Le chiedo delucidazioni sull’indissolubilità del matrimonio che con l’ultima esortazione del papa sembra alleggerita e permette ai risposati divorziati di continuare a fare una vita nel peccato e fare la Comunione

////Le chiedo delucidazioni sull’indissolubilità del matrimonio che con l’ultima esortazione del papa sembra alleggerita e permette ai risposati divorziati di continuare a fare una vita nel peccato e fare la Comunione

Le chiedo delucidazioni sull’indissolubilità del matrimonio che con l’ultima esortazione del papa sembra alleggerita e permette ai risposati divorziati di continuare a fare una vita nel peccato e fare la Comunione

Quesito

salve padre,
le chiedevo delle delucidazioni in merito all’indissolubilità del matrimonio, che con l’ultima esortazione del papa sembra alleggerito o permette ai risposati divorziati di continuare a fare una vita nel peccato e comunque accedere all’eucarestia, e poi anche sulla materia aborto, cioè le domando, se una abortisce e si pente viene perdonata, ma se abortisce una seconda volta e si riconfessa verrà ancora perdonata? In pratica ogniqualvolta una donna abortisce verrà se pentita sempre perdonata?
Aspetto con ansia sue risposte.
saluti Francesco D. 


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ho l’impressione che per Amoris laetitia si ripeta in qualche modo quanto è avvenuto per il Vaticano II.
Nei decenni successisi per spirito del Vaticano II si faceva passare ogni bizzarria, ogni indisciplina.
Se invece ci si prende la briga di leggere i testi del Concilio si rimane sorpresi dalla volontà del Concilio di riportare la Chiesa ad essere santa,  vera Sposa di Cristo senza macchia a senza ruga.

2. Personalmente ho letto e riletto Amoris laetitia, ma non vi ho mai trovato un’incrinatura nei confronti dello splendore dell’indissolubilità del matrimonio.

3. In questa esortazione apostolica papa Francesco lamenta l’indebolirsi del vincolo matrimoniale nella nostra società e scrive: “Nessuno può pensare che indebolire la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio sia qualcosa che giova alla società.
Accade il contrario: pregiudica la maturazione delle persone, la cura dei valori comunitari e lo sviluppo etico delle città e dei villaggi. Non si avverte più con chiarezza che solo l’unione esclusiva e indissolubile tra un uomo e una donna svolge una funzione sociale piena, essendo un impegno stabile e rendendo possibile la fecondità” (AL 52).

3. Poi aggiunge: “Le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso, per esempio, non si possono equiparare semplicisticamente al matrimonio.
Nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita ci assicura il futuro della società” (AL 52).
E: “Chi si occupa oggi di sostenere i coniugi, di aiutarli a superare i rischi che li minacciano, di accompagnarli nel loro ruolo educativo, di stimolare la stabilità dell’unione coniugale?” (AL 52).

4. Ugualmente lamenta che “in molti contesti, e non solo occidentali, si va diffondendo ampiamente la prassi della convivenza che precede il matrimonio o anche quella di convivenze non orientate ad assumere la forma di un vincolo istituzionale.
In diversi paesi la legislazione facilita lo sviluppo di una molteplicità di alternative, così che un matrimonio connotato da esclusività, indissolubilità e apertura alla vita finisce per apparire una proposta antiquata tra molte altre.
Avanza in molti paesi una decostruzione giuridica della famiglia che tende ad adottare forme basate quasi esclusivamente sul paradigma dell’autonomia della volontà” (AL 53).

5. Proponendo la dottrina evangelica sul matrimonio Papa Francesco scrive: “I Padri sinodali hanno ricordato che Gesù, riferendosi al disegno primigenio sulla coppia umana, riafferma l’unione indissolubile tra l’uomo e la donna, pur dicendo che “per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così” (Mt 19,8)” (AL 62).

6. In particolare afferma che “l’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”: Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini, bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio” (AL 62).
“Dai Vangeli emerge chiaramente l’esempio di Gesù, che […] annunciò il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio (cfr Mt 19,3)»” (AL 62).

7. E poi: “Con intima gioia e profonda consolazione, la Chiesa guarda alle famiglie che restano fedeli agli insegnamenti del Vangelo, ringraziandole e incoraggiandole per la testimonianza che offrono. Grazie ad esse, infatti, è resa credibile la bellezza del matrimonio indissolubile e fedele per sempre” (AL 86).

8. Successivamente, dopo aver ricordato con Paolo VI che il matrimonio è una forma tutta particolare di amicizia, scrive a proposito dell’indissolubilità: “Siamo sinceri e riconosciamo i segni della realtà: chi è innamorato non progetta che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo, chi vive intensamente la gioia di sposarsi non pensa a qualcosa di passeggero; coloro che accompagnano la celebrazione di un’unione piena d’amore, anche se fragile, sperano che possa durare nel tempo; i figli non solo desiderano che i loro genitori si amino, ma anche che siano fedeli e rimangano sempre uniti.
Questi e altri segni mostrano che nella stessa natura dell’amore coniugale vi è l’apertura al definitivo.
L’unione che si cristallizza nella promessa matrimoniale per sempre, è più che una formalità sociale o una tradizione, perché si radica nelle inclinazioni spontanee della persona umana; e, per i credenti, è un’alleanza davanti a Dio che esige fedeltà” (AL 123).

9. E ancora: “Un amore debole o malato, incapace di accettare il matrimonio come una sfida che richiede di lottare, di rinascere, di reinventarsi e ricominciare sempre di nuovo fino alla morte, non è in grado di sostenere un livello alto di impegno. Cede alla cultura del provvisorio, che impedisce un processo costante di crescita.
Però «promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata».
Perché tale amore possa attraversare tutte le prove e mantenersi fedele nonostante tutto, si richiede il dono della grazia che lo fortifichi e lo elevi. Come diceva san Roberto Bellarmino, «il fatto che un uomo e una donna si uniscano in un legame esclusivo e indissolubile, in modo che non possano separarsi, quali che siano le difficoltà, e persino quando si sia persa la speranza della prole, questo non può avvenire senza un grande mistero»” (AL 124).

10. In merito a queste affermazioni si può notare che Papa Francesco parla nello stile proprio di un’esortazione apostolica che è di indole pastorale.
Non vi sono proposizioni di principi. Ma si evince l’indissolubilità del matrimonio dalle motivazioni psicologiche che emergono dalle esigenze della natura dell’amore umano, del bene dei coniugi e del bene dei figli.

11. Sempre in un orizzonte autenticamente pastorale il Papa ricorda che “l’amore matrimoniale non si custodisce prima di tutto parlando dell’indissolubilità come di un obbligo, o ripetendo una dottrina, ma fortificandolo grazie ad una crescita costante sotto l’impulso della grazia.
L’amore che non cresce inizia a correre rischi, e possiamo crescere soltanto corrispondendo alla grazia divina mediante più atti di amore, con atti di affetto più frequenti, più intensi, più generosi, più teneri, più allegri” (AL 134).

12. In Amoris laetitia il Papa non permette a chi vive in peccato di mortale di fare la Comunione.
Questo andrebbe contro la Sacra Scrittura.
Mentre va riconosciuto che alcuni divorziati risposati potrebbero vivere in grazia qualora, pentiti dei peccati compiuti, si astengano dalle relazioni sessuali perché queste quando sono fuori dal matrimonio sono proibite da Dio.

14. Circa l’ultima domanda la risposta è chiara: se una persona è sinceramente pentita non le va negata l’assoluzione.
Se poi una donna fosse ripetutamente recidiva in materia di aborto, si dovrà valutare se sia sinceramente pentita.
Ma se lo è, si deve dare l’assoluzione, fino a settanta volte sette, come ha detto il Signore. È il sacramento della misericordia e del perdono.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo