Quesito

Caro Padre Angelo,
sarebbe interessante sapere cosa intende dire e nella realtà dove e come si vede quel fare giustizia prontamente, come nel passo che le presento: “Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno.  In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,1-8)
Vuol dire che quel che accade è già la giustizia di Dio che si manifesta, e che mentre fa giustizia a me la fa anche su di me come sconto, penitenza dei miei peccati?


Risposta del sacerdote

Caro Federico,
1. la tua interpretazione è del tutto fuori strada.
Il Signore sta parlando della necessità della preghiera continua. E porta il caso di una donna, una povera vedova, che non ha nessuno che la possa proteggere o aiutare. E insiste fino a stancare il giudice.

2. La parabola evangelica fa riferimento alla preghiera di coloro che sono poveri in spirito.
A proposito di questa prima beatitudine, scrive F. Prat: “Il povero di cui qui si parla non è l’indigente, il miserabile: la Bibbia, per indicare la miseria, come la conosciamo noi, usa altri vocaboli.
Il povero della Bibbia – specie nei salmi e nei profeti – è l’uomo senza difesa, vittima e ludibrio della tirannide dei potenti,
l’uomo inerme che accetta, in silenzio, la sua lagrimevole sorte,
e che volge solo a Dio il proprio sguardo e ripone soltanto in Lui la propria speranza.
E Dio protegge il povero: Egli è il suo unico rifugio, il suo unico sostegno… Le parole in spirito sono aggiunte dall’evangelista o dal suo traduttore greco, per indicare codeste disposizioni morali” (f. prat, Gesù Cristo, vol. I, p. 280).

3. La buona novella annunciata ai poveri (Mt 11,5) consiste in questo: che Dio non li farà a lungo attendere, ma verrà subito in loro soccorso: “Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente” (Lc 18,7).
Si realizzano così gli oracoli di Isaia: “Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo di Israele” (Is 29,19).

4. Se teniamo presente che le beatitudini sono l’autoritratto di Cristo, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, allora povero in spirito per eccellenza è Nostro Signore.
Egli “è l’uomo senza difesa, vittima e ludibrio della tirannide dei potenti,  l’uomo inerme che accetta, in silenzio, la sua lagrimevole sorte, e che volge solo a Dio il proprio sguardo e ripone soltanto in Lui la propria speranza”.
Sulla croce si affida totalmente al Padre dicendo: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito” (Lc 23,46).
Non dovrà a lungo attendere, perché di lì a poco il Padre lo farà risorgere dai morti, capovolgendo la situazione creatasi sul calvario.

5. Esempio di povero in spirito è anche la Madonna, che vede e soffre per il turbamento di Giuseppe. Non corre a dare e spiegazioni di quanto è accaduto.
Prega e si affida a Dio.
E non  passerà molto che Dio stesso provvederà illuminando direttamente san Giuseppe.

8. Gesù conclude: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8).
Qui per fede non s’intende la virtù teologale, ma la confidenza in Dio, la fiducia che se ci comportiamo da poveri in spirito abbiamo il diritto di essere prontamente da Lui soccorsi.

Che il Signore trovi sempre in te questa disposizione d’animo e ti salvi prontamente in ogni circostanza.
Anche per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo