Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei porle una domanda riguardo alle condizioni dopo la Resurrezione Finale. Molto spesso molti dicono che staremo tutti a vedere Dio, magari intendendo come seduti al cinema, mentre S. Tommaso dice chiaramente che non si tratta di una visione sensitiva, ma puramente intellettuale. In Isaia, se non sbaglio, si dice “fabbricheranno case e le abiteranno”, ecc… A questo punto mi viene l’idea di un Paradiso dove la gente è “attiva”, dove la gente opera, crea, anche materialmente parlando, in un mondo perfetto, dove “Dio è tutto in tutti”. Magari anche questo mondo, se Dio fosse tutto in tutti, sarebbe un Paradiso…Cosa ne pensa?
La ringrazio di cuore.
Un caro saluto,
Pierluigi


Risposta del sacerdote

Caro Pierluigi,
1. è difficile descrivere la vita futura del Paradiso.
Tuttavia il minimo che si possa dire è che non si tratterà di una vita passiva.
Saremo conformati a Dio che è vita, azione, amore.
Il libro della Sapienza dice che i giusti “nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro” (Sap 3,7-8).
Il linguaggio è immaginifico, ma dice bene che di là saremo attivi.

2. Ugualmente Gesù nella parabola delle mine parla di governo di città: “Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine. Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città. Poi si presentò il secondo e disse: La tua mina, signore, ha fruttato altre cinque mine. Anche a questo disse: Anche tu sarai a capo di cinque città” (Lc 19,16-19).

3. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all’intera creazione.
Regnano già con Cristo; con lui «regneranno nei secoli dei secoli» (Ap 22,5) [Cf Mt 25,21; Mt 25,23] (CCC 1029).
Continuare a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri e all’intera creazione significa essere molto attivi, creativi.

4. Il Concilio ricorda che “tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando Cristo rimetterà al Padre il Regno eterno e universale» (Gaudium et spes, 39).
In altri termini, di là metteremo a disposizione di tutti quanto abbiamo fatto nella vita presente.

5. San Tommaso, parlando dell’attività di giusti in paradiso, dice: “è verosimile che anche dopo la loro ascensione al cielo i corpi gloriosi si muovano a loro talento: sia perché esercitando le loro facoltà diano lode alla sapienza di Dio, sia perché la loro vista possa rallegrarsi per la bellezza delle diverse creature, nelle quali risplenderà eminentemente la sapienza divina. I sensi infatti richiedono la presenza, sebbene i corpi gloriosi possano vedere molto più lontano di quelli non gloriosi. Però questo moto non toglierà nulla alla loro beatitudine consistente nella visione di Dio, che avranno presente ovunque, come dice S. Gregorio [In Evang. hom. 34] a proposito degli angeli: «Essi corrono in Dio, ovunque siano inviati»” (Suppl., 84,2).

6. Di qua ci potrebbe essere il Paradiso a condizione della visione immediata di Dio. Ma questo non è possibile. Il nostro corpo fin che è di qua è direttamente conformato alle realtà di questo mondo.
Per essere adatto alla visione immediata di Dio ha bisogno di una trasformazione.

7. Come vedi, caro PierLuigi, il tuo pensiero è in linea con quello della Sacra Scrittura, del catechismo e di san Tommaso.
Va tenuto presente che il nostro modo di parlare della vita futura è imperfetto, perché si esprime secondo il modo di agire che abbiamo di qua.

Ti ringrazio, del quesito, ti assicuro una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo