Quesito
Caro Padre,
praticando con perseveranza la mia fede nella preghiera, nei sacramenti e nella vita quanto più disciplinata e regolare possibile (per quel che si può) sono stato ispirato, probabilmente per volere divino, ad informarmi sulla vita dei Frati Domenicani (preciso che ultimamente chiedo esplicitamente a Dio in preghiera di indicarmi la sua volontà per rispondere a pieno alla vocazione che lui vorrebbe da me).
Mi affascina tanto, troppo, mi dà un senso di grande gioia e pienezza pensare ad un aspetto della vita dei Domenicani: lo studio.
Pensare di sapere tanto, di studiare e di approfondire seriamente la dottrina Divina, la fede, e tutto ciò che è concernente a questo mi ispira profondamente, perché conoscere mi dà un senso di sicurezza spirituale, di pienezza, di pace.
Pensare di essere colto in materia è per me fonte di realizzazione, ispirando anche gli altri grazie alle mie competenze in materia, aiutandoli a conoscere Dio nel mio piccolo quotidiano, dandogli la gioia che provo io.
Devo però, per adesso, riconoscere i miei limiti. Vorrei una famiglia un domani (per ora è questo il mio desiderio).
Aggiungo poi che il desiderio dello studio in piccola parte è mosso dal desiderio del sapere per sentirmi un po’ importante in materia, non tanto per predicare per gli altri.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. l’attrazione sempre più forte che senti per l’Ordine dei frati domenicani può essere un bel segno di vocazione.
La vocazione in genere nasce per attrazione.
Sotto il profilo teologico piace pensare che questo provenga autenticamente da Dio perché “è lui che suscita in noi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13).
2. Molti, come te, sono attratti dal nostro Ordine a motivo dello studio. Lo studio è un elemento essenziale della vita domenicana.
È necessario per dei predicatori perché, come dice lo Spirito Santo per bocca di San Pietro, occorre essere “sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in noi” (1 Pt 3,15).
Lo studio aiuta a comprendere meglio ciò in cui crediamo.
3. Benedetto XV, nell’occorrenza del settimo centenario della morte di San Domenico, scrisse una lettera enciclica intitolata Fausto appetente die, in data del 29 giugno 1921.
Presentando le tre caratteristiche dell’Ordine di San Domenico, come prima menziona la preparazione dottrinale.
Ecco le sue precise parole: “Infatti, quantunque Domenico si sentisse chiamato alla predicazione fin dai suoi teneri anni, tuttavia egli non si accinse a questa missione se non dopo avere arricchito nell’Università di Palencia il suo intelletto nelle scienze filosofiche e teologiche, e, sotto la guida dei santi Padri, dopo avere largamente bevuto alle fonti della Sacra Scrittura e specialmente di Paolo. Ben presto si vide quanto fosse profonda la sua dottrina quando egli iniziò le sue dispute contro gli eretici: quantunque questi facessero ricorso a tutti i mezzi e alle più ardite sottigliezze dottrinali per combattere i dogmi della Fede, tuttavia era meraviglioso vedere come egli li confutasse e li respingesse. Ciò si verificò soprattutto a Tolosa, nella città considerata allora il centro e la capitale dell’eresia, dove erano convenuti i più dotti avversari.
È concorde la testimonianza degli storici che egli, insieme con i suoi principali compagni, potenti in opere ed in parole, tenne fronte all’insolenza dell’eresia; e non solo impedì che essa si propagasse, ma con la sua eloquente carità addolcì così gli animi che ricondusse migliaia di eretici al seno della Madre Chiesa.
Iddio stesso gli venne visibilmente in aiuto mentre combatteva per la Fede; come quando, avendo raccolto la sfida lanciatagli dagli eretici di gettare ciascuno nel fuoco il proprio libro, solo il suo non fu toccato dalle fiamme, restandone inceneriti tutti gli altri. Così, per opera di Domenico, l’Europa fu liberata dal pericolo dell’eresia Albigese”.
4. Benedetto XV prosegue così: “Egli volle pure che i suoi figli fossero dotati ampiamente di solida dottrina.
Infatti, appena ottenuta dalla Sede Apostolica l’approvazione del suo Ordine e la conferma del nobile titolo di Predicatori, egli fondò i suoi conventi il più vicino possibile alle più celebri Università, affinché più facilmente i suoi alunni potessero dedicarsi ad ogni genere di studi, e un maggior numero di studiosi si aggiungesse a questa nuova famiglia.
In tal modo l’Istituto Domenicano ebbe fin da principio la caratteristica di Ordine dotto, e fu costantemente sua cura precipua di risanare i guasti profondi causati dai vari errori e di diffondere la luce della Fede cristiana, dato che nessuna cosa riesce di maggiore ostacolo alla eterna salvezza quanto l’ignoranza della verità e il pervertimento delle opinioni.
Non deve pertanto stupire se tutti restarono colpiti e conquistati da questa nuova forma di apostolato, la quale, mentre si basava saldamente sul Vangelo e sulle dottrine dei Padri, tuttavia si faceva apprezzare per la vastità delle cognizioni in ogni disciplina”.
5. In te in questo momento c’è pure il desiderio di formare una famiglia.
Questo desiderio è buono. Proviene da madre natura e quindi da Dio che ne è l’autore.
Che dire dunque quando ci si trova di fronte a due inclinazioni, ambedue provenienti da Dio, che sembrano tra loro contrastanti?
Va ricordato che è possibile avere una pluralità di desideri per il proprio futuro e quindi anche una pluralità di vocazioni. Ci si può sentire adatti tanto in una strada quanto nell’altra.
6. Mi dici che stai pregando perché Dio ti manifesti la strada da percorrere.
Sì, in questo momento, proprio questa deve essere la tua preghiera come dice Davide: “Fammi conoscere la strada da percorrere perché a te si innalza l’anima mia” (Sal 142,8).
Se sentirai crescere l’attrazione per il sacerdozio nell’Ordine di San Domenico al punto da sovrabbondare verso la costituzione di una famiglia, non avrai bisogno di altri lumi. Tutto sarà chiaro e addirittura prorompente.
La condizione per sentire la preminenza delle attrazioni è la purezza perché l’impurità offusca la valutazione della coscienza
7. Proprio nel Vangelo di domenica scorsa abbiamo sentito di Marta e di Maria.
Marta nutriva il Signore. Maria invece si lasciava nutrire dal Signore e gli permetteva di infondere nella sua anima i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Così facendo si sentiva profondamente toccata, trasformata, purificata, santificata.
Ad un certo momento Marta si rivolse direttamente a Gesù per dire alla sorella di aiutarla. Ma il Signore le risponde che Maria aveva scelto la parte migliore, che non le sarebbe stata tolta.
La parte migliore è quella di lasciarsi santificare da Gesù, come in quel momento faceva Maria, per poter a sua volta santificare gli altri.
Indubbiamente è anche la parte migliore all’interno della Chiesa perché è stata costituita proprio in vista della santificazione delle anime.
Servire i corpi è cosa necessaria, è sempre necessaria ed è urgente quotidianamente per ciascuno di noi. Non c’è bisogno di dimostrarlo.
Ma la santificazione delle anime è il costitutivo stesso della Chiesa, è la sua parte migliore, è il motivo per cui Gesù Cristo l’ha voluta.
8. Può darsi che inizialmente il desiderio di studiare venga percepito in maniera non del tutto pura.
Non ci si deve stupire perché in qualcuno la vocazione è chiara e netta fin dall’inizio.
In altri invece cresce e si purifica gradualmente, come avvenne per quel cieco che Gesù aveva guarito e che aveva cominciato a vedere, ma vedeva “la gente come degli alberi che camminano” (cfr. Mc 8,24).
Gesù “allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa” (Mc 8,25).
Insieme alla luce per vedere la strada da percorrere, chiedi a Gesù di importi incessantemente le mani sugli occhi della mente per purificare i santi desideri: che tu possa studiare per conoscerlo e amarlo ancora di più e per farlo conoscere e amare da parte di molti, portandoli così alla salvezza.
Ti accompagno volentieri con la mia preghiera, ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo
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