Salve gentile Padre Angelo.
Mi chiamo Domenico, ho … anni. Le scrivo perché sto attraversando un periodo credo di profonda crisi spirituale. Premetto che sono stato sempre molto devoto al nostro Signore Dio, a Gesù Cristo e a tutta la Santa Chiesa cattolica. Negli ultimi tempi però sono continuamente tormentato da vari dubbi che non mi lasciano vivere una vita cristiana serena.
In particolare tra questi dubbi mi tormenta il fatto che mi sono confessato chiedendo perdono per i miei peccati, ma non sono riuscito a perdonare persone da cui ho ricevuto in passato del male. Dio ci perdona se perdoniamo il nostro prossimo.
Ho ricevuta l’assoluzione per i miei peccati accusati ma mi chiedo se Dio mi ha perdonato oppure no, dato che non ho confessato di non essere riuscito io stesso a perdonare chi mi ha fatto del male. Quando riuscirò a perdonare dovrò confessare nuovamente tutti i peccati che a suo tempo ho già accusati?
Un altro dubbio riguarda la confessione dove per vergogna non si confessa un dato peccato e si accusano altri peccati; pertanto Le chiedo se quando finalmente si trova il coraggio di confessare anche il peccato, prima non confessato per vergogna, si dovranno riconfessare i peccati già accusati in questa stessa confessione mal fatta?
Un altro dubbio riguarda il fatto se quando non ci ricordiamo bene di un peccato commesso come si fa a confessarlo?
La ringrazio in anticipo per le gentili risposte che vorrà concedermi.
Domenico


Caro Domenico,
1. perdonare non significa non provare più amarezza per il torto subito.
E non significa neanche rinunciare ad esigere la restituzione di ciò che ci è stato tolto.

2. Il perdono è un dono con il quale la persona offesa offre a che ci ha offeso una nuova relazione che non necessariamente si può essere una semplice prosecuzione di quella preesistente.
C’è stata infatti una rottura. Ma chi perdona si impegna a stabilire con chi l’ha offeso un legame nuovo e una nuova occasione di rapporti umani.
Questa disposizione d’animo ci dev’essere anche quando il colpevole non domanda perdono e continua a farcene passare.

3. Certo, il perdono lascia inalterata la responsabilità del colpevole e anche il suo dovere di riparazione.
Un bell’esempio di perdono lo troviamo in Giovanni Paolo II, il quale subito dopo l’attentato ha detto: “Perdono di cuore al mio attentatore”.
Ma nello stesso tempo non ha chiesto che venisse cancellata la colpa ed eliminata la pena.
Ha lasciato che la giustizia facesse il suo dovere.
In cuor suo però desiderava ristabilire un rapporto nuovo col suo attentatore.
E ha cercato di farlo andando a trovarlo in carcere. Ha parlato con lui, l’ha abbracciato.
L’attentatore, come sappiamo, è rimasto glaciale. Non gli ha mai chiesto perdono.
Ma Giovanni Paolo II ha fatto la sua parte e certamente avrà rinnovato il suo perdono per quell’uomo ogni volta che ha recitato il Padre nostro.

4. Per quanto attiene alle tue confessioni ho l’impressione che tu abbia pensato che il perdono debba possedere dei requisiti che di per sé non sono richiesti, come il dimenticare o richiedere che la giustizia non compia il suo dovere.

5. Per le altre questioni: se uno si è vergognato di accusare in confessione un peccato grave l’accusa è stata mutila e il sacerdote non ha rimesso il peccato perché non pensava che ci fosse.
Quando poi quel medesimo penitente decide di andarsi a confessare anche di ciò che aveva taciuto, se va dal medesimo confessore può dirgli semplicemente: adesso accuso un peccato che ho sempre taciuto e sono consapevole di aver sbagliato sia nel confessarmi sia nel fare le Comunioni.
In questo caso non c’è bisogno di rinnovare l’accusa di tutti i peccati perché il sacerdote potrebbe dire: li ricordo tutti.
Se invece va da un altro bisognerebbe riprendere l’accusa da capo.

6. Se non si ricorda bene un peccato e si dubita di averlo fatto i teologi moralisti dicono che di per sé non si sarebbe tenuti alla confessione perché si devono confessare i peccati cui si è certi.
Tuttavia, poiché la situazione di dubbio non è ottimale, la cosa migliore è quella di dire le cose come stanno: e cioè dire che non ci si ricorda bene e si dubita di averlo commesso.

Ti auguro serenità di coscienza, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo