Carissimo Padre Angelo,
La ringrazio sempre (e la ricordo nella Preghiera) per tutto l’appoggio spirituale che dà a chi a Lei si rivolge per ottenere risposte. Prima di scrivere sempre cerco tra le risposte già date ad altri nel sito “Amici Domenicani” qualcosa che possa fare al caso mio. Ho letto due o tre che forse potrebbero adattarsi, ma nel mio caso ho un dubbio spinoso che negli ultimi due anni mi torna sempre a disturbare. La domanda è questa: può una comunità riunita in preghiera chiedere che il Signore “punisca” qualcuno? Mi spiego meglio con un esempio.
Una persona commette un “peccato”, nega per esempio il suo sostegno alla comunità o ad un gruppo per una tal cosa. La comunità si “offende” per questo comportamento e si riunisce in preghiera per chiedere “giustizia” al Signore per l’offesa (presunta) subita. In seguito, la persona, che si presume di aver commesso un peccato nei confronti della comunità, comincia ad avere un sacco di problemi, sta male fisicamente, perde il lavoro e non riesce a trovarne un altro, viene emarginata da tutti, ecc. ecc.
Capisco che messa in questo modo sembra più l’azione diabolica di qualche fattucchiera che non il prodotto di una preghiera rivolta al Signore, al Dio di Misericordia. Personalmente ho sempre creduto che il Signore non esaudisce preghiere che volgono a danneggiare una creatura, per quanto peccatore possa essere… ma ho sentito affermazioni del tipo: “ah, chissà se si salverà mai quella lì” oppure “eh, quella Dio la punirà”, che mi hanno lasciato basita… quindi non mi stupirei di nulla. In realtà, il mio cuore mi dice che il Signore corregge, non punisce. Magari può negare le Grazie… quindi se consideriamo che un lavoro, la salute, l’amicizia e la stima delle persone sono tutte Grazie… ci può anche stare. Ma qualcosa mi dice che pregare comunitariamente per danneggiare qualcuno… mah.
La ringrazio della risposta che potrà e vorrà darmi.
Il Signore La benedica.


Carissima,
1. è incredibile che una comunità si sia riunita per chiedere che una persona venga castigata.
Gesù ci ha comandato di pregare così: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,44).

2. Inoltre il Signore ha detto: “Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli” (Mt 6,9).
San Tommaso commenta più o meno con queste parole: il Signore non chiede di dire “Padre mio”, ma “Padre nostro” perché vuole che tutto quello che chiediamo per noi stessi lo chiediamo nello stesso tempo per ognuno del nostro prossimo, compresi i nostri nemici e coloro che ci fanno del male.
È così che ci si santifica, cercando di conformare sempre più i propri sentimenti con quelli del Padre celeste “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45).

3. San Tommaso sa che nella Sacra Scrittura si leggono imprecazioni contro i nemici così che sembrerebbe che non si debba pregare per i nemici ma piuttosto contro di essi (cf. Somma teologica, II-II, 83, 8, ob. 1).
Ma a questa obiezione risponde nel seguente modo: “Le imprecazioni che riscontriamo nella Sacra Scrittura si possono spiegare in quattro modi.
Primo, nel senso che “i profeti son soliti predire il futuro a modo di imprecazione” come nota S. Agostino (De sermone Domini in monte, 1,21).
Secondo, in quanto talora Dio manda ai peccatori dei mali temporali per correggerli (sottinteso: permette che vengano colpiti dal male per correggerli, n.d.r.).
Terzo, nel senso che tali richieste non sono rivolte contro le persone, ma contro il regno del peccato: e cioè affinché con la correzione dell’uomo venga distrutto il peccato.
Quarto, come una maniera di conformare la propria volontà alla giustizia di Dio relativamente alla dannazione di chi persevera nel peccato” (cf. Somma teologica, II-II, 83, 8, ad 1).
Come si vede, in nessun caso si invoca il male per il male perché questo è contrario alla carità che dobbiamo avere verso tutti.

4. Pertanto si deve pregare per la conversione di chi ci ha fatto del male.
Perché capisca e perché ripari.

5. Circa i mali capitati a quella sfortunata persona non si può dire: sono venuti dopo quella preghiera, dunque sono venuti a causa di quella preghiera.
In logica si insegna che “dal dopo questo” (post hoc) non si può concludere “dunque a causa di questo” (ergo propter hoc).
Le cause possono essere altre, non escluso il maleficio.
Da persone che hanno pregato in un modo così poco evangelico (per usare un eufemismo!) non posso negare a priori anche quest’eventualità.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore ti benedico.
Padre Angelo