Quesito

Gentile padre Angelo. Buongiorno.
Questa non è la prima volta che Le scrivo e, forse, non sarà l’ultima. Intanto La ringrazio per le risposte che mi ha precedentemente fornito. Mi sono state molto utili.
Questa volta Le chiedo: qual è il senso, nella prospettiva di Dio, delle “prove” cui sottomette i suoi eletti, vista la Sua onniscienza? Per esempio, perché Dio mise alla prova Abramo, chiedendogli il sacrificio di Isacco per tastarne la fedeltà, dal momento che Lui può leggere nel cuore di ogni uomo? Non conosceva già, a priori, la sua eventuale fedeltà o infedeltà?
La ringrazio di tutto cuore per la Sua risposta e Le auguro ogni bene.
Con affetto,
Daniele.


Risposta del sacerdote

Caro Daniele,
1. la risposta alla tua domanda la troviamo nel libro di Giuditta, nella versione della Volgata che è stata letta nella Chiesa fino all’altro ieri, e che non muta il suo significato neanche con la traduzione nuova traduzione della CEI.

2. Quando la città di Betullia da diverso tempo pativa l’assedio e anche la sete perché l’esercito di Nabucodonosor era giunto ad occupare le sorgenti e molti ormai erano dell’idea di arrendersi, Giuditta si rivolse ai capi del popolo e disse:  “Ricordatevi quanto ha fatto con Abramo, il quale fu provato e divenne amico di Dio (Volgata), quali prove ha fatto passare ad Isacco e quanto è avvenuto a Giacobbe in Mesopotamia di Siria, quando pascolava i greggi di Làbano suo zio materno. Certo, come ha passato al crogiuolo costoro non altrimenti che per saggiare il loro cuore, così ora non vuol far vendetta di noi, ma è a fine di correzione che il Signore castiga coloro che gli stanno vicino” (Gdt 8,26-27).

3. Anche la fede di Mosè viene messa continuamente alla prova. Si deve scontrare con la durezza del faraone, con l’incostanza e con l’infedeltà degli ebrei nei quarant’anni di peregrinazione nel deserto.

4. Anche la Madonna, che ormai è il nostro modello nella fede, fu soggetta a molte prove.
Simeone le predice che una spada avrebbe trapassato la sua anima (Lc 3,35).
Deve fuggire in Egitto per salvare la vita del bambino Gesù (Mt 2,13-14).
Vive l’angoscia dello smarrimento del Signore nel tempio (Lc 2,41-50).
Ai piedi della croce persevera nella fede: vedeva Gesù crocifisso ma continua a credere che il Figlio suo avrebbe regnato sul trono di Davide suo padre e che il suo regno non avrebbe mai avuto fine (Lc 1,32-33).

5. Anche la fede di Pietro, che è la “roccia” (Mt 16,16-18), viene messa alla prova e viene scossa dallo scandalo della passione (Mt 26,69-75).

6. Le prove servono a purificare la fede.
Le prove, se ben accolte, radicano maggiormente in Dio. Mai come in quei momenti si avverte che solo lui è il nostro Salvatore.

7. Mi piace riportare anche la bella testimonianza di S. Teresa di Lisieux, a proposito di una particolare prova (il ritardo ad entrare al Carmelo), scrive: “Questa prova fu grande e mi fece crescere molto nell’abbandono e nelle altre virtù” (Storia di un’anima, 189).
L’impedimento ad entrare al Carmelo per Natale lo paragona alla prova di Marta e Maria quando morì Lazzaro e alla prova cui fu sottoposta la Madonna a Cana quando Gesù le rispose che l’ora sua non era ancora venuta. “Ma dopo la prova, quale ricompensa! L’acqua si cambia in vino… Lazzaro risuscita! Così Gesù agì verso la sua Teresa: dopo averla lungamente provata, colmò tutti i desideri del cuore di lei” (Storia di un’anima, 187).
In seguito, a proposito di un’altra prova, scriverà: “Sì, i tre anni del martirio di papà mi sembrano i più amabili, i più fruttuosi di tutta la nostra vita, io non li darei per tutte le estasi e le rivelazioni dei Santi, il cuore mi trabocca di gratitudine pensando a quel tesoro inestimabile che deve causare una santa invidia agli Angeli della corte celeste” (Storia di un’anima, 206).

8. Potrei dire che le prove servono a tenerci uniti a Dio, ad aprirci a Lui, a confidare solo in Lui.
E in questo modo permettono a Dio di esprimere in noi la sua onnipotenza divina.

Perché questo si realizzi anche in  te ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo