Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
approfittando sempre della sua disponibilità e chiarezza.
Mi sono sempre chiesto se la preghiera fatta a mente sia ugualmente efficace di quella fatta a voce.
La ringrazio in anticipo, le sue risposte sono come una boccata d’ossigeno, in questo mondo che va al rovescio e che ti propone il male sottoforma di bene, anche se poi, grazie a Dio, abbiamo anche noi diverse “armi” per difenderci come la Confessione, l’Eucaristia, la Messa, la Chiesa in genere e l’aiuto dei sacerdoti.
Con affetto.
Gianluca


Risposta del sacerdote

Caro Gianluca,
1. Il valore della preghiera dipende dal grado di amore con cui è fatta.
E allora di per sé la preghiera fatta a voce vale tanto quella fatta mentalmente.
Tuttavia la preghiera vocale può aiutare a ravvivare gli affetti del cuore.

3. San Tommaso porta tre motivazioni:
“Primo, per stimolare la devozione interiore, con la quale la mente di chi prega si eleva a Dio. Questo perché la mente umana, mediante segni esterni, di parole o di gesti, viene predisposta alla conoscenza e quindi a dei sentimenti. S. Agostino infatti insegna che ‘‘noi possiamo stimolare noi stessi ad accrescere il santo desiderio con la parola e con altri segni’ (Lettera a Proba, epist. 130, c.9). Ecco perché nella preghiera individuale dobbiamo servirci della parola e dei segni a seconda che servono ad accendere i sentimenti interni. Se invece lo spirito ne viene distratto, o comunque viene ostacolato, allora si devono lasciare…
Secondo, alla preghiera si può aggiungere la parola quasi per soddisfare il nostro debito, e cioè a far sì che l’uomo serva al Signore con tutto quello che da Dio ha ricevuto, e quindi non solo con lo spirito, ma anche col corpo . E questo si addice alla preghiera specialmente in quanto soddisfattoria.
Terzo, alla preghiera si può aggiungere la parola per la ridondanza dell’anima sul corpo sotto la violenza degli affetti” (Somma Teologica, II-II, 83, 12).

3. Questo avviene in modo particolare quando si prega cantando.
Scrive S. Tommaso: “Se uno canta per devozione, considera più attentamente le parole che dice, sia perché vi si ferma più a lungo, sia perché, come si esprime S. Agostino, ‘‘tutti i diversi sentimenti del nostro spirito trovano nel canto una loro propria modulazione, che li risveglia in forza di un occulto intimo rapporto’. Lo stesso si dica per coloro che ascoltano: i quali, sebbene talora non comprendano ciò che si canta, tuttavia comprendono il motivo per cui si canta, cioè per dar lode a Dio; e questo basta per ravvivare in essi la devozione” (Somma Teologica, II-II, 91, 2, ad 5).

4. Per S. Agostino “il cantare è espressione di gioia e, se pensiamo a ciò con un pò più d’attenzione, è espressione di amore” (Sermo 34,1).
S. Agostino riconosce che il canto ebbe una parte considerevole all’inizio della sua vita cristiana: “Quando però ricordo le lacrime versate all’udire il canto della tua chiesa nei primordi del mio ritorno alla fede, e la commozione che provo ora non per il canto, ma per le cose cantate quando sono espresse con limpida voce e adatta modulazione, riconosco di nuovo la grande utilità di questa istituzione” (Confessioni, IX, 7).
E: “Quanto piansi tra inni e cantici tuoi, commosso vivamente alle voci della tua Chiesa dal soave canto! Quelle voci si riversavano nei miei orecchi, stillavano la verità nel mio cuore; mi ardevano sentimenti di pietà, le lacrime scorrevano e mi facevano bene” (Ib., IX, 6).
Per questo conclude: “Inclino ad approvare la consuetudine di cantare in Chiesa affinché, con l’aiuto del diletto che entra per le orecchie, l’anima inferma si sollevi al sentimento della pietà” (Ib. X, 33).

Ti ringrazio per le belle parole che mi hai scritto.
Ricambio con una preghiera e con una benedizione.
Padre Angelo