Quesito

Buongiorno padre Angelo,
A lavoro durante una pausa mi è stata posta la seguente domanda: "Tra due mali va scelto il minore?".
Sopraggiunto un impegno lavorativo "urgentissimo" ho approfittato per non rispondere.
Al momento la discussione non si è ripresentata. 
Ho evitato di entrare in argomento, perchè non sono sicuro di cosa dire, e quindi ho preso tempo.
Buona Domenica e che Dio la accompagni sempre.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. tra due mali non se ne deve scegliere neanche uno.
Se il male è offensivo di Dio, allora Dio non può essere offeso né tanto né poco.
E se il male impoverisce o degrada chi lo compie, non è lecito impoverirsi o degradarsi né tanto né poco.

2. Come avrai notato, sto dicendo che il male, neanche il minore, può essere oggetto di libera scelta da parte dell’uomo.
È sempre un peccato.
In questo senso Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha detto: “In verità, se è lecito talvolta tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali” (HV 14).
Pertanto alla domanda: o rubi o ti licenzio dal lavoro, devo astenermi dal rubare (il Signore poi ricompensa sempre largamente!).

3. Diverso invece è il caso in cui tra due mali che si devono assolutamente subire, si può far di tutto per tutelare il bene più grande.

4. Così si comportavano i marinai inseguiti dai briganti quando per salvare la vita gettavano la merce in mare.
Qui cercavano di salvare il salvabile, con la speranza (se c’era) di poter un giorno ricuperare anche la merce.
La gettavano contrariamente alla loro volontà. Ma se non agivano così, perdevano merce e vita.

5. In questo caso rientra anche il consiglio dato da Ruben ai fratelli determinati a uccidere Giuseppe: “Non versate il sangue, ma gettatelo in questa cisterna che è nel deserto” (Gen 37,22). La Scrittura stessa commenta: “egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre” (Ib.) e anche quello dato da Gesù a Giuda “Quello che devi fare, fallo al più presto” (Gv 13,27).

6. A proposito delle parole dette da Gesù San Tommaso commenta: “Queste parole del Signore non sono parole di uno che comanda, o che consiglia, poiché il peccato non può essere oggetto né di precetto né di consiglio divino. Sta scritto infatti: «Il precetto del Signore è limpido, dà luce agli occhi» (Sal 18,9). Esse sono parole di uno che permette. (…).
Ma sono anche parole di esecrazione per il crimine del traditore, volendo esse indicare che mentre lui offriva benefici, costui ne tramava la morte. «Ti redarguirò e metterò ogni cosa in faccia a te» (Sal 49,21).
Inoltre sono parole di uno che anelava compiere l’opera della redenzione, come dice Agostino (In Io. Ev., tr. 62, 4). Egli però non intese di comandare il delitto, ma di predirlo; non di infierire a danno di chi mancava di fede, ma di affrettare la salvezza dei fedeli. «Io devo essere ancora battezzato con un battesimo, e come sono angustiato fino a che esso non si sia compiuto» (Lc 12,50)”.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo