Quesito
Caro Padre Angelo,
la ringrazio di cuore per la sua risposta così profonda e illuminante. Le sue parole mi hanno aiutato a comprendere meglio il valore del pentimento e la bellezza del cammino di conversione.
Ho accolto con particolare gratitudine il consiglio di chiedere a Dio, per intercessione della Madonna, il dono di una vera contrizione. Cercherò di mettere in pratica quanto mi ha suggerito, con fiducia e perseveranza.
Se mi permette, vorrei però chiedere un chiarimento su un punto che non mi è del tutto chiaro. Avevo sempre pensato che, per ricevere il perdono, fosse necessario provare un pentimento personale e consapevole per tutti i peccati confessati. Ma da quanto ho capito dalle sue parole, è sufficiente recitare con il cuore l’atto di dolore, anche se non si riesce a provare un’emozione forte o un rimorso sensibile per ogni peccato.
Le sarei molto grato se potesse aiutarmi a comprendere meglio questo aspetto.
La ringrazio ancora per la sua guida e per la preghiera. Le assicuro a mia volta il ricordo nella mia.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. tra le varie caratteristiche del pentimento si precisa che deve essere sommo. Tuttavia aggiunge subito “appretiative”, come si vedrà tra breve.
2. Il pentimento in teologia viene chiamato con un nome ben preciso, quello di “contrizione”.
È una parola che deriva dal latino “contérere”, che significa “frantumare”.
La contrizione pertanto consiste nella volontà di frantumare il cuore indurito dal peccato così da perderne l’affetto.
La Sacra Scrittura parla spesso di “frantumazione” del cuore. Così ad esempio nel salmo Miserere: “Un cuore contrito e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi” (Sal 51,19). Così pure in Gioele: “Or dunque, ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, pianti e lamenti. Laceratevi il cuore, non le vesti” (Gl 2,12). In Isaia: “Su chi volgerò lo sguardo? Su chi ha il cuore contrito e umiliato” (Is 66,2), ecc…
3. Il Magistero della Chiesa presenta anche una definizione della contrizione e dice che per contrizione s’intende “il dolore dell’animo e la detestazione del peccato commesso col proposito di non peccare più in avvenire” (DS 1676).
4. I teologi enumerano varie caratteristiche della contrizione. Tra queste c’è anche quella che viene detta “appretiative summa”.
Ciò significa che il dolore per il peccato commesso deve essere sommo, perché sommo è il male compiuto. Si parla evidentemente di peccato grave o mortale.
Si precisa subito però che si richiede che il dolore sia sommo “appretiative”, e cioè nella considerazione dei valori.
Non si richiede pertanto che sia “intensive sommo”, e cioè nell’intensità delle emozioni.
5. Questo perché non è il nostro potere suscitare le emozioni con un comando della ragione.
Le emozioni infatti sono di natura sensitiva. Vengono suscitate immediatamente a contatto con eventi della medesima natura.
Sicché, ad esempio, se vediamo una persona piangere, viene d’istinto rimanere turbati, afflitti e talvolta anche piangere insieme con lei.
6. Ora Dio è di natura spirituale e, anzi, soprannaturale. Non lo vediamo, non lo tocchiamo, non lo udiamo immediatamente con i nostri sensi.
Questa disparità di natura fa sì che sotto il profilo delle emozioni non avvertiamo le medesime reazioni emotive che proviamo a contatto con le realtà sensibili.
È questo il motivo per cui amiamo con un amore intensivamente più forte i nostri congiunti.
7. Per i peccati, come si è detto, si richiede che il dolore sia sommo nella stima o nella considerazione dei valori.
Ciò significa che va considerato come il male più grande e come la più grande disgrazia che possa capitare ad una persona.
Il risvolto concreto di questo dolore sommo consiste nella volontà di evitarlo per il futuro con tutte le proprie forze.
8. Concretamente questo si esprime con il proposito di “fuggire le occasioni prossime del peccato”, come si recita nell’atto di dolore.
Se non c’è la volontà di fuggire le occasioni prossime del peccato, e anzi se queste occasioni vengono scelte e in esse volutamente vi si permane, significa che non c’è il sommo pentimento.
Questo, ad esempio, è il motivo per cui non possono essere assolte le persone conviventi prima o anche al di fuori del matrimonio.
9. Questo infine è anche il motivo per cui la Chiesa riconosce che c’è il sommo dolore dei peccati quando con devozione e con serenità di cuore si recita l’atto di dolore, all’interno del quale non si richiedono sospiri, lacrime ed emozioni varie.
Se vi sono, tanto meglio. Ma di per sé questo non è richiesto.
Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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