Quesito

Caro Padre,
buongiorno. Come sempre la ringrazio per quello che fa.
Le sottopongo questa questione. All’interno del mio gruppo di cammino cristiano, ho avuto una accesa discussione circa la seguente frase di una nota atea: “Se quando morirò dovessi scoprire che c’è la vita eterna, direi a Dio che ho sbagliato. E tutto sommato, sarebbe bello essersi sbagliati”. Questa frase è stata usata come grande esempio della bontà di Dio.
A mio avviso, seppur suggestiva, questa frase è profondamente errata. Io ho affermato che il tempo della misericordia (e quindi della conversione) è qua sulla Terra, mentre dopo la morte è il tempo della giustizia e del giudizio (prima particolare e poi universale), pertanto non è più possibile convertirsi dopo la morte. Ho anche messo in guardia a mettere questa frase come esempio, anche perché, a mio parere, una frase del genere mostra una totale indifferenza di fondo verso Dio. Si potrebbe anche leggere così “La vita eterna non esiste, però se esistesse, vabbé mi sono sbagliata, che cambia in fondo?” (e quindi, se nulla cambia, alla fine Gesù è qualcosa di non rilevante per la vita oggi!). A fronte delle mie argomentazioni sono stato accusato di essere una persona rigida e di non tenere conto dell’amore e della misericordia di Dio, che supera le regole.
Personalmente so di essere a volte rigido e moralista, un sepolcro imbiancato (alla stregua dei farisei), quindi le accuse mossemi, mi hanno messo in discussione.
Ora, le chiedo, ho detto cose corrette? Ho sbagliato in qualche cosa? O hanno ragione i miei fratelli nella fede?  Vorrei evitare di tenere posizioni errate e addirittura vorrei evitare di propinarle ad altri.
La ringrazio molto, prego che la Madonna la accompagni e le chiedo una benedizione e una preghiera per me, mia moglie e i miei figli.

Giovanni


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. capita a volte di sentire o di leggere che il tempo della vita presente è il tempo della misericordia, al quale segue quello della giustizia. 
Si tratta indubbiamente di una frase ad effetto che può colpire il nostro interlocutore.
Tuttavia, a rigore, anche quello che segue la vita presente è il tempo della misericordia.
Santa Teresa d’Avila aveva preso come motto della sua vita: “Misericordias Domini in aeternum cantabo” (Sal 89,1; Canterò in eterno le misericordie del Signore).

2. La nostra mente per sua natura è razionale perché congiunge o disgiunge un concetto ad un altro. Tende pertanto a separare anche in Dio la sua misericordia dalla sua giustizia, mentre in realtà in lui queste perfezioni si identificano.
Dio è nello stesso tempo misericordia e giustizia, intendendo per giustizia divina secondo il suo significato biblico quell’intervento per il quale Dio per la sua benevolenza rende giusti, e cioè santi.

3. Il ragionamento della “nota atea” è intrinsecamente sbagliato perché entrando nell’eternità non c’è un prima e un poi per cui prima vede una cosa e poi ha il tempo di replicare.
Il giudizio particolare dura un istante ed è un’illuminazione superiore per cui in quell’istante si vede tutto della propria vita e con la luce così forte che è impossibile replicare.

4. Per quelli che si dannano non ci sarà il tempo di poter dire: “Ho sbagliato”.
Nel vedere tutta l’esistenza illuminata da una luce superiore e la propria ostinata resistenza a Dio, si rimarrà ammutoliti come si legge in Mt 22,12.
Si vedrà con chiarezza che si è “senza scuse” (Rm 1,20).

5. Questo concetto ce l’ha rivelato Nostro Signore nella parabola degli invitati al banchetto di nozze. Attraverso il linguaggio immaginifico, tipico delle parabole, si legge che “il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello ammutolì” (Mt 22,11-12).

6. San Tommaso commenta in maniera scultorea: “Quello ammutolì, poiché il peccatore non può avere una ragione sufficiente nell’aver disprezzato l’abito nuziale”.

7. Sicché in quel medesimo istante il peccatore impenitente si trova autoescluso eternamente dalla comunione con Dio.
È quanto insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica quando dice: “Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno»” (CCC 1033).

8. La “nota atea” finché è di qua si consola con un ragionamento sbagliato.
Se permarrà in questo errato auto convincimento, quando arriverà al momento supremo della propria esistenza, non le rimarrà altro che ammutolire e trovarsi esclusa “per sempre e per propria libera scelta” dalla comunione con Dio e con gli abitanti del paradiso. Non avrà più a propria disposizione quel tempo che le permetterebbe di dire: “sì, ho sbagliato” e interloquire con Dio.
Ti ringrazio per l’augurio che mi hai fatto e che di cuore contraccambio.
Ugualmente assicuro la mia preghiera per te e per tutta la tua bella famiglia.
Vi benedico.
Padre Angelo