Quesito

Caro Padre Angelo
La volevo ringraziare per la bellissima risposta che mi ha dato.
L’Ordine Domenicano è l’ordine che più mi affascina dopo che ho conosciuto S. Caterina da Siena (sto leggendo “Dialogo della divina provvidenza”) e soprattutto dopo aver letto “Il male (Quaestiones disputatae De malo)” di S. Tommaso d’Aquino, un genio.
E lei ha ragione quando dice che “quello che colpisce di più sono gli anni di studio” ed infatti un mio grandissimo problema è che non sono molto portato per lo studio, faccio molta fatica, e con molta vergogna ho finito giurisprudenza dopo anni ed anni di tribolazioni.
Comunque la volevo ancora ringraziare per la sua preziosissima lettera e mi ricordi nelle sue preghiere.
Saluti
Livio


Risposta del sacerdote

Caro Livio,
mi perdonerai se torno ancora sull’argomento della vocazione e premetto subito che parlo in maniera generica, come se in questo momento non fossi tu il mio interlocutore.

1. Mi dici che l’ordine domenicano è quello che più ti affascina, soprattutto dopo che hai conosciuto santa Caterina da Siena e san Tommaso d’Aquino, che del nostro Ordine sono indubbiamente la parte più bella e affascinante.
Secondo me il fascino che si prova per un determinato Ordine è uno dei coefficienti utili per discernere la vocazione divina.
Il ragionamento che faccio è molto semplice: bello in greco si dice kalòs e deriva dal verbo kaléo, che significa chiamo.
Dunque: ciò che è bello esercita una chiamata, una vocazione.
Ecco allora che cos’è la vocazione: il fascino che si prova per una realtà che attrae.
Il fascino per l’Ordine di san Domenico è già buon segno.

2. Mi dici che hai fatto tanta fatica nello studio e che hai finito giurisprudenza dopo anni ed anni di tribolazioni e che forse proprio per questo l’Ordine domenicano non è fatto per te.
A questo proposito devo dirti due cose.
La prima: nella mia vita ho visto che alcuni hanno fatto profitto in tutte le discipline. In tutte le materie i cui si sono cimentati sono riusciti ottimamente.
Mentre ho visto altri che facevano fatica in alcune discipline e in altre invece facevano profitto.
Ciò significa che si potrà magari far fatica in giurisprudenza, ma si può riuscire bene in teologia o comunque come un bravo sacerdote.

3. La seconda: nella storia del nostro Ordine abbiamo il caso di Sant’Alberto Magno, che fu il maestro di san Tommaso d’Aquino.
Quand’era novizio aveva deciso di scappare dall’Ordine perché vedeva tutti gli altri migliori di lui e riteneva di non avere sufficiente intelligenza per stare in un Ordine come quello che aveva abbracciato.
Decise di fuggire scappando dalla porta della Chiesa, che in genere, almeno di giorno, è sempre aperta.
Se fosse scappato dalla porta del convento avrebbe incontrato qualche frate e senza dubbio gli sarebbe stato chiesto dove andava da solo (i frati a quei tempi uscivano sempre due a due) e se aveva il permesso.
Se non che, passando davanti all’altare della Madonna, sentì un a voce che gli disse: “E a me l’hai chiesto il permesso?”
“Ma io non sufficiente ingegno per stare in questo ordine” disse Alberto.
Replicò la Madonna: “L’intelligenza te la darò io, ma perché si sappia che questo dono viene dal cielo, a suo tempo verrò a riprendermelo”.
Alberto rimase nell’Ordine e fece tale profitto che ancora vivente veniva chiamato Alberto il Grande e tutta l’Europa dotta pendeva dalle sue labbra.

4. Di questo fatto ne abbiamo anche un’altra versione, altrettanto bella che merita di essere riportata.
Si legge che “mentre Alberto meditava il pensiero di fuggire dall’Ordine, s’addormentò e durante il sonno ebbe una visione: immaginava di essere salito sul muro del convento con una scala per andarsene. E in quel mentre vide quattro signore d’una grazia e d’una bellezza incomparabili che gli si misero attorno e gli impedirono di scendere dall’altro lato.
Poiché Alberto faceva vari tentativi di superare quelle signore, esse gli domandarono in modo gentilissimo ciò che l’obbligava ad una fuga così vile e indegna della sua saggezza e della sua virtù: “Perché, egli rispose, i miei compagni mi precedono nello studio e non posso più soffrire una tale mortificazione”.
Allora una di quelle signore, che era la santa Vergine, lo incoraggiò, assicurandogli che da quel momento avrebbe avuto lo spirito così bello, così sottile e così penetrante, che non vi sarebbe stata arte che non apprendesse, né difficoltà di cui non venisse a capo e che non penetrasse con estrema facilità.
Quella Signora gli domandò di quale scienza in particolare voleva avere la chiave. Ed avendo egli risposto che secondo la portata del suo spirito e lo stato dei suoi studi desiderava quella della filosofia, la santa Vergine soddisfò il suo desiderio, avvertendolo però che, avendo preferito una scienza umana alla dottrina sacra, sulla fine dei suoi giorni avrebbe perso tutta quella conoscenza naturale che avrebbe avuto come scienza infusa,ritenendo solo che ciò che avrebbe appreso con le sue fatiche.
Al suo destarsi, conobbe che quel sonno non era una pura immaginazione, ma un effetto soprannaturale della sua ammirabile Padrona: poiché si vide talmente cambiato, da non esservi nulla negli autori più oscuri che non comprendesse al solo leggerli e la filosofia gli divenne tanto agevole e così familiare, che ne avrebbe fatto lezione ai più abili dottori” (Bollandisti, voce Alberto).

5. “Ma ebbe pure la stessa facilità per i segreti della teologia.
Se si imbatteva in qualche punto difficile, subito ricorreva alla sua divina Maestra,e subito ne sentiva nascere la spiegazione nel suo cuore senza che atal fine facesse alcuno sforzo.
Intanto, temendo che queste alte conoscenze gli destassero della vanità, supplicò l’amabile Vergine di concedergli principalmente una fede pura ed intera. E la Vergine apparendogli un’altra volta, gli assicurò che Dio lo aveva scelto per illuminare la Chiesa universale con la sua dottrina e che conservato fino alla morte il prezioso deposito della fede” (Bollandisti, voce Alberto).

6. Questo significa che bisogna abbracciare fiduciosamente la vocazione per la quale ci si sente attratti.
Colui che ispira il fascino o la segreta chiamata, dà anche tutti gli aiuti necessari per portarla a compimento.
Ed Egli fa così perché appaia chiaro che la riuscita di certe vocazioni è più un prodigio divino che umano, come avvenne nel caso di Sant’Alberto Magno e come avvenne soprattutto per gli apostoli, popolani di estrazione e di cultura, ma capaci di trasformare il mondo.

Ti seguo con la mia preghiera: quello che il Signore ha iniziato in te attraverso il fascino, se è sua volontà si degni di portarlo a compimento.
Intanto ti saluto e ti benedico con la potenza della benedizione del Santo padre Domenico, di Santa Caterina da Siena, di San Tommaso e di sant’Alberto Magno.
Padre Angelo