Quesito

Salve padre Angelo,
una volta ogni tanto la scrivo e la penso. Come sta? Mi auguro bene.
Senta, non so se lei ha sentito ultimamente le notizie circa Don … che ha lasciato il ministero del sacerdozio.
Adesso io mi chiedo, come mai una volta rifiutato il ministero o rinunciato, colui che si “dimette” si può sposare?
Ci sono coppie che si lasciano per motivi che pesano, ma non possono permettersi di pagare la sacra rota per annullare il matrimonio. Mi chiedo perché?
Non è forse un po’ incoerente?
Non intendo giudicare, il mio è solo un dubbio e so di non essere nessuno per dire chissà cosa.
Mi chiedo però se la Chiesa faccia bene in tutto questo.
Chi intraprende il sacerdozio fa una scelta di vita e io credo (vedendo mio fratello seminarista) che comunque si deve accettare a pieno, diversamente ci deve pensare prima.
Io sono convinto che la fedeltà e il vero amore siano valori che valgono tanto per le coppie sposate quanto per i sacerdoti spogliati.
La saluto e abbraccio con affetto.
André


Risposta del sacerdote

Caro André, 
1. è necessario tenere presente che il matrimonio è indissolubile per diritto divino e cioè per legge divina. Gesù ha detto: “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito” (Mt 19,6).
Il celibato ecclesiastico invece non è di diritto divino ma di diritto ecclesiastico perché è stato istituito dall’autorità della Chiesa. Ne dà testimonianza il fatto che alcune chiese cattoliche di rito orientale hanno il clero uxorato, e cioè sposato.
Proprio per questo la Chiesa può dispensare da leggi da lei stessa emanate, ma non può dispensare da ciò che è stato istituito da un’autorità superiore e cioè da Dio.

2. Detto questo non si può non essere dispiaciuti per un sacerdote che lascia il ministero sacerdotale.
Non ne conosciamo i motivi. Per cui è giusto rimanere in silenzio.

3. Tuttavia c’è del vero della tua osservazione: il sacerdote deve dare l’esempio nella fedeltà agli obblighi assunti.
Nel suo ministero esorta i coniugi in crisi a superare i momenti di difficoltà per conservare intatto il vincolo coniugale.
Non è ammissibile che sia lui il primo a non essere fedele agli obblighi assunti.

4. Per questo San Giovanni Paolo II, eletto Papa al termine di un periodo susseguente al ’68 segnato da abbandoni da parte di non pochi sacerdoti, nella lettera scritta per il giovedì santo 1979 disse che “come i coniugi sono chiamati a superare le prove del fuoco nei momenti di maggiore difficoltà, così si esige anche per un sacerdote”.

5. Scrisse anche: “Si tratta qui di mantenere la parola data a Cristo e alla Chiesa.
Il mantenimento della parola data è, insieme, dovere e verifica della maturità interiore del sacerdote, è l’espressione della sua dignità personale.
Ciò si manifesta in tutta la sua chiarezza quando il mantenimento della parola data a Cristo, attraverso un consapevole e libero impegno celibatario per tutta la vita, incontra difficoltà, viene messo alla prova, oppure è esposto alla tentazione, tutte cose che non risparmiano il sacerdote, come qualunque altro uomo e cristiano”.

6. Ricordò poi che nella crisi si “deve cercare sostegno nella preghiera”, vale a dire nello stare uniti al Signore ritrovando il fervore.
“A tutto ciò bisogna pensare soprattutto nei momenti di crisi, e non già ricorrere alla dispensa, intesa quale intervento amministrativo, come se in realtà non si trattasse al contrario di una profonda questione di coscienza e di prova di umanità. Dio ha diritto a tale prova nei riguardi di ciascuno di noi, se è vero che la vita terrena è per ogni uomo un tempo di prova. Ma Dio vuole parimenti che usciamo vittoriosi da tali prove e ce ne dà l’aiuto adeguato. (…).
“Aggiungiamo infine che i nostri fratelli e sorelle legati al matrimonio hanno il diritto di aspettarsi da noi, sacerdoti e pastori, il buon esempio e la testimonianza della fedeltà alla vocazione fino alla morte, fedeltà alla vocazione che noi scegliamo mediante il sacramento dell’Ordine, come essi la scelgono mediante il sacramento del Matrimonio” (n.9).

7. Non corrisponde al vero, invece, che il ricorso al tribunale ecclesiastico per verificare l’eventuale nullità del matrimonio abbia costi molto alti.
La Conferenza episcopale italiana li tiene volutamente bassi (525 euro in tutto, compreso l’avvocato) supplendo a tutte le spese attingendo all’8 × 1000. Anzi, li diminuisce o azzera del tutto per le persone meno abbienti con il cosiddetto patrocinio gratuito.

8. Sono contento che tu abbia un fratello seminarista. È una grande grazia per te e per tutta la tua famiglia.
Sostienilo con la tua preghiera e insisti perché sia innanzitutto un ragazzo e un giovane di preghiera. È questo è il primo banco di verifica dell’autenticità della sua vocazione.
Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo