Quesito

Reverendissimo Padre,
eccomi di nuovo a rivolgermi a Lei per una questione che da un po’ mi assilla, e cioè: il diritto canonico viene da Dio o dagli uomini?
Sappiamo che il magistero è sempre autorevole e a volte infallibile, ma qual è l’ossequio che un fedele deve tributare al Diritto Canonico? Ci possono essere divergenze tra Magistero e Diritto canonico? E se sì, quale dei due prevarrebbe?
Grato come sempre per l’attenzione, AMDG,
Giorgio


Risposta del sacerdote

Caro Giorgio, 
1. il diritto canonico è basato sulla Sacra Scrittura.
Si potrebbe dire che è un prolungamento disciplinare di quanto Dio ci ha rivelato.

2. Il Signore ha conferito alla Chiesa questo potere soprattutto quando ha detto a Pietro: “A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19) e ha detto a tutti gli apostoli insieme: “In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo” (Mt 18,18).

3. Il Signore inoltre ha conferito a Pietro il compito di pascere gli agnelli (cfr. Gv 21,15) e le pecore (cfr. Gv 21,17).
In altre parole, ha dato il compito di governare.

4. Ora perché i fedeli e i ministri possano accostarsi in maniera ordinata alle sorgenti della salvezza e per evitare che ognuno faccia a proprio talento andando completamente fuori strada Gesù ha dato il potere di emanare delle leggi.
Esse, come ricorda San Tommaso, sono essenzialmente un’istruzione e insieme un comando.

5. Il santo Papa Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica Sacrae disciplinae leges parla di un “patrimonio di diritto contenuto nei libri del Vecchio e del Nuovo Testamento dal quale, come dalla sua prima sorgente, proviene tutta la tradizione giuridico legislativa della Chiesa.
Cristo Signore, infatti, non ha voluto distruggere il ricchissimo retaggio della Legge e dei Profeti, che si era venuto man mano formando dalla storia e dall’esperienza del Popolo di Dio nell’Antico Testamento, ma gli ha dato compimento (cfr. Mt 5,17), così che esso in modo nuovo e più elevato entrò a far parte dell’eredità del Nuovo Testamento.
Perciò, quantunque San Paolo nell’esporre il mistero pasquale insegni che la giustificazione non si ottiene con le opere della legge, ma per mezzo della fede, con ciò tuttavia né annulla l’obbligatorietà del Decalogo (cfr. Rm 13,8-10); Gal 5,13-25; 6,2), né nega l’importanza della disciplina nella Chiesa di Dio.
In tal modo gli scritti del Nuovo Testamento ci consentono di percepire ancor più l’importanza stessa della disciplina e ci fanno meglio comprendere come essa sia più strettamente congiunta con il carattere salvifico dello stesso messaggio evangelico”.

6. Non ci può essere contrasto tra Divina Rivelazione e disciplina della Chiesa proprio perché la disciplina della Chiesa è un prolungamento nei dettagli di quanto Dio ci ha comandato.
Cristo ha garantito l’autorità della chiesa. Per questo ci si può fidare. Anzi, ci si deve fidare.

7. Alle leggi della Chiesa è dovuta l’obbedienza.
Va tenuto presente che il codice di diritto canonico contiene norme strettamente legate alla divina rivelazione, alla consuetudine e al magistero della chiesa e norme puramente disciplinari.
Anche le norme puramente disciplinari vincolano in coscienza.
Tuttavia in alcuni casi previsti dal diritto e in altri del tutto straordinari possono ottenere dispensa.

Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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