Questo articolo è disponibile in: Italiano

Quesito

Padre Angelo,
meditando oggi, venerdì santo, sulla passione di nostro Signore mi ha colpito il fatto che la tunica di Gesù non sia stata divisa dai soldati, ma giocata.
Certo se divisa sarebbe stata rovinata, ma ci sarà ben altro motivo se gli evangelisti si sono soffermati su questo particolare – altrimenti di scarsa importanza -.
Puoi aiutarmi a comprendere il significato di questa puntualizzazione?
Le auguro una Santa Pasqua,
Angelo

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Angelo,
1. è San Giovanni che ricorda questo particolare:  “I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica.
Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo” (Gv 19,23).

2. L’evangelista sottolinea questo particolare perché la tunica usata dagli ebrei si componeva di due pezzi uniti insieme ai fianchi.
Era una prerogativa del sommo sacerdote avere la tunica senza cuciture, come ricorda lo storico Giuseppe Flavio, in quell’opera preziosissima intitolata   Le antichità giudaiche:
Scrive: “Questa tunica (del sommo sacerdote) non è divisa in due pezzi con cuciture sulle spalle e sui fianchi, ma è un tessuto di un solo pezzo con una apertura al collo tagliata non per traverso, ma tagliata lungo il petto fino alla metà delle spalle” (Le antichità giudaico III,7,4).

3. Il biblista L. Moraldi, che ha curato l’edizione italiana di quest’opera, annota: “Due coincidenze indirette dai Vangeli illustrano questo testo a proposito della tunica del sommo sacerdote.
Dal Vangelo di Giovanni: «I soldati poi quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo” (Gv 19,23).
E dal Vangelo di Marco: quando alle parole di Gesù il sommo sacerdote «stracciandosi le vesti» ha fatto forza presumibilmente sull’apertura lungo il petto”.

4. Scrive il padre Marie Joseph Lagrange: “Un abito senza cucitura aveva certamente un valore: il gran sacerdote ne portava uno simile a quello di Gesù; era stato certamente tessuto dalle mani di una donna che credeva in Gesù, da una di quelle ricche galilee che lo seguivano o forse dalla stessa madre di lui.
Dai tempi di San Cipriano i cristiani vi hanno visto il simbolo della Chiesa che deve rimaner una. Guai ai fautori di scisma che la stracciano!” (L’Evangelo di Gesù Cristo, p. 558).

5. Vi sono dunque due significati in quella tunica senza cuciture.
Il primo fa riferimento a Gesù, il vero unico e sommo sacerdote, l’unico mediatore tra Dio e gli uomini.
I sommi sacerdoti dell’Antico Testamento erano solo prefigurazioni del vero sommo sacerdote.
Di un tale sacerdote gli uomini avevano bisogno: “Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli” (Eb 7,26).
Per questo in tal senso la Bibbia di Gerusalemme annota: “Possibile allusione al sacerdozio di Cristo in croce: l’abito del sommo sacerdote doveva essere senza cuciture”.

6. Il secondo significato fa riferimento all’unita della Chiesa che viene attuata per mezzo della carità.
Questo è il significato ricordato da San Tommaso:
“In senso mistico questo particolare (della veste senza cuciture) può riferirsi al corpo mistico di Cristo.
E allora le vesti sono divise in quattro parti, perché la Chiesa doveva diffondersi nelle quattro parti del
mondo. (…).
La tunica senza cuciture che non viene divisa sta a significare la carità, poiché le altre virtù di suo non sono unite; ma vengono unite dal fatto che convergono verso il fine ultimo, al quale congiunge solo la carità. Sebbene infatti la fede mostri il fine ultimo, e la speranza faccia tendere verso di esso, soltanto la carità ce lo fa raggiungere” (Commento al Vangelo di Giovanni 19,23).

7. La carità unisce tutte le virtù perché dà agli atti di ognuna di esse una motivazione nuova: fa compiere tutto per amore di Dio.
E così unifica interiormente tutta la vita dell’uomo, anche sotto un profilo psicologico.
Inoltre la carità ha questo di peculiare: che non lascia Dio lontano, ma lo unisce intimante all’anima come ricorda San Giovanni: “Dio è carità; chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1 Gv 4,16).

8. A San Tommaso non sfugge neanche quanto dice San Giovanni di quella tunica, che era “tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo” (Gv 19,23).
“Allora la tunica è tessuta dall’alto in basso perché il corpo di Cristo è stato formato da una virtù superiore, ossia dalla virtù dello Spirito Santo”.
E si può aggiungere pure che la carità è un amore che viene dall’alto, perché è l’amore stesso di Dio infuso nei nostri cuori (Rm 5,5).

Contraccambio volentieri l’augurio di una buona e Santa Pasqua.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Questo articolo è disponibile in: Italiano