Quesito

Caro Padre Angelo,
mi permetto di scriverle con grande rispetto e stima per il suo sapere. Ho recentemente letto del miracolo attribuito a San Domenico, in cui si racconta della resurrezione di Napoleone Orsini, e sarei molto interessato a sapere di più su questo evento.
Mi chiedevo se lei avesse conosciuto questo miracolo attraverso fonti disponibili su internet o se, durante i suoi studi sulla vita di San Domenico, avesse trovato riferimenti a questo episodio nei libri. In particolare, mi piacerebbe sapere se nei testi storici o agiografici viene riportato in modo dettagliato.
La ringrazio infinitamente per il tempo che vorrà dedicarmi e per la sua gentile risposta.
Un caro saluto,
Golden Boy


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. nei noviziati di ogni istituzione religiosa si studia anche la vita del fondatore.
Nei noviziati domenicani si studia ovviamente anche la vita di san Domenico.
Di questo miracolo se ne parla tutte le prime biografie del Santo.
Mi limito a riferirti ciò che ha scritto la beata Cecilia, monaca romana, che era presente e quindi è stata una testimone oculare.
Il Papa Onorio III aveva dato a San Domenico l’incarico di riunire tre monasteri. L’evento si preannunciava grandioso anche per la presenza di tre cardinali.

2. Ed ecco la narrazione:
“Ma, nel giorno stabilito, mentre il beato Domenico già sedeva in mezzo al capitolo coi sopraddetti cardinali e in piedi davanti a loro erano radunate l’abbadessa e le sue monache, ecco giungere un uomo che, strappandosi i capelli, gridava a gran voce: “Ahimè, ahimé!”. Avendogli i presenti chiesto cosa avesse, rispose: “È caduto da cavallo il nipote del cardinale Stefano ed è morto”. Il nome di quel giovane era Napoleone.
A quella notizia lo zio per l’emozione si accasciò sul beato Domenico. Gli altri allora lo sostennero e il beato Domenico, alzandosi, lo asperse con l’acqua benedetta.
Poi lasciandolo, si recò sul luogo dell’incidente dove trovò il morto pieno di lividi e sfigurato. Ordinò che lo trasportassero in una casa lì vicino e che ve lo custodissero; poi prego fra Tancredi e gli altri che erano con lui di preparare l’occorrente per la celebrazione della Messa, che lui stesso celebrò con grande abbondanza di lacrime alla presenza dei cardinali, degli altri del seguito, delle monache e dell’abbadessa, la quale era molto stimata per la sua santità sia dai cardinali che dal beato Domenico.
Giunto all’elevazione, quando – secondo il rito – il beato Domenico prese in mano e alzò il Corpo del Signore, tra lo stupore di tutti gli astanti, fu visto alzarsi da terra di un cubito.
Finita la Messa, egli poi si avviò per tornare presso il corpo del defunto e lo seguirono i cardinali con il loro seguito e l’abbadessa con le suore. Qui giunto, con le sue sante mani ricompose dalla testa ai piedi tutte quelle membra contuse, poi si mise in ginocchio in preghiera accanto al cadavere.  Dopo aver ripetuto per ben tre volte il gesto di ricomporre quel volto sfigurato e le altre membra, si alzò e fece su di lui il segno di croce. Poi, ritto accanto alla testa del morto, con le mani alzate al cielo (Gv 11,41), per divina potenza liberato da terra più di un cubito, gridò a gran voce: “Giovane Napoleone, te lo dico in nome del Signore nostro Gesù Cristo: risorgi!” (Lc 7,14; At 3,6).
E tosto, alla presenza di quanti erano accorsi per assistere a quel grande prodigio, il giovane si alzò sano e salvo, (Lc 8,55) dicendo al beato Domenico: “Padre, dammi da mangiare” (Mc 6,43). Il beato Domenico allora gli diede da mangiare e da bere e lo restituì allo zio (Lc 7,15), sano e contento, senza che gli restasse neppure un segno di lesione. Era rimasto morto dal mattino fino all’ora di nona” (cioè le tre del pomeriggio).
Questo grande miracolo, così come è stato descritto qui, lo narrò suor Cecilia, la quale era stata presente al fatto e avevo udito tutto con le sue orecchie e tutto aveva visto con i suoi occhi” (cfr. P. Lippini, San Domenico visto dai suoi contemporanei, pp. 377-379).

3. Il fatto è storicamente documentato anche da altri testimoni. Se ne precisa anche il giorno: era il mercoledì delle ceneri, 24 febbraio 1221.
La narrazione prosegue con le seguenti parole: “Ma l’incidente accorso al nipote del cardinale Stefano e la conseguente perdita di tempo fecero rimandare la cerimonia dell’ingresso e della professione delle suore alla domenica seguente, 28 febbraio 1221 (cfr. Ibid., p. 377).

4. Questo miracolo, che venne raffigurato in molti dipinti, è rappresentato anche nel bassorilievo dell’arca che custodisce le spoglie mortali del Santo Padre Domenico in Bologna. Il bassorilievo è di Nicolò Pisano.

5. La beata Cecilia narra anche un altro miracolo di San Domenico, ugualmente clamoroso.
Ecco il racconto: “Viveva in Roma, nella parrocchia di San Salvatore in Sile, una nobile vedova della famiglia dei Buvalischi, di nome Tutadonna, che aveva una grande venerazione per il beato Domenico. Era madre di un unico figlio, ancora piccino gravemente ammalato.
Ora, un giorno in cui il beato Domenico predicava in quella città nella chiesa di San Marco, la detta matrona, divorata dal desiderio di sentire dalla sua bocca la parola di Dio, lasciò solo il figlioletto ammalato e si recò in quella chiesa ad ascoltare la predica. Quando tornò a casa, predica finita, trovo il bambino morto.
La povera madre, impietrita dal dolore ma soffocando in silenzio la sua sofferenza, fiduciosa nella potenza di Dio e nei meriti del beato Domenico, facendosi accompagnare dalle ancelle andò da lui, portando con sé il figliuolo morto.
Il beato Domenico dimorava in quel tempo con i suoi frati presso la chiesa di San Sisto e, siccome si stava adattando la casa per ricevervi le suore e quindi era aperta agli operai, potevano entrarvi anche altre persone. Entrò adunque quella donna e lo trovò in piedi vicino alla porta del Capitolo come se stesse aspettando qualcosa. Appena lo vide, pose il cadaverino ai suoi piedi e piangendo si mise a supplicarlo in ginocchio di renderle vivo suo figlio.
Allora il beato Domenico, mosso a compassione da quel profondo dolore, si scostò un poco da lei raccogliendosi in preghiera; poi si alzò, si accostò al piccino facendo su di lui il segno di croce e infine, prendendolo per mano, lo sollevò da terra vivo e lo restituì sano e salvo alla madre, ingiungendole però di non parlare della cosa con nessuno.
Ma quella, tornata a casa col figlio, traboccante di felicità com’era, non riuscì a tacere, sicché la notizia giunse persino alle orecchie del Papa, il quale avrebbe voluto parlare a tutti, in una pubblica allocuzione del miracolo avvenuto. Ma il beato Domenico, davvero custode e amante dell’umiltà, gli impedì di farlo, minacciando in caso contrario di andarsene al di là dal mare presso i Saraceni e di non tornare più nelle nostre regioni.
Il Papa, allora, temendo ciò, non rese pubblica la cosa. Il Signore, però, il quale dice nel Vangelo che chi si umilia sarà esaltato (Lc 14,11 e 18,14) e suole sempre innalzare e glorificare i suoi servi anche contro il loro desiderio e le loro intenzioni, da quel giorno eccitò talmente la devozione del popolo e dei nobili verso il beato Domenico, che lo seguivano ovunque quasi fosse un angelo di Dio e felice si riteneva chi poteva toccarlo o poteva anche avere come reliquia qualche pezzetto delle sue vesti.
Gli tagliuzzarono perciò talmente la cappa e lo scapolare che gli giungevano appena fino alle ginocchia. E quando i frati sgridavano coloro che gli tagliavano i vestiti in quel modo, il beato Padre, rallegrandosi per l’attaccamento di quel popolo, rispondeva: “Lasciate fare: soddisfino pure alla loro devozione”.
Erano presenti a questo grande miracolo fra Tancredi, fra Ottone, fra Enrico, fra Gregorio, fra Alberto e molti altri i quali più tardi lo riferirono in tutti i suoi particolari alle suore” (P. Lippini, San Domenico visto dei suoi contemporanei, pp. 370-373).

6. C’è poi un terzo morto risuscitato da San Domenico: era l’architetto dei lavori che si stavano facendo nel convento di San Sisto. Restò travolto da un crollo e morì sotto le macerie. Si legge: “Corrono i frati a tale improvvisa disgrazia e ne sono costernati, sia per l’incertezza dell’eterna salvezza del defunto, sia per il timore di un tumulto popolare contro di loro, dato che già l’opinione pubblica, ignorando la vita del nuovo ordine, li circondava di diffidenza.
Ma il buon padre e uomo di Dio Domenico, vedendo la desolazione dei suoi figli, pieno il cuore di fiducia nel Signore, comandò che gli fosse portato davanti il cadavere appena sottratto dalle macerie e con la sua preghiera gli restituì immediatamente vita e salute insieme” (Ibid., p. 359-360).

7. Il Signore concesse a San Domenico questi strepitosi miracoli come segno la sua santità e come segno di molte altre risurrezioni spirituali attuate attraverso la sua predicazione e le sue fatiche apostoliche.
Si attesta che convertì 100.000 eretici nel meridione della Francia e altrettanti 100.000 in Lombardia, che a quei tempi non coincideva con l’attuale regione geografica ma con tutto il Nord Italia sopra il Po.

Ti ringrazio di avermi dato l’occasione di rendere onore al nostro Santo Padre Domenico, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo