Quesito

Carissimo padre Angelo buongiorno.
Volevo chiedere un chiarimento.
Ho letto la risposta al sig. Adriano (14.2.2016) riguardo chi va all’inferno. Mi sento in piena comunione con quanto lei ha scritto. Però ho un dubbio che è questo: posso pensare che, nonostante io possa aver fatto tutto ciò per cui Gesù mi condannerebbe alla pena eterna, se io mi pento sinceramente, ricevo il suo perdono e quindi mi salvo? Magari ovviamente dopo un lungo periodo nel purgatorio. Dico questo in virtù della infinita Misericordia di Dio.
La ringrazio anticipatamente e la ringrazio per il lavoro prezioso che conduce portando luce a noi fedeli.
Danilo


Risposta del sacerdote

Caro Danilo,
1. sì, se uno si pente sinceramente si può salvare.
Tuttavia è necessario chiarire in che cosa consista il pentimento sincero.

2. La prima condizione per cui vi sia pentimento sincero è che si ripudi il peccato commesso e cioè che si desideri non averlo neanche fatto.
La seconda condizione perché il pentimento sia sincero (i teologi parlerebbero di contrizione perfetta) è che ci si dispiaccia di aver offeso il Signore, di averlo di nuovo crocifisso, come ricorda la lettera agli Ebrei 6,6.
La terza condizione perché vi sia sincero pentimento è che vi sia il proposito di andarsi a confessare. Se mancasse questo proposito, la nostra volontà non sarebbe ancora riconciliata con quella del Signore, il quale ha stabilito questo Sacramento per la riparazione e il perdono dei peccati.

3. Il motivo di fondo è questo: nessuno potrebbe suscitare tale pentimento sincero dei propri peccati se non perché già raggiunto dalla grazia di Dio, che spinge ogni peccatore a pentirsi dei propri peccati.
Un bel documento della Conferenza episcopale italiana sull’evangelizzazione e il sacramento della penitenza ricorda che “la contrizione perfetta in virtù dell’amore che produce, dà la giustificazione, ottiene cioè il perdono dei peccati, prima ancora dell’assoluzione sacramentale.
È necessario tuttavia, qualora si tratti di colpe gravi, che si abbia il proposito almeno implicito di sottoporle, appena sarà possibile, al confessore nel sacramento” (n. 57).

4. Questa dottrina riflette quella del Concilio di Trento nei cui testi leggiamo: “Dichiara, dunque, il santo sinodo, che questa contrizione include non solo l’abbandono del peccato, il proposito e l’inizio di una nuova vita, ma anche l’odio della vecchia vita, secondo l’espressione: «Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo» (Es 18,31).
Certamente se si considerano queste grida dei santi: «Contro te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» (Sal 51,6); «Sono stremato dai lunghi lamenti, ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio» (Sal 6,7); «Ripenserò a tutti i miei anni, nell’amarezza della mia anima» (Is 38,15)], e altre simili, si comprenderà facilmente che esse provenivano da un odio veramente profondo della vita passata e da una grande esecrazione del peccato” (DS 1676).
“Insegna, inoltre, il concilio che questa contrizione talvolta può essere resa perfetta dalla carità, e riconciliare così l’uomo con Dio, prima ancora che riceva attualmente questo sacramento; tuttavia questa riconciliazione non è da attribuirsi a una contrizione priva del proposito, incluso in essa, di ricevere il sacramento” (DS 1677).

5. Pertanto un pentimento sincero di questo tipo manifesta che si è raggiunti dalla grazia di Dio e, se non c’è la possibilità concreta di confessarsi, è aperta la via della salvezza.
Per suscitare in noi tale pentimento è sufficiente recitare con devozione l’atto di dolore. Alcune parole di questa preghiera aiutano ad esprimere un dolore perfetto dei peccatI: “E molto più perché ho offeso Te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato”.

6. Sebbene raggiunti dalla grazia di Dio, non si può nel frattempo in attesa di confessarsi fare la Santa Comunione perché manca ancora la riparazione del peccato che viene attuata con l’assoluzione proferita dal Sacerdote e manca la perfetta riconciliazione con la Chiesa attraverso il Sacramento della confessione che di sua  natura – secondo il dettato della Sacra Scrittura (1 Cor 11,28: “prima esamini se steso e poi mangi…”) è previo alla Comunione.
Ti ricordo al Signore, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo