Quesito

Buongiorno carissimo padre Angelo.
Oggi vorrei chiederle se Cristo, in quanto uomo, ha subito il giudizio particolare.
Ogni benedizione nel Signore e cordiali saluti.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. alla tua domanda risponde San Tommaso in due tappe.
Nella prima dice che il potere giudiziario appartiene a Cristo in quanto Dio.
Nella seconda afferma che il potere giudiziario appartiene a Cristo anche come uomo.
Per cui il Padre non ha giudicato Cristo neanche come uomo.

2. Tornando alla prima tappa, San Tommaso dice che “al giudice compete il potere coercitivo, lo zelo della rettitudine e soprattutto la sapienza”.
Ma “Cristo è la sapienza divina, è la Verità che procede dal Padre e lo rappresenta perfettamente per cui propriamente il potere giudiziario viene attribuito al Figlio di Dio” (Somma teologica, III, 59, 1).
E fa sua l’affermazione di Sant’Agostino, il quale dice che della Verità non giudica neppure il Padre: infatti non è a lui inferiore. E così ciò che il Padre giudica lo giudica per mezzo di essa. Per cui il Padre non giudica nessuno ma ha rimesso ogni potere al Figlio” (De vera religione 31).

3. San Tommaso precisa che “il potere giudiziario è una prerogativa comune a tutta la Trinità. Tuttavia per appropriazione esso viene attribuito il Figlio” (Ib., ad 1).

4. Dopo aver detto che il potere giudiziario spetta a Cristo in quanto è la sapienza divina, si domanda se il potere giudiziario appartenga a Cristo anche in quanto uomo. E dice di sì appellandosi anzitutto a ciò che ha detto Gesù in Gv 5,27: “Il Padre gli ha dato il potere di giudicare, perché è figlio dell’uomo”.
E sebbene San Giovanni Crisostomo sembri di avviso diverso perché dice che “giudica non perché uomo, ma Figlio dell’ineffabile Dio” (Omelia 39 su Giovanni) perché poco dopo Gesù dirà: “E viene l’ora infatti in cui tutti coloro che sono nel sepolcro danno la voce del Figlio di Dio” (Gv 5,25) San Tommaso scrive: “Si deve però notare che pur restando in Dio l’autorità primaria di giudicare, tuttavia Dio comunica agli uomini il potere giudiziario rispetto alle cose sottoposte alla loro giurisdizione. Da cui il comando del Deuteronomio: “Giudicate con giustizia”, a cui seguono le parole: “perché è il giudizio di Dio” (Dt 1,16), per la cui autorità voi giudicate.
Ora anche per la sua natura umana Cristo è capo di tutta la Chiesa, perché “Dio ha posto tutti gli esseri sotto i suoi piedi” (Sal 8,8; Eb 2,8).
Perciò a lui spetta, anche secondo la natura umana, il potere giudiziario.
Quindi il suddetto brano evangelico va letto con questa punteggiatura: “Gli ha dato il potere di giudicare perché è il Figlio dell’Uomo”, non certo per la condizione della natura umana perché allora tutti gli uomini avrebbero un simile potere, come obietta appunto il Crisostomo; ma per la grazia capitale, che Cristo ha ricevuto nella sua natura umana” (Ib., III, 59, 2).

5. San Tommaso spiega che “il suddetto potere giudiziario spetta a Cristo nella sua natura umana, per tre motivi.
Primo, per la sua conformità e affinità con gli uomini. Dio infatti come opera mediante le cause seconde, perché sono più vicine agli effetti, così giudica gli uomini mediante l’umanità di Cristo, affinché il giudizio sia per gli uomini più dolce. Da cui le parole dell’Apostolo: “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia” (Eb 4,15-16).
Secondo, perché “nel giudizio finale”, nota Sant’Agostino, “ci sarà la resurrezione dei morti, e i loro corpi Dio li risuscita per mezzo del Figlio dell’Uomo”, come del resto “per mezzo del medesimo Cristo risuscita le anime”, in quanto questi è “Figlio di Dio” (Omelie sul Vangelo di Giovanni, 19).
Terzo, perché, come spiega Sant’Agostino, “era giusto che i giudicandi vedessero il giudice. Ma costoro saranno sia i buoni che i cattivi. Bisognava dunque che nel giudizio la forma di servo apparisse sia ai buoni che ai cattivi, riservando ai soli buoni la forma di Dio” (Sermone 127,7).

6. Aggiunge ulteriormente San Tommaso: “L’anima di Cristo è stata unita alla verità e riempita di essa molto più di tutte le altre creature, secondo la testimonianza di S. Giovanni: “Noi l’abbiamo visto pieno di grazia e di verità”. Per questo all’anima di Cristo spetta in sommo grado di giudicare ogni cosa” (Ib., ad 1).

7. E sebbene “sia proprio solo di Dio rendere beate le anime partecipando se stesso, tuttavia appartiene a Cristo il condurre gli uomini alla beatitudine, quale loro capo e autore della loro salvezza, secondo le parole della Scrittura: “Colui che aveva condotto alla gloria un gran numero di figli, ha elevato alla perfezione con la sofferenza l’autore della loro salvezza” (Eb 2,10)” (Ib., ad 2).

8. Infine “conoscere e giudicare i segreti dei cuori spetta di per sé soltanto a Dio: ma per il rifluire della divinità nell’anima di Cristo ciò spetta anche ad essa. Da cui le parole di San Paolo: “Nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo” (Rm 2,16).

È consolante sapere che ci giudicherà uno dei nostri, se ci si può esprimere così.
Con l’augurio di essere benevolmente accolti da Cristo che ha patito le nostre infermità ad esclusione del peccato, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo