Quesito

Caro Padre Angelo, 
buongiorno, la contatto perché necessiterei di alcune delucidazioni in merito al Sacramento della riconciliazione.
Necessito di fare una breve quanto spero esaustiva premessa: attualmente ho 27 anni, tuttavia per circa 26 anni della stessa sono stato lontano da Dio, dai Sacramenti e dalla Chiesa, senza preghiera e con una vita oggettivamente disordinata.
Tuttavia, un anno e mezzo fa circa, ho ricevuto la grazia della conversione e piano piano mi sono riavvicinato a Dio attraverso tante piccole cose, che oggi riconosco essere il dono della Provvidenza. Così, su aiuto di un’amica, decido di fare la Confessione generale, utilizzando un buono schema di esame di coscienza. Tuttavia essendo la prima confessione dopo anni, non sapevo che i peccati mortali andassero confessati per numero, specie e circostanza. Così feci la confessione, accusando i peccati come meglio potevo in quel momento ma senza aggiungere il numero di essi o le varie circostanze, e il suo confratello onestamente non mi disse nulla a riguardo.
Nonostante tutto, ho cambiato vita, ho lasciato il peccato e da quel momento cerco di condurre un buon cammino di fede, sacramenti e preghiera. Tuttavia, qualche mese dopo quella confessione (che nei giorni successivi e settimane successive è stata da me integrata di tutti quei peccati che avevo dimenticato di dire, comunque) mi venne un enorme scrupolo di coscienza (forse causato anche dalle continue informazioni apprese dalla mia continua formazione catechetica) e mi misi in testa che non avevo fatto bene la Confessione generale (proprio perché non ricordavo se avessi accusato i peccati come il Concilio di Trento insegna) e così mi convinsi fortemente che non solo quella confessione fosse sacrilega, ma che ovviamente anche tutte le successive Comunioni lo fossero e, così, decisi di rifare la confessione generale con il medesimo prete, accusando tutti i peccati in maniera particolareggiata (omettendo i dettagli) e in più le Comunioni sacrileghe.
Ora, fatta questa lunga e necessaria premessa, le chiedo Padre: è possibile che i miei sospetti siano fondati? È possibile che davvero quella confessione fu sacrilega e quindi per quasi un anno ho ricevuto praticamente tutti i sacramenti (tra cui la cresima) in stato di peccato mortale? Tuttavia mi chiedo, noi sappiamo che senza la grazia di Dio infusa nel battesimo, e che una volta perduta si riacquista solo per mezzo della Confessione, è praticamente impossibile non peccare mortalmente e cambiare vita, poiché è dalla grazia che attingiamo la forza necessaria a lasciare il peccato, come è possibile che io abbia cambiato vita, sia cresciuto nella vita di fede, sacramenti, preghiera, se per quasi un anno ero in peccato mortale e continuavo a fare Comunioni e Confessioni sacrileghe?
Può darsi, quindi, e concludo, che sia stato tutto un enorme scrupolo di coscienza che mi ha tenuto in stato di agitazione per giorni portandomi a mettere in dubbio tutto il mio cammino? Tra l’altro, e non posso pensare sia un caso, il tutto avvenne quando mancavano una manciata di giorni alla mia Consacrazione totus tuus.
Io Padre la ringrazio molto per il suo aiuto e Apostolato e mi scuso per il lungo messaggio. 
Dio la benedica e la Santa Vergine sempre la protegga,
Laudentur Jesus et Maria!


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. desidero tranquillizzarti su tutta la linea.
Innanzitutto ringrazio Dio che come non cessa di dar prova di sé beneficando, concedendo dal cielo piogge per stagioni ricche di frutti e dandovi cibo in abbondanza per la letizia dei vostri cuori” (At 14,17) così non cessa di andare alla ricerca di ogni pecorella smarrita finché non lo trova perché la ama infinitamente e perdutamente.

2. Fatta questa premessa, vengo a te per dirti che non sei tornato in grazia di Dio al momento della confessione, ma ben prima, e cioè quando hai cominciato a pentirti dei peccati e, desiderando con tutto il cuore la riconciliazione con Dio, hai emesso il proposito di confessarti.

3. Il pentimento è stato vero pentimento, vale a dire non soltanto emesso per non finire male nella vita futura.  C’era infatti il desiderio di tornare a Dio, di vivere in comunione con lui. Eri dispiaciuto di esserti separato da lui.
Nello stesso tempo c’era anche la volontà di cambiare vita e di vivere con Dio e secondo Dio.

4. Ebbene, questo tipo di pentimento non è sgorgato semplicemente da te, ma è stato infuso da Dio che ti ha mosso il cuore.
In quel momento sei stato raggiunto dalla grazia e hai cominciato la tua riconciliazione.
Questa è la dottrina della Chiesa la quale nel concilio di Trento “dichiara che questa contrizione include non solo l’abbandono del peccato, il proposito e l’inizio di una nuova vita, ma anche l’odio della vecchia vita, secondo l’espressione: «Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo» (Es 18,31)” (DS 1676).
E che “questa contrizione talvolta può essere resa perfetta dalla carità e riconciliare così l’uomo con Dio, prima ancora che riceva attualmente questo sacramento; tuttavia questa riconciliazione non è da attribuirsi a una contrizione priva del proposito, incluso in essa, di ricevere il sacramento” (DS 1677).

5. Ed è per questo che in un bel documento della Conferenza episcopale italiana sull’evangelizzazione e il sacramento della penitenza si legge: “La contrizione perfetta in virtù dell’amore che produce, dà la giustificazione, ottiene cioè il perdono dei peccati, prima ancora dell’assoluzione sacramentale. È necessario tuttavia, qualora si tratti di colpe gravi, che si abbia il proposito almeno implicito di sottoporle, appena sarà possibile, al confessore nel sacramento” (n. 57).

6. Il numero e le circostanze sono necessari nell’accusa perché si abbia la volontà della remissione di tutti peccati e perché il sacerdote, nella sua funzione di pastore e medico dell’anima, abbia la conoscenza dello stato del penitente per proporre un’efficace terapia spirituale.
Quando dopo tanti anni ci si confessa e ci si accusa il sacerdote capisci bene che per diversi peccati non è successo una volta sola, ma parecchie volte.
Perché se fosse capitato una sola volta il penitente stesso generalmente lo precisa.
Il fatto che il sacerdote non ti abbia chiesto nulla, sta significare che aveva capito tutto. In ogni caso in te non c’era alcuna volontà di non essere pentito di qualche peccato.

7. Pertanto quando sei andato a confessarti eri già in grazia di Dio,
L’imperfezione dell’accusa, qualora ci fosse stata, in nessun modo è dipesa dal non essere pentito o dalla volontà di tacere qualche peccato grave.
Per cui la assoluzione dei peccati, non solo ha confermato lo stato di grazia, ma l’ha accresciuta, conferendoti tra l’altro anche la grazia sacramentale, che è la grazia propria di ogni sacramento.
Questa vita di grazia successivamente è aumentata in maniera notevole, come hai potuto riconoscere dalla tua vita di fede, dalla fedele partecipazione ai sacramenti ed alla vita di preghiera.
Il turbamento che ti è venuto proprio prima che tu ti consacrassi a Maria è stato uno scrupolo, probabilmente è stato causato da colui che Gesù ha definito “nemico” dell’uomo (Mt 13,25), evidentemente molto geloso della gioia e della pace che avevi sperimentato sottraendoti alla sua schiavitù.
Pertanto vai avanti così.
Il tuo cammino sia tutto una lode continua per il Signore e per la Madonna, come hai voluto siglare la tua mail scrivendo: Laudentur Jesus et Maria!
Ti benedico, ti auguro ogni bene e ti ricordo volentieri nella preghiera.
Padre Angelo

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