Salve padre
Le scrivo dopo mesi di preghiere per cercare di uscire da una situazione difficile.
Ho 39 anni e sono sposata da 3, dopo 3 anni di fidanzamento. Poco prima di sposarci abbiamo scoperto che per mio marito è difficile avere dei figli ma nonostante questo ci siamo sposati perchè ho sempre pensato che se Dio voleva ciò c’era senz’altro un motivo anche se noi non potevamo capirlo.
Abbiamo valutato la possibilità di tentativi clinici di procreazione ma abbiamo deciso di fermarci affidando a Dio la possibilità di avere un figlio.
Da allora mio marito però non mi desidera più anche se dice di amarmi. Col tempo anche io mi sono spenta e ho iniziato a guardarlo con altri occhi perchè sento il bisogno di un uomo responsabile, che mi desideri e che non pensi a me come una sorella. Inoltre da tempo (oltre un anno) si è insinuato nella mia testa il pensiero di un altro uomo, un collega di lavoro, che non riesco a cacciare via. Non ho mai avuto l’intenzione di farmi avanti né di dichiararmi ma il pensiero anziché spegnersi diventa un’ossessione. Più cerco di farlo tacere più si ripresenta violento nonostante le mie preghiere. Se Dio me lo chiedesse sarei disposta a impazzire pur di non dispiacere a nessuno ma non riesco a capire perchè mi sottoponga a questa prova assurda. Non riesco più a trovare in fondo a me il mio vecchio amore per mio marito che continua a ignorarmi e stare sul divano tutto preso solo dal lavoro e dal suo cellulare. Non so che fare. Prego che Dio strappi dai miei pensieri quest’uomo e mi faccia ritrovare mio marito ma non succede nulla. Ho sempre creduto nella famiglia, ho desiderato un figlio come una matta e ho rinunciato ad averne uno per stare con mio marito…ma ora mi trovo così, sposata ma sola e non desiderata, e con un pensiero intruso. Come posso uscirne? Quanto è giusto che mio marito si comporti così? E quanto è giusto che io continui a stare con lui infelice? È parecchio che dico a mio marito che abbiamo un problema e che se continua così non fa che allontanarmi ma lui non fa nulla per cambiare le cose. Preciso che non ho mai pensato nemmeno da lontano di farmi avanti con l’altro uomo e che non so nemmeno se sono ricambiata, poiché lui non si permetterebbe mai di invadere il mio matrimonio e mancare di rispetto a mio marito.
Mi sento infelice padre. Ho fatto una promessa davanti a Dio e non voglio deludere ne lui ne la mia famiglia, ma si può ritrovare il vecchio amore di una volta? Ho rinunciato a quello che una donna ha di più caro per il mio uomo ma ora inizio a fargliene una colpa. Sto male. Mi aiuti.
Grazie, Alessandra


Cara Alessandra,
1. solo oggi sono giunto alla tua dell’aprile scorso e me ne dispiace molto. Te ne chiedo scusa.
Come vorrei che nel frattempo le cose si fossero riaggiustate.

2. Hai ragione a desiderare e a volere che tuo marito ti consideri non come sorella o amica, ma come sposa.
Certamente lui – in buona fede – sta venendo meno ai suoi doveri coniugali.
E questa sua omissione non giova all’unità della vostra famiglia.
In questo senso come aveva ragione il Concilio Vaticano II nel ricordare che “là dove, infatti, è interrotta l’intimità della vita coniugale non è raro che la fedeltà corra rischi e possa venir compromesso il bene dei figli: allora sono in pericolo anche l’educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri” (Gaudium et spes 51).

3. Col matrimonio voi stessi vi ponete in condizione diversa da quella che vivevate al tempo del fidanzamento.
Da fidanzati l’amore reciproco era come un regalo e non c’era il preciso obbligo morale di continuare ad amarsi. Eravate liberi di tornare indietro come volevate.
Da sposati invece l’amore è diventato qualcosa di dovuto.
E non solo nel senso di escludere l’adulterio e ogni tipo di infedeltà, ma anche perché “il mutuo amore dei coniugi deve avere le sue giuste manifestazioni, deve svilupparsi e arrivare a maturità” (GS 50).

4. Tale maturazione non avviene automaticamente.
Richiede l’impegno costante di entrambi i coniugi a rinnovare continuamente l’amore attraverso il rispetto reciproco, le piccole manifestazioni quotidiane di affetto, le attenzioni ai desideri dell’altro e la dedizione alla sua persona.
Nello stesso tempo richiede l’impegno a superare le insidie dell’egoismo, perennemente in agguato, e a non trascurare il coniuge a causa dei propri gusti personali.

5. Per te si tratta di recuperare tuo marito.
E non già mettendolo di fronte come ad una specie di ultimatum ma facendogli riscoprire il senso della vita e della famiglia secondo il progetto di Dio.
All’alba della creazione Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda” (Gn 2,18).
Dio gli ha donato Eva, un volto umano che lo capisse e lo amasse.
È il primo aiuto che Dio gli ha dato, come afferma il libro del Siracide: “Chi si procura una sposa, possiede il primo dei beni, 
un aiuto adatto a lui e una colonna d’appoggio” (Sir 36,26)”.

6. Ebbene, tu sei il primo dei beni di tuo marito.
Per questo tuo marito ne deve avere la massima cura.
Tuo marito avrà anche altri beni, importarti e preziosi, come ad esempio il lavoro.
Ma tu e solo tu sei il primo dei suoi beni.
Sei il primo dei beni che lo arricchisce come uomo senza del quale è interiormente solo e povero.

7. Che fare concretamente?
C’è una risorsa che il Signore ci ha dato ed è preziosissima.
Perché non chiedergli di costruire una famiglia cristiana nella quale Dio abiti, sia conosciuto, amato, cercato e posseduto?
Perché non cominciare dalla preghiera e ancor più precisamente dalla preghiera del Santo Rosario fatta assieme tutti i giorni?
Con questa preghiera fate entrare nella vostra vita Gesù e fate entrare anche la Madonna che viene a visitarvi con la medesima dedizione e dolcezza con cui è andata a visitare la cugina Elisabetta.
La presenza della Madonna è indispensabile perché – quando lei interviene – interviene sempre nel suo modo proprio, che è quello della dolcezza.
La Madonna apre i cuori senza combinare disastri. Ed è ciò di cui la vostra famiglia ha bisogno.

Ti assicuro anche per questo la mia preghiera e vi benedico.
Padre Angelo