Quesito

Salve Padre Angelo,
potrebbe gentilmente spiegarmi il senso dei passi che Le accludo? La morte fisica è entrata a causa del peccato oppure era già "messa in conto" (evoluzione della specie)?
Cioè, se l’uomo non avesse peccato sarebbe comunque morto su questa terra?
(Sap 1,13-15; 2,23-24: Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte, né il regno dei morti è sulla terra.
La giustizia infatti è immortale.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono).
Grazie,
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
1. il testo sacro vuole ricordare che Dio non ha creato la morte.
Qualcuno da questi versetti “Egli ha creato tutte le cose perché esistano”  potrebbe pensare che tutti i viventi siano destinati ad esistere eternamente, ma non è questo che si deve intendere.
Solo l’uomo, che è capace di elevarsi fino a Dio perché è dotato di anima spirituale, è destinato ad una felicità perpetua e immortale.
I vegetali e gli animali, invece, non potendosi elevare fino a Dio, sono incapaci di esistere eternamente. Sono destinati a servire per le necessità dell’uomo e conseguentemente non reclamano in nessun modo un’immortalità individuale che sarebbe contraria al loro destino.

2. Per costoro è sufficiente che si conservi le specie.
E sembra proprio che l’autore pensi alla specie quando dice che esse “le creature del mondo sono portatrici di salvezza” e che “né il regno dei morti è sulla terra”.

3. È evidente che le realtà vegetali non possano sussistere per sempre perché Dio ha dato all’uomo  e agli animali la possibilità di nutrirsi di ogni erba verde: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne” (Gn 1,29-30).

4. Inizialmente Dio diede all’uomo la possibilità di servirsi degli animali, ma non ancora di nutrirsene: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra»” (Gn 1,29).
Il permesso di mangiare carni di animali viene dato solo dopo il diluvio: “Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono dati in vostro potere. Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe” (Gn 9,2-3).
La sussistenza delle varie specie di animali, come già per i vegetali, non è incompatibile con l’evoluzione delle loro specie.

5. Quando l’autore sacro dice che “la giustizia infatti è immortale” per “giustizia” non intende la virtù cardinale della giustizia che ha come obiettivo di dare ad ognuno il suo, ma parla di quei doni di ordine soprannaturale e di quella santità originaria che rendono l’uomo immune dalla morte e dalla sofferenza.

6. Il versetto 24: “Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura” è in diretto riferimento coi versetti precedenti dove gli empi decidono di condannare il giusto a una morte infame così da cancellarne per sempre il ricordo.
L’autore sacro dice che gli empi si sbagliano in questi loro ragionamenti perché Dio ha creato l’uomo perché viva eternamente, almeno con la sua anima.
L’anima infatti persiste oltre la morte ed è capace di ricompensa da parte di Dio.
Quando si legge che è creato per “l’incorruttibilità” si afferma che è stato creato per essere preservato dalla morte.

7. Si afferma anche implicitamente che all’inizio il corpo godeva di questa incorruttibilità a motivo della sua unione con l’anima spirituale ed era partecipe della vita divina mediante la grazia santificante.
“Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono”.
Qui si allude alla vicenda del peccato originale e alla gelosia dei demoni nei confronti della felicità goduta dai nostri progenitori.

8. Pertanto se l’uomo non avesse peccato, la morte non sarebbe entrata nel mondo.
Ma questo non significa che l’uomo sarebbe rimasto di qua eternamente. Dio l’ha creato per un altro obiettivo, per il quale si prepara proprio durante la vita presente.
Conclusa la sua preparazione sarebbe stato assunto direttamente in Paradiso.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo