente contro le varie tentazioni di questi "tempi difficili" e sovente prego in particolare la Madonna per me ed anche per tutti coloro che non hanno fede, affinchè la possano raggiungere attraverso la sua intercessione e la grazia di Dio, però è anche vero, che lo scenario sopra descritto è piuttosto preoccupante e non può lasciare di certo indifferente un credente.
Nel ringraziarLa per il servizio offerto, La saluto cordialmente.
R.C.

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la tua domanda è la medesima che si faceva il nostro Santo Padre Domenico: “Dio mio, misericordia mia, che ne sarà dei poveri peccatori?”.
È la medesima domanda che ha inquietato i Santi e li ha spinti ad intraprendere opere, preghiere e penitenze per la salvezza di tutti.

2. Oggi gli uomini vivono in gran parte incuranti del loro destino eterno, come rilevava Giovanni Paolo II.
Si direbbe che si trovano in una situazione analoga a quella descritta da Gesù quando parlava del comportamento della gente prima del diluvio e prima della distruzione di Sodoma: “Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà” (Lc 17,26-30).
Queste affermazioni del Signore impensieriscono perché fanno comprendere che tanta gente – allora come oggi – è tutta intenta agli affari della terra, dimentica dell’obiettivo supremo dell’esistenza e incapace di leggere i segni che pur vengono dati a tutti perché si ravvedano.
Il Cielo anche oggi non cessa di ammonire sulla fine di chi muore privo della grazia santificante. A Fatima la Madonna ha fatto vedere l’inferno a dei bambini dicendo: “Vedete qual è la fine che fanno i poveri peccatori”.

3. Anche a Santa Faustina Kowalska fu fatto vedere l’inferno. Ecco che cosa scrive: “Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’Inferno. 
É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste:
la prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio;
la seconda, i continui rimorsi della coscienza;
la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai;
la quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall’ira di Dio;
la quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio;
la sesta pena è la compagnia continua di satana;
la settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile. (…).
Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio.
Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità.
Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giustifichi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia.
Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è. Ora non posso parlare di questo. Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto.
I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi.
Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno.
Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro” (Diario, Libreria Editrice vaticana, pag. 276).

5. Tuttavia siamo certi che la grazia di Dio lavora sempre.
Se fra trent’anni tu avessi la possibilità di ritrovare i tuoi colleghi di lavoro ti accorgeresti che tanti nel frattempo si saranno convertiti.
La storia del figliol prodigo che lascia la casa paterna per andarsi a divertire e che passato un certo numero di anni torna indietro si ripete senza sosta nella vita di molte persone.
Il Signore non costringe nessuno a stare nella sua casa.
Con una larghezza d’animo disarmante e inizialmente incomprensibile lascia che tanti se ne vadano.
Ma sa che molti, dopo aver toccato il fondo, torneranno e staranno insieme con Lui in maniera nuova, più sentita e più grata.

6. Ciò non toglie però il dolore per l’esperienza amara cui tanti vanno incontro senza saperlo, il danno che involontariamente procurano alla Chiesa e all’umanità perché il male (come del resto anche il bene) ha sempre conseguenze ecclesiali e sociali e soprattutto l’ingratitudine nei confronti di Nostro Signore che viene sempre di nuovo crocifisso.
Ed è proprio per questo che Dio ripete a noi ciò che San Paolo a suo tempo ha detto a Timoteo: “Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.
Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole” (2 Tm 4,1-4).
È triste vedere come molti non sopportino la dottrina vivificante che Dio ci dà, si circondino di maestri secondo i loro  capricci e si perdano fino in fondo.

6. Ti esorto a continuare ad avere sete per la salvezza di tutti.
E perché questo non sia un semplice svolazzo del cuore ti indico la strada da percorrere.
È la medesima che l’Eterno Padre ricordava a Santa Caterina da Siena quando le parlava dei frati dell’Ordine di San Domenico: “In su che mensa fa mangiare i figli suoi col lume della scienzia? Alla mensa della croce, in su la quale croce è posta la mensa del santo desiderio, dove si mangia anime per onore di me. Egli non vuole che i figli suoi attendino ad altro se non a stare in su questa mensa col lume della scienzia, a cercare solo la gloria e loda del nome mio e la salvezza delle anime. E, affinché non attendino ad altro, lo’ priva della cura delle cose temporali e vuole che siano povari” (Dialogo, 158).

7. Mi piace ricordare che a questa mensa faceva riferimento il Santo Papa Giovanni XXIII nell’enciclica Sacerdotii nostri primordia nella quale esortava a seguire gli esempi del Santo Curato D’Ars: “Sull’esempio degli apostoli di tutti i tempi, egli vedeva nella croce il grande mezzo soprannaturale per cooperare alla salvezza delle anime che gli erano affidate.
Senza lamentarsi soffriva per esse le calunnie, le incomprensioni, le contraddizioni; per esse accettò il vero martirio fisico e morale d’una presenza quasi ininterrotta al confessionale, ogni giorno, per trent’anni; per esse lottò come atleta del Signore contro le potenze infernali; per esse mortificò il suo corpo. Ed è ben nota la risposta data a un confratello che si lamentava per la poca efficacia del suo ministero: "Voi avete pregato, avete pianto, gemuto e sospirato. Ma avete voi digiunato, avete vegliato, vi siete coricato per terra, vi siete data la disciplina? Finché non sarete giunto a questo, non crediate d’aver fatto tutto" (SNP 43).

8. Un’ultima cosa: mi dici che la gente che lavora con te segue solo la legge naturale.
Se seguisse solo la legge naturale sarebbe già una buona cosa, ma -credimi – non osserva integralmente neanche questa perché la legge naturale proibisce la fornicazione, il tradimento coniugale, le impurità e tante altre cose…
Se osservasse integralmente la legge naturale sarebbe già a buon punto perché Nostro Signore ha detto: “Invece chi fa la verità viene verso la luce” (Gv 3,21).
Mentre poco prima aveva detto: “Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate” (Gv 3,20).  

Mentre ti esorto a seguire le indicazioni dei Santi menzionati, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo