Quesito

Buongiorno, le scrivo per avere alcuni chiarimenti sulla santità. 
Mi sono imbattuto recentemente in alcune figure di santi che mi hanno lasciato un po’ perplesso, uno fra tutti il suo confratello san Pio V: è stato senza dubbio un grande papa, e anche un personaggio affascinante, che ha amato molto la Chiesa e l’ha riformata positivamente in diversi ambiti; tuttavia ci sono aspetti della sua figura che mi lasciano perplesso, come la sua durezza nel sopprimere le eresie, le sue insistenti pressioni perché i movimenti ereticali venissero soffocati nel sangue (a quanto ho letto ha usato parole piuttosto forti), le condanne a morte di Carnasecchi, Paleario e di Niccolò Franco (colpevole di aver scritto una pasquinata contro di lui), la bolla contro gli ebrei, i decreti con cui puniva i profanatori dei giorni festivi e ordinava a medici di sospendere le cure ai malati che si rifiutassero di accostarsi ai sacramenti, … Mi riesce inoltre difficile conciliare queste prese di posizione con l’atteggiamento della Chiesa oggi e di papa Francesco, con i suoi continui appelli alla misericordia e il suo atteggiamento nei confronti di ebrei e protestanti.
Altri santi che hanno suscitato dubbi in me sono per esempio gli inquisitori san Pietro da Verona e san Pietro di Arbues, oppure santi più "politici", come l’imperatore sant’Enrico II o i santi re che cristianizzarono i popoli pagani, come sant’Olaf di Norvegia e san Canuto IV di Danimarca, che utilizzarono leggi molto dure contro coloro che non si convertivano. 
Se la santità è somiglianza a Cristo, allora dovrebbe avere delle caratteristiche valide in ogni tempo e in ogni luogo… mi aiuti a capire come è possibile conciliare ciò che ci chiede la Chiesa oggi – soprattutto in termini di misericordia, di dialogo, di ecumenismo – con queste figure di santi che, almeno dal mio punto di vista, presentano alcune difficoltà


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. certamente la santità deve sempre consistere nell’esercizio eroico della carità.
Questo criterio è valido per tutti gli uomini di tutti i tempi.
Tuttavia questo non esime dal valutare l’operato dei santi astraendo dalla cultura e dal modi di agire dei tempi in cui sono vissuti.
Soprattutto per san Pio è necessario ricordare che aveva sotto gli occhi l’eresia protestante, che aveva fatto molto martiri e si infiltrava in maniera molto insidiosa.
A questa eresia cercò di fronteggiare il concilio di Trento.

2. La pena di morte e la tortura sono per noi metodi anti umani che vanno decisamente superati e condannati.
Giovanni Paolo II a Saint Louis (Missouri, Stato Uniti) 1° 28 gennaio 1999 ha detto che “la dignità della vita umana non deve essere mai negata, nemmeno a chi ha fatto del grande male.
La società moderna possiede gli strumenti per proteggersi, senza negare ai criminali la possibilità di ravvedersi.
Rinnovo quindi l’appello… per abolire la pena di morte, che è crudele e inutile”.
Ma questo era impensabile da parte di tutti nel sedicesimo secolo.

3. Ti riporto quanto scrive G. Grente, biografo di San Pio, che aiuta a comprendere il clima socio culturale del tempo:
“Tale fu la lotta energica, senza tregua, ma sempre leale, che S. Pio V ingaggiò coll’eresia. Se personalmente aveva verso la Riforma un’antipatia naturale, come capo della Chiesa egli doveva sentire un’avversione ancora maggiore. E qualora si considerino le crudeltà dei protestanti, e si tenga conto delle idee del suo tempo, si potrà comprendere l’atteggiamento da lui preso, tanto diverso dai nostri attuali costumi.
Per giudicare gli uomini secondo equità, bisogna giudicarli nell’epoca in cui vissero.
Quegli stessi che si mostrano scandalizzati per la severità del Papa, assolvono con tutta facilità Madame de Sévignè per aver scherzato sulle impiccagioni e sugli abbruciamenti dei bretoni: “Noi non siamo più così arrotati; lo fossimo almeno per otto giorni, tanto per dare un pò di occupazione alla giustizia; la forca mi pare un sollievo… Si sono presi sessanta borghesi; domani saranno impiccati… I nostri soldati si divertono a rubare; l’altro giorno hanno messo sullo spiedo un bambino” (Lettere del 4 e 24 luglio, 16 agosto, 11 e 20 settembre, 22,23,27 e 30 ottobre, 24 novembre del 1675 e 5 gennaio 1676).
Davanti a simili scherzi, non si può far a meno di pensare che una gran dama del secolo di Luigi XIV sentiva le cose diversamente da noi. A più forte ragione vi sono degli avvenimenti che spiegano come un Papa, il quale governava la Chiesa negli anni così difficili dal 1566 al 1572, e che aveva per obbligo sacrosanto di conservare intatta la verità dall’assalto brutale dell’errore e dalle maligne insinuazioni di dottrine mitigate, non potesse e non dovesse vedere le cose come le vediamo.
Pio V, senza punto dimenticare che la conversione delle anime dev’essere opera di persuasione e non di timore, fides suadenda non imponenda, volle a ogni costo preservare i fedeli timidi e ingenui dal contagio. Fermo nelle sue forti convinzioni, egli sapeva d’essere investito da Dio del diritto di punire e del dovere di proteggere.
Di qui quella sua serenità d’animo, che spiega il tono imperioso dei suoi ordini e la santa sua impetuosità nell’agire. La cura dei principali interessi impegnati nella lotta e la chiara nozione della sua responsabilità gli fecero pronunziare delle parole, prendere delle decisioni, dar dei colpi che ci recano meraviglia o spaventano la nostra debolezza. Ma come si potrà movergli rimprovero d’aver presa un’attitudine battagliera, se da ogni parte si moveva guerra alla Chiesa, guerra arrogante, aspra o scaltra? Collocato dalla divina Provvidenza in un secolo fecondo in ogni genere d’intrighi, più che respingerli direttamente, amò ignorarli” (G. Grente, Il Pontefice delle grandi battaglie, ed. Paoline, pp. 141-142).

4. Venendo ai casi concreti che mi hai citato, premettendo che non sono uno storico di san Pio V, tuttavia in Wikipedia non si legge che Niccolò Franco sia stato condannato a morte per una pasquinata contro san Pio, ma per altro.
Del Carnasecchi ugualmente Wikipedia dice che “era un uomo abituato all’intrigo dalla lunga milizia sotto Clemente: non agiva mai troppo scopertamente e non si esponeva mai più del dovuto, ma continuava a tessere una fitta ragnatela di contatti; nel 1536  nella sua casa paterna di Firenze, dove si era ritirato, si ebbe una straordinaria riunione di alcuni dei più vivaci protagonisti della storia religiosa del Cinquecento:: Ochino, G.P. Carafa, Caterina Cybo, Pole, Giberti, Priuli. (…).
Fu lungamente alla corte di Francia presso Caterina se? Medici e a Venezia, e non cessò mai di tener contatto e prestare aiuto agli eretici. Processato più volte, riuscì sempre a cavarsela in virtù dei suoi appoggi e della sua abile dialettica, della sua capacità magica di far vedere lucciole per lanterne”.
Del Paleario puoi leggere del suo processo che ebbe inizio più di vent’anni prima dell’elezione di san Pio V al papato.

5. Di tutte queste condanne sinceramente mi dispiaccio e Giovanni Paolo II nell’anno duemila, in occasione del grande Giubileo, chiese di purificare la memoria e di domandarsi perdono reciprocamente.
Anche gli eretici, anche i luterani hanno fatto molti martiri
La Chiesa Cattolica l’ha fatto. L’altra parte invece non l’ha fatto.
Ma non importa.
Ciò che conta è avere l’animo riconciliato e pieno di rispetto per tutti, anche per quelli che non ci portano rispetto.

6. Dire che San Pio V abbia soffocato nel sangue l’eresia non è conforme alla realtà storica. Quest’espressione da l’impressione che abbia fatto scorrere rivi di sangue.
Due a tre casi di condanne a morte a fronte di molte morti subite per mano degli eretici non è soffocare nel sangue. Era una misura (biasimevole per noi) di difesa.
Ugualmente dire che alcuni santi hanno usato la forza per convertire è ugualmente un’altra bufala.
Un conto è denunciare una persona di diffondere l’eresia e un’altra costringere chi è di un’altra fede ad aderire alla Chiesa cattolica.
Come vedi, è necessario essere precisi e non accontentarsi solo della storiografia laica.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo