Quesito

Caro padre Angelo,
mi vergogno non poco a sottoporle questa domanda ma ho davvero bisogno di un chiarimento. Questa situazione mi sta portando a molti rimuginamenti e dubbi che non mi danno pace.
Sono in un momento di grande dubbio su un peccato che non avevo considerato tale fino a poco tempo fa. Per disinformazione o un’errata interpretazione, non consideravo il rapporto sessuale tra due coniugi con l’utilizzo di contraccettivi medici un peccato.
Ora invece ho scoperto che è tale e la cosa mi sta creando non pochi turbamenti.
La mia situazione è semplice; sposata da quasi 14 anni, sono rimasta subito incinta e ora mia figlia ha 13 anni.
Io avrei voluto altri figli ma mi sono scontrata più e più volte con il parere opposto di mio marito. Forse anche lui avrebbe voluto altri figli ma la mia situazione psicologica causata dalla gravidanza e dai successivi impegni legati a una bambina piccola che mi ha portato a una depressione maggiore (aggravata dalla depressione già presente della mia famiglia di origine che mi portava pesanti momenti di disperazione e difficoltà) e altre motivazioni più o meno valide (lavoro che non ci permetteva di assentarci ma dover essere sempre presenti essendo un lavoro in proprio, maggiore età di mio marito che ha 9 anni in più di me e si sentiva troppo vecchio per un altro figlio, situazione economica in dubbi…) hanno portato alla sua decisione di non avere altri figli.
Premesso che dopo anni mi sono dovuta rassegnare a questa scelta, dovendo anche mettere sulla bilancia le discussioni continue e malessere della coppia per convincerlo ad avere altri figli, o scegliere di accettare questa situazione per il bene della coppia e di nostra figlia, e aggiungo dovendo valutare la mia situazione di depressione il cui pensiero di avere un altro figlio mi provocava talvolta forte paura e ansia, ho iniziato a fare uso di contraccettivi,  non approfondendo la questione nell’ambito cattolico e vivendola come una situazione normale e lecita.
In questi giorni però sono venuta a conoscenza di questo peccato (atto sessuale tra coniugi non mirato alla procreazione) e ne sono rimasta davvero turbata. 
Io continuo ad utilizzare contraccettivi e se dovessi anche solo dire a mio marito che non voglio più farne uso, so che si scatenerebbe un grande lite e forte contrasto tra noi: ne ho paura e aggiungo che non vorrei in questo momento mettere alla prova mio marito che si sta finalmente riavvicinando in modo costante alla fede; una questione del genere lo farebbe rinchiudere nuovamente nel suo guscio e allontanarsi dalla Chiesa.
Aggiungo che anche io ho davvero molta paura di una possibile gravidanza, non sapendo se sarei in grado di gestirla con i miei genitori malati che si appoggiano molto a me; temo sinceramente che non sarei capace di abbandonare i contraccettivi e utilizzare il metodo naturale.
Infine aggiungo un piccolo appunto: sono anni ormai che nel rapporto sessuale con mio marito non provo nessun piacere (lui non lo sa perché pensavo fosse un problema passeggero e inoltre a me non è mai interessato particolarmente), quindi svolgo la mia parte solo come devozione e giusta gestione verso la nostra coppia. Anche in questo caso, dove non si prova piacere ma lo si fa solo come un “dovere”, il rapporto sessuale senza fini di procreazione è considerato peccato?
Infine, supponendo che per paura, io continuassi a fare uso dei contraccettivi medici, come gestirmi nella confessione e comunione? Ogni volta dovrei confessare un peccato che so che andrò a ripetere, e che quindi forse non indica un vero pentimento? Non potrei più ricevere la comunione?
Mi sento davvero intrappolata in questa situazione
Pregando perché Dio possa indicarmi la giusta via senza paura e ansia, spero in una sua risposta che mi possa aiutare a capire come gestirmi.
Ringraziandola e pregando per Lei e per tutti i padri domenicani, la saluto.


Risposta del sacerdote

Carissima, 
1. sì, è vero quello che finalmente hai scoperto: l’insegnamento della Chiesa sull’intimità coniugale ricorda che trattandosi della donazione totale di sé, se si esclude positivamente l’apertura alla vita, l’atto viene falsificato perché ci si rifiuta di donarsi in totalità. Tanto più che per donarsi in totalità si suscitano le capacità procreative.

2. Per la precisione, la Chiesa non insegna che ogni singolo atto debba essere finalizzato alla procreazione, ma che debba essere aperto alla vita. Il che è diverso.
Infatti per vari motivi, di cui solo i coniugi hanno competenza, si può decidere che al momento non sia prudente accrescere il numero dei figli.

3. In tal caso, il magistero della Chiesa insegna che è lecito ricorrere ai periodi infecondi della donna che nella durata del ciclo mensile sono più lunghi di quelli fertili.

4. Non si tratta di un espediente simile a quello della contraccezione perché mentre la contraccezione altera palesemente il significato dell’atto, il ricorso ai ritmi naturali dispone i coniugi ad essere signori dei propri istinti e di non star male qualora per un motivo o per un altro non fosse possibile per determinati giorni l’intimità coniugale.

5. Non alterando il significato dell’atto, implicitamente si rimane uniti al progetto di Dio sulla sessualità e sull’amore umano.
Nella contraccezione invece Dio viene semplicemente escluso e si rimane nella logica di chi dice: il corpo è mio e ne faccio quello che voglio io. Il che evidentemente non è vero perché non siamo sessuati per nostro volere, ma ci troviamo sessuati da Dio.

6. Non va dimenticato poi che la sessualità tocca l’intima nucleo della persona. E quando una persona sa dominare i propri istinti e le proprie pulsioni in questo campo, come per cerchi concentrici impara a dominarsi in tutti gli altri.
Diventa più facile anche scorgere la presenza di Dio in tutto, come quando in un lago pulito e quieto si vede nel fondo. Si comprende che anche la sessualità rientra in quel disegno per cui “tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16).

7. Venendo alla tua questione personale nella quale sei chiamata a soppesare tutte le circostanze della situazione, comprese le verosimili reazioni del marito, mentre da una parte devi tenere lo sguardo fisso sul disegno santificante di Dio sulla sessualità e sull’amore umano, dall’altra tieni come norma quanto ha insegnato il santo Papa Paolo VI: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, (i coniugi) non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (Humanae vitae 25).
Ciò significa che prima di fare la Santa Comunione con umile perseveranza ci si deve purificare attraverso la confessione sacramentale.
Con umile perseveranza! Questa umile la perseveranza ci insegna a chiamare ogni cosa con il proprio nome, a riconoscere la nostra fragilità, a ricorrere all’aiuto e alla misericordia di Dio e ad attendere alla santificazione.
Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo