Quesito

Caro Padre Angelo,
Le scrivo per un avere un suggerimento.
Mi è capitato di ricevere la “confessione” di un’amica riguardo alla presenza in lei di radicatissime tendenze omosessuali.
Si tratta di una ragazza profondamente religiosa, cresciuta in una bellissima famiglia che non le ha fatto mancare né l’affetto né la guida sicura. Ha sempre vissuto legata alla Chiesa, impegnandosi anche attivamente nella vita della comunità parrocchiale. Mi ha raccontato dei suoi passati innamoramenti e di come si sia sempre sforzata di viverli come profonde amicizie, evitando di dichiararsi alle persone in questione o a chiunque altro.
Ma è giunta alla soglia dei trent’anni e non ce la fa più. Dice che si è interrogata a lungo sul proprio posto nel mondo, che ha valutato e scartato la possibilità di una vocazione religiosa, che non capisce cosa Dio desideri da lei. Anche perché si è nuovamente innamorata, ma oggi è ricambiata e sta approfondendo il rapporto con questa persona.
Ora è divisa, perché il suo desiderio sarebbe di vivere per sempre con la ragazza di cui è innamorata, stare con lei, prendersene cura, ecc. Dice che non può essere un caso se ha incontrato questa persona e il suo amore è ricambiato.
Ma conosce anche bene l’insegnamento della Chiesa e non potrebbe vivere al di fuori della grazia: per ora ha evitato rapporti proibiti, ma non sa se resisterà a lungo. Ha deciso di parlarmi di tutto ciò in seguito al percorso che sta facendo con una psicologa. Io vedo che è felice e innamorata, molto più solare e aperta che in passato ma anche divisa tra il suo amore per la Chiesa e quella che considera la sua natura. Lei cosa le consiglierebbe se fosse al mio posto?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Il primo consiglio che ti dò riguarda la frequentazione della psicologa.
Penso che questa tua amica abbia preso tale decisione per vedere se può raddrizzare la propria inclinazione.
Se il soggetto collabora, la frequentazione di uno psicologo ha dato finora buoni risultati circa la guarigione. Si parla addirittura del 30%.
Penso che questa tua amica abbia buone possibilità di riuscirvi, anche perché grazie a Dio non è ancora scesa a pratiche omosessuali.

2. Il secondo consiglio riguarda la pratica omosessuale.
Anche nel caso che la frequentazione della psicologa non desse risultati soddisfacenti, la pratica omosessuale rafforzerebbe sempre l’inclinazione disordinata e lascerebbe un grande malessere interiore.
Proprio qualche giorno fa ho incontrato un giovane che purtroppo ha fatto simili esperienze. Mi ha detto che non hai mai provato gusto né prima né durante né dopo. Ma solo desolazione e desolazione.
Forse qualche omosessuale potrebbe dire che nel suo caso non è così. Ma io non ho motivi per dire che quel giovane abbia voluto dirmi il falso.
Pertanto anche questo è un dato da tenere presente.

3. La pratica omosessuale, sotto il profilo morale e religioso, allontana da Dio sicché si perde la comunione soprannaturale con Lui da cuore a cuore.
Non fa perdere la fede, no. E questo è testimoniato da tanti omosessuali che si dichiarano credenti e praticanti.
Ma elimina in partenza la comunione di ordine soprannaturale sicché viene preclusa ogni vera esperienza di comunione con i misteri di Dio e della vita di Gesù.
Quello che ti sto dicendo lo sto vedendo in alcuni che possono passare anche tutto il giorno in sacrestia. Ma di esperienza di comunione con Dio, di crescita nella vita di grazia, di assaporamento delle realtà della fede non c’è niente.
Vedo in loro un dibattito continuo tra un timido accenno della vita di grazia e un suo brusco spegnimento.

4. Sicché raccomanderei alla tua amica di non cedere mai alla pratica omosessuale. Starebbe peggio in tutti i sensi.

5. Approvo invece la sua decisione di non entrare nella vita religiosa, perché qui si tratta di vocazione, di chiamata e non semplicemente di ripiegamento perché non ci si sente portati al matrimonio.

6. Se poi dovesse rimanere con questa inclinazione, le consiglierei di sfruttare questa condizione per vivere la propria vita affettiva dedicandosi al servizio di Dio e dei fratelli con una dedizione totale, analoga a quella di chi si sposa o entra nella vita religiosa.
Solo il vero dono di sé gratifica.

7. Da ultimo vorrei ricordare quanto scrive un’istruzione della Santa Sede sulla cura pastorale delle persone omosessuali: “solo ciò che è vero è anche pastoralmente utile”.
Io potrei parafrasare e dire: solo ciò che è vero è anche buono per la persona; solo ciò che è vero rende anche profondamente felici.
Ora alla pratica omosessuale manca la verità primordiale della sessualità, intrinsecamente proiettata verso una persona di sesso diverso.

Ti ringrazio per la fiducia, assicuro per te e per questa tua amica un ricordo nella preghiera ed entrambi vi benedico.
Padre Angelo