Quesito
Caro Padre Bellon,
La disturbo di nuovo, sia pure in ritardo, perché non riesco a comprendere questo episodio del Vangelo.
“Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta»” (Lc 10,38-42).
Capisco l’importanza di abbandonare, come ha fatto Maria, tutto per ascoltare Gesù, ma penso che se anche Marta si fosse fermata ad ascoltare attentamente le parole di Gesù, nessuno avrebbe fatto le faccende necessarie per ospitarlo degnamente. Forse il giudizio della Chiesa su Marta è troppo severo. Mi sbaglio?
La ringrazio di cuore per la Sua disponibilità e le invio i miei cordiali saluti.
Maria
Risposta del sacerdote
Cara Maria,
1. nell’episodio evangelico riferito Marta nutriva Gesù, mentre Maria si lasciava nutrire da Gesù.
Marta sosteneva il corpo di Gesù. Gesù invece saziava e santificava l’anima di Maria.
2. Sostenere il corpo è assolutamente necessario, perché tutto parte di qui.
Tuttavia c’è qualcosa di più prezioso ancora del sostentamento corporale: saziare e santificare la propria anima.
3. Non si tratta di tralasciare un ruolo per dedicarsi soltanto all’altro. Sono necessari tutti e due.
Gesù non rimprovera Marta che gli sta preparando il cibo, né le dice di interrompere il suo lavoro.
Ma loda Maria che sta facendo la cosa migliore.
4. Per la vita della Chiesa: è necessario che vengano nutriti i corpi.
Ma la missione della Chiesa consiste soprattutto nel nutrire le anime. Questa è la parte migliore che tiene in piedi la Chiesa.
5. M-J. Lagrange, il grande biblista domenicano fondatore della scuola biblica di Gerusalemme, commenta così quest’episodio: “Il Signore arriva dunque in una casa, dove era ben conosciuto ed amato, chiamata la casa di Marta, certo per essere essa la primogenita, forse anche perché per il suo carattere e le sue qualità si era imposta come padrona di casa.
Essa è tutta assorbita da quelle minute faccenduole che, richieste da una ospitalità squisita e generosa, toglievano alla padrona di casa di starsene presso Gesù, intento ad annunciare la buona novella.
La sorella Maria, invece, seduta ai piedi di lui, l’ascoltava.
Tutta attività, Marta avrebbe potuto bastare da sé, ma perché la sorella non si rendeva conto dell’importanza di un tale ufficio e perché non le veniva in aiuto?
Forse che le faccende di casa potevano andare avanti da sé? Con una familiarità, che indica l’intimità dei suoi rapporti con Gesù, quasi per accertarsi se il Maestro non fosse del suo avviso: “Signore, gli disse, non vi importa che mia sorella mi lasci sola al lavoro? Ditele che mi aiuti”.
La buona Marta in questo momento oltrepassa i limiti e per la sua troppa sollecitudine muoveva una critica e un biasimo.
Il Signore pertanto le rispose amabilmente: “Marta, Marta, ti inquieti e ti dai pena di troppe cose, mentre una sola è necessaria”.
Parla egli del pane che solo basta a lui per un pasto oppure della parola alimento sostanziale dell’anima?
Quanto ad obbligare Maria ad associarsi alle sollecitudini di Marta, per quanto fossero opportune, il Signore si rifiuta, giacché Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta.
Questa buona parte, la migliore, è di starsene vicina Gesù per sentirlo parlare al cuore.
E tale è l’autorità della più piccola parola del Signore che, alla semplice pratica delle buone opere, la Chiesa ha sempre preferito la parola di Dio per mezzo della lettura, della meditazione e della preghiera.
Essa ha soprattutto compreso che la vita attiva doveva avere per principio l’unione con Dio nella preghiera. Solamente così tutto è nel suo ordine.
Parimenti la superiorità di un genere di vita, non implica la maggiore santità di tutti quelli che vi si impegnano: il più amato è colui che ama di più” (L’Evangelo di Gesù Cristo, pp. 314-315).
6. Pertanto non si tratta di scegliere una parte abbandonando l’altra, perché sono ambedue necessarie.
Ma l’una è necessaria nell’ordine dei mezzi, l’altra nell’acquisizione del fine.
Con l’augurio che nella tua vita tu possa armonizzare bene la parte di Marta con quella di Maria, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
Questo articolo è disponibile anche in:
Russo
