Quesito

Salve Padre,
leggendo un libro di un carismatico ho scoperto la donazione della decima. Premetto che non ne avevo sentito parlare prima, potrebbe darmi delucidazioni e come comportarmi?
Grazie.

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ai tempi dell’Antico Testamento era obbligatorio versare una decima parte dei propri raccolti a Dio e al re.
Il presupposto era questo: che Dio è padrone della terra e dei suoi prodotti.
E siccome anche i re e gli imperatori erano considerati padroni delle loro terre tutti i loro sudditi dovevamo versare in loro favore la decima parte dei prodotti.
Questo era in uso anche presso i greci e i romani.

2. Gli israeliti versavano tale porzione dei frutti della terra a favore del Tempio di Gerusalemme: “Ogni decima della terra, cioè delle granaglie del suolo e dei frutti degli alberi, appartiene al Signore: è cosa consacrata al Signore” (Lv 27,30).
Questa porzione veniva data ai leviti per il loro sostentamento.

3. Questi poi a loro volta versavano la decima parte di quanto avevano ricevuto per il sostentamento del sommo sacerdote e degli altri sacerdoti: “Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parlerai inoltre ai leviti dicendo loro: «Quando prenderete dagli Israeliti la decima che io ho dato a voi da parte loro come vostra eredità, preleverete un’offerta come contributo al Signore: una decima dalla decima. (…).
Così anche voi preleverete un’offerta per il Signore da tutte le decime che riceverete dagli Israeliti e darete al sacerdote Aronne l’offerta che avrete prelevato per il Signore” (Nm 18,26.28).

4. La decima parte si prelevava dal grano, dal mosto, dall’olio, dai frutti degli alberi, dai nati degli animali, buoi, capre, pecore (Lv 27,32).

5. Nell’attuale legislazione civile sarebbe anacronistico parlare di decime, adatte ad un’economia agricola.
Tuttavia lo stato prende quanto gli spetta attraverso le tasse, con imposizioni di vario tipo.

6. Anche per la Chiesa sarebbe anacronistico chiedere le decime dei raccolti e degli animali. In passato lo faceva, sebbene questo fosse sempre legato alla generosità dei fedeli.
Oggi – a parte i concordati fatti con gli stati circa il sostentamento del clero, le opere di religione e dell’edilizia ecclesiastica – lascia alla generosità dei fedeli di contribuire alle varie necessità (seminari, missioni, scuole, ospedali, opere di carità…).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica si limita a dire: “Il quinto precetto («Sovvieni alle necessità della chiesa») enuncia che i fedeli sono tenuti a venire incontro alle necessità materiali della chiesa, ciascuno secondo le proprie possibilità” (CCC 2043).

7. Il CCC nello stesso tempo rimanda ad un altro passo: “Fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l’Eucaristia, presentano i loro doni perché siano condivisi con coloro che si trovano in necessità. Questa consuetudine della colletta, sempre attuale, trae ispirazione dall’esempio di Cristo che si è fatto povero per arricchire noi” (CCC 1351).
E cita un testo di San Giustino, autore del secondo secolo: “I facoltosi e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa; e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno” (Apologie I, 67, 6).

8. Ecco dunque di che cosa si tratta.
Gli evangelici, i testimoni di Geova e altri ancor oggi prendono materialmente il testo della Sacra Scrittura e fanno versare ai loro adepti le decime dei loro stipendi.
Ma la Chiesa Cattolica non lo fa se non nei termini che ti ho riferito.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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