Quesito
Caro Padre Angelo,
Confido nella sua pazienza. La ringrazio anticipatamente.
In una conversazione mi è stato detto “il mio riferimento per la vita di fede e per la morale è il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) e non il Concilio (Ecumenico Vaticano II)”.
Le chiedo se questa posizione sia coerente e condivisibile.
Più in generale: il credente è tenuto all’osservanza delle indicazioni contenute nei documenti conciliari approvati dall’ultimo Concilio e dei Concili precedenti?
Quando il credente è vincolato al rispetto delle norme emanate dal Papa, dai Vescovi?
Quali sono le responsabilità e le conseguenze per la mancata osservanza?
La saluto cordialmente e le assicuro la mia umile preghiera.
Matteo
Risposta del sacerdote
Caro Matteo,
1. il Catechismo della Chiesa Cattolica non è il primo emanato a carattere universale.
Precedentemente c’è stato il Catechismo Romano che riprendeva in maniera espositiva e adatta alla predicazione dei parroci l’insegnamento della Chiesa dagli inizi fino al concilio di Trento (1545-1563).
2. Dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965) si è sentita l’esigenza di fare la medesima cosa: esporre la dottrina della Chiesa tenendo conto dell’ulteriore insegnamento fino al Concilio.
3. Qualcuno potrebbe obiettare: ma la dottrina non è sempre la stessa, il Vangelo non è sempre lo stesso? C’è bisogno di un nuovo Catechismo?
Certo, il Vangelo è sempre lo stesso. Parimenti la dottrina è sempre lo stessa.
Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica Fidei depositum con la quale emanò il Catechismo della Chiesa Cattolica in data 11 ottobre 1992 (30º anniversario dell’apertura del Concilio ecumenico Vaticano II scrive: “Al concilio il Papa Giovanni XXIII aveva assegnato come compito principale di meglio custodire e presentare il prezioso deposito della dottrina cristiana, per renderlo più accessibile ai fedeli in Cristo di Cristo e a tutti gli uomini di buona volontà.
Pertanto il Concilio non doveva per prima cosa condannare gli errori dell’epoca, ma innanzitutto impegnarsi a mostrare serenamente la forza e la bellezza della dottrina della fede” (n. 1).
4. Poi soggiunge: “Con l’aiuto di Dio i padri conciliari hanno potuto elaborare, in quattro anni di lavoro, un considerevole complesso di esposizioni dottrinali e di direttive pastorali offerte a tutta la chiesa.
Pastori e fedeli trovano orientamenti per quel “rinnovamento di pensieri, di attività, di costumi e di forza morale, di gaudio e di speranza, che è stato lo scopo stesso del concilio” (Paolo VI, discorso di chiusura del Concilio)” (n. 1).
5. Successivamente, a vent’anni dalla chiusura del Concilio, nel Rapporto finale del Sinodo straordinario moltissimi padri sinodali espressero il desiderio che venisse compilato un catechismo o un compendio di tutta la dottrina cattolica per quanto riguarda sia la fede che la morale perché fosse punto di riferimento per i catechismi o compendi preparati nelle diverse regioni del mondo (cfr. Ib.)
Giovanni Paolo II ha fatto proprio questo suo desiderio, ritenendolo pienamente rispondente ad un vero bisogno della Chiesa universale e delle Chiese particolari e nominò una commissione che si mettesse al lavoro per compilarlo.
6. Nella prefazione del catechismo si legge: “Questo catechismo ha lo scopo di presentare una esposizione organica e sintetica dei contenuti essenziali e fondamentali della dottrina cattolica sia sulla fede che sulla morale, alla luce del Concilio Vaticano II e dell’insieme della Tradizione della Chiesa. Le sue fonti principali sono la Sacra Scrittura, i Santi Padri, la Liturgia e il Magistero della Chiesa. Esso è destinato a servire come un punto di riferimento per i catechismi o compendi che vengono preparati nei diversi paesi” (CCC 11).
7. Per questo non ha senso l’affermazione del tuo interlocutore il quale dice di accogliere i frutti del Vaticano II ritenendoli buoni (il Catechismo della Chiesa Cattolica), ma non ritiene buono l’albero che li ha prodotti. È una contraddizione.
8. Piace infine riportare i testi confutati da coloro che rifiutano il Concilio Vaticano I, ma che sono riportati nel Catechismo della Chiesa Cattolica.
Sull’ecumenismo: “Tutti gli uomini sono tenuti a cercare la verità, specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa, e, una volta conosciuta, ad abbracciarla e custodirla. È un dovere che deriva dalla «stessa natura» degli uomini.
Non si contrappone ad un «sincero rispetto» per le diverse religioni, le quali «non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini», né all’esigenza della carità, che spinge i cristiani «a trattare con amore, prudenza e pazienza gli uomini che sono nell’errore o nell’ignoranza circa la fede»” (CCC 2104).
9. Sulla libertà religiosa: “Il diritto alla libertà religiosa non è né la licenza morale di aderire all’errore, né un implicito diritto all’errore, bensì un diritto naturale della persona umana alla libertà civile, cioè all’immunità da coercizione esteriore, entro giusti limiti, in materia religiosa, da parte del potere politico. Questo diritto naturale «deve essere riconosciuto nell’ordinamento giuridico della società così che divenga diritto civile»” (CCC 2108).
“Il diritto alla libertà religiosa non può essere di per sé né illimitato, né limitato semplicemente da un «ordine pubblico» concepito secondo un criterio positivista o naturalista. I «giusti limiti» che sono inerenti a tale diritto devono essere determinati per ogni situazione sociale con la prudenza politica, secondo le esigenze del bene comune, e ratificati dall’autorità civile secondo «norme giuridiche conformi all’ordine morale oggettivo»” (CCC 2109).
“Nel rispetto della libertà religiosa e del bene comune di tutti, i cristiani devono adoperarsi per far riconoscere dalle leggi le domeniche e i giorni di festa della Chiesa come giorni festivi. Spetta a loro offrire a tutti un esempio pubblico di preghiera, di rispetto e di gioia e difendere le loro tradizioni come un prezioso contributo alla vita spirituale della società umana. Se la legislazione del paese o altri motivi obbligano a lavorare la domenica, questo giorno sia tuttavia vissuto come il giorno della nostra liberazione, che ci fa partecipare a questa «adunanza festosa», a questa «assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli» (Eb 12,22-23)” (CCC 2188).
10. In riferimento alle ultime domande: tutti i credenti sono tenuti all’obbedienza della fede e a dare il loro cordiale ossequio della mente e della volontà a tutto l’insegnamento materia di fede e di morale.
Ugualmente sono tenuti all’obbedienza per le norme disciplinari ivi contenute.
Vivere da credenti significa vivere fidandosi di ciò che Dio ha detto e di ciò che la Chiesa propone a credere con la garanzia data da Cristo a Pietro (cfr. Mt 16,18-19) e al collegio apostolico (Mt 18,18).
Ringrazio per la preghiera che contraccambio di cuore, ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo
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