Quesito

Reverendo padre,
vorrei sottoporle un dilemma al quale mi capita abbastanza spesso di pensare. Spero di non tediarla eccessivamente e di esporglielo in modo sufficientemente comprensibile, non essendo io un “addetto ai lavori”:
E’ possibile che le verità eterne rimangano perennemente valide ed uguali a se stesse nella definizione dogmatica elaborata dalla Chiesa, ma che singoli aspetti della dottrina morale o della dottrina sociale possano mutare sulla base dei mutamenti storici? Cioè che si possa ammettere l’esistenza di un piano immutabile e trascendente – quello delle verità di fede, frutto della rivelazione ed approfondite attraverso la tradizione – ed uno mutevole e storico, quello della morale e dei suoi precetti? Ad esempio la questione dell’ammissibilità o meno della pena di morte, il concetto di libertà religiosa e le sue applicazioni concrete, la dottrina della guerra giusta, la libertà di stampa, il concetto di diritti umani, civili e politici valevoli di tutela per se stessi ( e non più solo se finalizzati alla libertas Ecclesiae) la stessa democrazia, inizialmente avversata come prodotto della rivoluzione francese, poi accettata quale metodo per la riconquista cattolica della società nel contesto storico dello scollamento tra Italia reale e Italia legale tra ‘‘800 e ‘‘900, infine sostenuta come forma e come sostanza a partire dal celebre radiomessaggio natalizio di Pio XII nel 1944? Lo stesso ragionamento si potrebbe applicare ad aspetti della vita coniugale e della riproduzione, oppure a controverse tematiche legate ai limiti della medicina.
Se la risposta è negativa, qualora vi fosse contraddizione tra la dottrina attuale e quella dei secoli scorsi, come si potrebbe risolvere tale contraddizione senza essere costretti ad ammettere che la Chiesa possa aver commesso in questo campo morale e sociale errori (non di singoli uomini in quanto peccatori, ma di approccio complessivo anche dottrinale) nel passato o li possa commettere nel presente? E quindi come si può su temi controversi costringere all’osservanza il fedele, non avendo la certezza che nella dottrina non confluiscano anche elementi storici, quindi mutevoli? Ciò sarebbe particolarmente problematico laddove elementi tecnici ( scientifici, economici, medici, giuridici ecc…) potessero avere sulla questione un rilevante impatto, cosa che naturalmente non può avvenire per le verità di fede, che appartengono ad una sfera eterna e non storica, e quando entrano nella storia lo fanno in modo perfettamente libero e non necessitato ( ad esempio l’Incarnazione o la scelta di Dio di preservare la B.V. Maria dal peccato originale proprio al fine dell’Incarnazione del Verbo, che è fatto storico, nel quale l’Eterno entra nella storia, ma causato dalla libera volontà di Dio, non da meccanismi storici umani, sociali o politici).
Se la risposta è positiva, non resterebbe che consentire in ultima istanza su tali temi la libertà di coscienza, senza che ciò significhi rinunciare ad una funzione di guida e di discernimento. Mi scusi per l’eccessiva prolissità dei quesiti, ma confido nella sua benevola comprensione: non mi risulta facile sintetizzare ulteriormente cose complesse, delle quali non so peraltro se io le abbia fornito un’esposizione sufficientemente chiara. Mi permetta di porgerle i più cordiali saluti e di ringraziarla per l’opera così meritoria che svolge tramite questo sito internet.
F.G.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
è necessario fare diverse distinzioni.

1. Esistono anzitutto precetti morali universali che valgono eternamente, come i dieci comandamenti. Sono scritti nel cuore degli uomini di tutti i tempi.
Questi principi, secondo San Tommaso, sono così immutabili che non  possono essere distrutti nella coscienza di nessuno.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “La legge naturale è immutabile e permane inalterata attraverso i mutamenti della storia; rimane sotto l’evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso. Le norme che la esprimono restano sostanzialmente valide. Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può però distruggere, né strappare dal cuore dell’uomo. Sempre risorge nella vita degli individui e delle società” (CCC 1958).

2. Vi sono altri principi della legge morale naturale che non vengono colti subito dalla ragione di tutti, ma solo in un secondo momento. Per essere compresi, esigono un’ulteriore riflessione.
Rispetto a questi  principi San Tommaso dice che “la legge morale può essere cancellata dal cuore dell’uomo per ragionamenti sbagliati oppure per costumi perversi o per abiti operativi corrotti. Ecco perché per alcuni non erano considerati peccaminosi i latrocinii oppure come riferisce S. Paolo, certi vizi contro natura” (s. tommaso, Somma teologica, I-II, 94, 6).
Anche su questi principi l’insegnamento morale della Chiesa non cambia.
Sicché, ad esempio, l’indissolubilità del matrimonio, anche se contestata da alcuni, rimane una verità ferma e indiscutibile.

3. Circa le direttive pratiche, che riguardano soprattutto la dottrina sociale della Chiesa, è necessario non svincolarle dal contesto storico in cui sono state formulate.
Lette in maniera fondamentalista si nota il contrasto tra le affermazioni.
Ma questa è una distorsione del pensiero della Chiesa.
Contestualizzate nel loro periodo, ci si accorge come l’insegnamento della Chiesa sia stato ben preciso così da meritare l’ossequio della mente e della volontà dei fedeli.

4. Tra i tanti principi da te elencati, cito quello riguardante la libertà di coscienza.
Nel secolo XIX la Chiesa condannava la libertà di coscienza e la definiva delirio perché la si intendeva come libertà dalla verità.
A partire dalla prima metà del secolo XX la Chiesa difende la libertà di coscienza e soprattutto la libertà religiosa. Ma in questo caso si trattava di libertà dal potere dispotico di regimi dittattoriali allora imperanti e che ancora oggi imperano in qualche parte del globo.
Come vedi le situazioni sono ben diverse. E in nessuno dei due casi la Chiesa ha sbagliato.

5. Più che soggette a revisione, posso dire che sono soggette ad approfondimenti e anche a cambiamenti di direttive pratiche, proprio perché le condizioni storiche sono mutevoli.
Ma i principi che le illuminano sono sempre gli stessi.
Ad esempio, Pio XI nella Quadragesimo anno rifiutava nettamente la collaborazione tra cattolici e socialisti.
Trent’anni dopo Giovanni XXIII osservava che le ideologie stavano svanendo come nebbia di fronte al sole e che alcuni partiti, nella loro evoluzione storica, avevano subito profonde trasformazioni e si erano staccati di molto dalla primitiva ideologia che li ispirava.

6. Scrivi: “E quindi come si può su temi controversi costringere all’osservanza il fedele”.
Va detto anzitutto che la Chiesa non costringe all’osservanza il fedele.
Piuttosto la Chiesa spiega perché seguire la fede implica una determinata condotta.
Se uno non vuole agire secondo la fede, può agire come vuole, ma non dica di agire da credente cattolico. Ci vuole coerenza.

7. Inoltre la Chiesa non chiede ossequio di mente e di volontà su temi controversi.
Saranno controversi per chi non crede.
Ma stai pure certo che la Chiesa rimane sempre fedele al principio esposto già suo tempo da Sant’Agostino: “in necessaris unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas” (tradotto in italiano: “sulle verità essenziali ci deve essere unità; sulle realtà controverse si deve lasciare libertà; in ogni caso si viva con carità”).

8. Può darsi che per una persona siano controverse verità che invece per la Chiesa non sono affatto controverse, come ad esempio l’indissolubilità del matrimonio, la condanna della contraccezione coniugale, l’immoralità dei peccati contro natura.
Ma qui il problema non è la coerenza della dottrina della Chiesa, ma la coerenza intellettuale e pratica dei singoli credenti.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo