Quesito

Buongiorno padre,
Le scrivo per chiarire due dubbi riguardo la vita negli ordini religiosi a cui non riesco a trovare risposta sul web:
1) Cosa succede nel momento in cui un chierico eredita da parenti o altre persone? Può disporre liberamente del denaro o no?
2) quale/i percorsi di laurea frequentano coloro che vogliono diventare frati domenicani presbiteri? Hanno la possibilità di seguire altri corsi universitari dopo quelli obbligatori?
La ringrazio molto per la sua disponibilità e Le auguro un buon proseguimento della sua missione.
Distinti Saluti.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. poiché i quesiti che poni riguardano la vita negli ordini religiosi, i chierici evidentemente sono quelli appartenenti agli ordini religiosi.
A questo proposito è necessario distinguere tra gli ordini religiosi con i voti solenni e gli ordini religiosi (più propriamente si tratta di congregazione o di chierici regolari) con voti semplici.
I primi, infatti, con i voti solenni rinunciano alla proprietà e all’uso. I secondi invece non rinunciano alla proprietà, ma all’uso nel senso che ne possono usare solo con il consenso dei superiori.

2. Da questa prima distinzione appare che coloro che hanno i voti solenni sono “incapaci” di ricevere eredità. I secondi invece ne sono capaci.
Il motivo è che con la professione solenne si è morti al mondo. Una persona morta evidentemente è incapace di ricevere eredità.
Pertanto se ad un chierico con i voti solenni viene fatta un’eredità, questa sarà destinata secondo la volontà che il soggetto ha espresso per scritto prima della professione solenne.

3. In genere emettono i voti solenni gli appartenenti agli antichi ordini religiosi (benedettini, domenicani francescani, carmelitani, servi di Maria, agostiniani).
Dal secolo 16º in poi sono sorti i chierici regolari e le congregazioni religiose.
Indubbiamente la rinuncia ai beni del mondo per gli appartenenti agli antichi ordini religiosi è più radicale.

4. Per i domenicani in particolare nelle loro Costituzioni si legge: “Questo spirito di povertà ci spinge a riporre il nostro tesoro nella giustizia del regno di Dio con viva fiducia nel Signore. Esso consiste nella libertà dalla schiavitù, anzi, dalla sollecitudine delle cose terrene per aderire in modo più pieno a Dio, per essere più pronti a dedicarci a lui, per poter parlare di lui con maggior coraggio…” (n. 31,II).
E ancora: “Perciò con la nostra professione permettiamo a Dio di non possedere nulla per un diritto di proprietà personale, ma di avere tutto in comune e di servirci delle cose materiali per il bene comune dell’Ordine e della Chiesa, secondo le disposizioni dei superiori” (n. 32,I).

5. La seconda domanda riguarda solo i domenicani: il percorso base di studi si conclude con il baccalaureato in filosofia e il baccalaureato in teologia. Al termine di questo secondo baccalaureato avviene l’ordinazione sacerdotale.
Poi tutti proseguono perfezionandosi in qualche particolare disciplina a seconda delle loro specifiche attitudini e delle necessità dell’ordine.

6. Tra i domenicani è possibile seguire corsi universitari di altre discipline.
L’obiettivo dell’ordine è la “salus animarum” attraverso ogni forma di predicazione. Proprio per questo viene chiamato Ordine dei Predicatori e proprio per questo i domenicani si identificano con la sigla O.P. (Ordinis Praedicatorum, Ordine dei predicatori) posta dopo il loro nome.

7. Il motivo di questa possibilità è che le forme di predicazione sono innumerevoli. Il beato Angelico (fra Giovanni da Fiesole) ha predicato e continua a predicare con l’arte pittorica.
Anche sotto questo aspetto l’ordine domenicano è una religione tutta larga, come felicemente l’ha definito Santa Caterina da Siena.
Con l’augurio di ogni bene e di un fruttuoso discernimento, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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